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17 RAGAZZE, IL FILM FRANCESE IN PARLAMENTO. SANTOLINI (UDC): "VIETARLO AI MINORI DI 14 ANNI"

19 aprile 2012

(Public Policy) – Roma 19 aprile 2012 - “17 ragazze” in Commissione: non si parla di quote rosa, ma del film francese scritto e diretto dalle sorelle Delphine e Muriel Coulin. Una pellicola che ha spinto l'onorevole Luisa Capitanio Santolini (Udc) a chiedere al ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi di rivedere la normativa in materia di censura. Il film racconta di come 17 ragazze dello stesso liceo, in Bretagna, decidano di rimanere contemporaneamente incinta, come rivolta contro il mondo dei loro genitori e dei loro coetanei maschi.L'obiettivo è quello di educare i figli in maniera “nuova”, in modo diverso da come erano state cresciute loro. La trama prende spunto da un fatto realmente accaduto negli Stati Uniti nel 2008, in Massachusetts.

L'interrogazione dell'on. Capitanio Santolini ricostruisce il percorso del film in Italia (uscito nelle sale il 23 marzo 2012), lodando la scelta della Commissione di primo grado per la revisione dei film e dei lavori teatrali di vietarne la visione ai minori di 14 anni. La motivazione era data dal “clima di forte suggestione, avvalorato da scene che esplicitamente inneggiano al non rispetto delle regole, con comportamenti altamente aggressivi”. Ma poi la casa distributrice, la Teodora Film, è ricorsa in appello difendendo la pellicola e escludendo il rischio di emulazione, “vista la natura soggettiva dell'esperienza” delle 17 ragazze. La commissione di secondo grado ha dunque capovolto le decisioni della prima, accogliendo le argomentazioni dei produttori. Decisione “inconcepibile”, per la deputata dell'Udc, secondo cui la commissione avrebbe “sottovalutato la pericolosità del messaggio dato dal film sul pubblico più giovane”. Un pubblico, a detta dell'on. Capitanio Santolini, “ancora sprovvisto degli strumenti necessari per una riflessione critica e obiettiva”. Per “appare necessario – chiede al ministro la firmataria – intervenire per rivedere la normativa in materia di revisione cinematografica, in particolar modo sulla composizione delle commissioni. affinchè non prevalgano solo gli interessi commerciali”.

COME FUNZIONA LA CENSURA IN ITALIA. Il parere sui film viene dato da un'apposita commissione di primo grado (e da una di secondo grado per i ricorsi), divisa in sezioni, mentre il via libera è rilasciato dal ministero per i Beni e le Attività culturali. In caso di ricorsi, la commissione di secondo grado pronuncia il proprio parere entro 20 giorni dalla loro presentazione. Ogni commissione è composta da un presidente (solitamente un magistrato), due esponenti della categoria, due genitori in rappresentanza delle associazioni per i diritti dei minori, due esperti di cultura cinematografica e uno psicologo.

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