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Dal 41-bis alle carceri, cosa ha detto Gratteri in audizione al Senato

carceri 04 giugno 2014

ROMA (Public Policy) - Aumento delle aree riservate, rotazione del personale e video conferenze. Sono queste le soluzioni per rendere più efficace il regime del 41-bis suggerite da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, nel corso di una audizione davanti la commissione straordinaria per la Tutela e la promozione dei diritti umani.

Gratteri, tra le cause delle criticità del 41-bis, ha citato criticità legate alla "collocazione sul territorio degli istituti", alla "scarsità di risorse che porta alla lunga permanenza nello stesso istituto". Nel complesso una "minore capacità di fare filtro e di impedire la comunicazione con l'esterno", per Gratteri, è legata a criticità "logistiche e alla compiacenza di qualche operatore".

Dunque "occorrerebbe aumentare il numero di aree riservate, ossia di strutture idonee a mantenere una logistica che non consenta la comunicazione tra tutti i detenuti presenti nell'isituto". E poi: "Destinare ad aree insulari i capi delle associazioni, tra Sassari e Cagliari sono stati realizzati 184 posti in aree riservate che dovevano essere consegnate a dicembre nel 2011 ma, a tutt'oggi, non vi è stato trasferito nessun detenuto".

Inoltre per Gratteri è necessario "assicurare una adeguata rotazione del personale Gom (Gruppo operativo mobile; Ndr) e del rimanente personale presente negli istituti". E infine: "Applicare anche ai detenuti ad alta sicurezza le videoconferenze", il che consentirebbe un "risparmio di costi e di impiego del personale che potrebbe essere impiegato per gli istituti penitenziari anziché per le traduzioni".

"Secondo me i 41-bis sono assai in Italia, sono circa 750 e noi non possiamo gestirne più di 500. Io limiterei il numero di 41-bis", dice ancora Gratteri.

SUL PENTIMENTO "Io faccio questo lavoro da 29 anni e vi posso dire che essere mafioso, essere 'ndranghetista, è una cultura. Un capomafia finisce di esserlo solo il giorno in cui muore, possiamo filosofeggiare quanto vogliamo sul ravvedimento ma sono ipotesi di scuola. Non esiste il pentimento, è impossibile il collaboratore di giustizia, allora dobbiamo essere seri anche sull'applicazione del 41-bis, nel rendere asettico il ruolo di detenzione, altrimenti l'ordine di morte esce fuori".

LA POLIZIA PENITENZIARIA "Siccome c'è un sovrannumero di 20mila militari nell'esercito, basterebbe prenderne mille al mese, fargli un corso accelerato di Gom (Gruppo operativo mobile; Ndr) o di polizia penitenziaria e portarli in carcere a lavorare".

PIANOSA E ASINARA "Ricordiamoci di Pianosa e dell'Asinara, sto ancora aspettando di vedere quale partito politico ne proporrà la riapertura. Ancora nessuno ha spiegato perché nel '94 siano state chiuse Pianosa e l'Asinara e perché non si possano riaprire per legge".

LE CARCERI SPECIALI "I detenuti al 41-bis sono distribuiti su dodici carceri e questo già è sbagliato perché avere dodici carceri significa avere dodici direttori che hanno interpretazioni diverse sul 41-bis. Allora dovremmo pensare a costruire quattro carceri in Italia per concentrare tutti i 41-bis e avere quattro direttori specializzati".

IL LAVORO IN CARCERE "È ovvio che io non mi fermerei al 41-bis, io sono per i campi di lavoro, non voglio che il detenuto stia in carcere a vedere la televisione per 10 ore al giorno, sono a che i detenuti lavorino, a che coltivino la terra se vogliono mangiare, a che si lavori come terapia. Però dovremmo cambiare la norma, perché dovremmo dire 'il lavoro del detenuto come strumento rieducativo e come terapia', perché se diciamo che il detenuto deve lavorare in carcere lo dobbiamo pagare e non abbiamo i soldi per pagarli. Se noi abbiamo il coraggio di fare questo tipo di modifica allora la detenzione in carcere e il lavoro avrebbero un senso, perché ci sono capimafia che non hanno mai lavorato in vita loro". (Public Policy)

NAF

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