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Twist d'Aula

pittarello aula twist 12 dicembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Populismo chiama, pop risponde. Ma è un pop sbiadito e nostalgico quello della sesta Leopolda, edizione che ambisce al “ritorno alle origini” come antidoto alle forze antisistema, ma che invece certifica quanto i problemi economici e parlamentari rendano futile al governo inseguire Grillo e Salvini sul loro terreno. Questa edizione della kermesse renziana aspira ad una rottamazione 2.0, diciamo: vietata la pesantezza della “ditta” e al bando la politica classica e suoi simboli, che non c’è più da rottamare la vecchia classe dirigente, ma la struttura stessa del partito.

Ma il passato non ritorna. Jovanotti, Pellegrini, Pennetta, Vinci e Cristoforetti rinunciano, mentre problemi di banca&famiglia costringono Boschi ad una presenza dal tacco privo della consueta ferocia leopardata. Addio pop. Anzi, parlamentari all’inizio esclusi sono riusciti in qualche modo ad imbucarsi e domenica c’è anche la sessione “il governo risponde”, con 4 ministri sul palco. La direzione artistica è affidata all’autrice di “Sfide” (programma di Rai 3), solo che l’unica vera sfida che Renzi deve vincere è quella dell’economia. Il palco vintage, con mappamondo, lavagna e mobili in legno servirebbe a relazionare scenograficamente passato, presente e il futuro.

Ma la rottamazione è ormai ieri, mentre l’oggi è un ostruzionismo parlamentare che non “cambia verso” alla politica e il domani è una ripresa ancora incerta. In Parlamento, more solito, la politica continua a raccogliere discredito e brutte figure. Alla Camera è iniziato giovedì l’esame per ridimensionare i vitalizi e l’associazione ex-parlamentari ha già chiesto un’audizione. “Appena c’è la legge, facciamo ricorso”, sibila uno di loro che, da ex, evidentemente sa come fare. E i piani di Renzi e Richetti rischiano di saltare. Ma non solo. Sulla (mancata) elezione dei giudici costituzionali le Camere hanno fallito per 29 volte e, al danno, si somma la beffa di 11 giorni di “pausa” prima di ricominciare le sessioni ad oltranza.

Insomma, il Parlamento non mostra il migliore profilo di efficienza, se ne esiste uno. E in questa vicenda la responsabilità maggiore è, ovviamente, del partito di maggioranza. Ergo, del Pd di Renzi, che può ostracizzare dalla Leopolda simboli e bandiere quanto vuole, ma è pur sempre il segretario e come tale ne è coinvolto. Ma certo non è facile poter gestire un Parlamento in cui 200 onorevoli appartengono ad almeno uno dei venti partiti(ni) che non si sono presentati alla elezioni. Formazioni piccole e piccolissime che tentano di diventare di “gruppo parlamentare” per incassare il bottino.

Infatti, oltre agli “aboliti” finanziamenti ai partiti (16 milioni sbloccati questa settimana), ci sono anche e soprattutto i finanziamenti ai gruppi: 53,3 milioni all’anno, 50 mila euro a deputato, 67 mila a senatore. E’ ovvio che, sommando la polemica della Casta privilegiata che riceve 160 mila euro al giorno, alla manifesta incapacità a svolgere le proprie funzioni, all’economia esangue, astio e risentimento verso la vecchia politica continueranno a crescere nell’opinione pubblica. Renzi, che deve trovare le contromisure per mantenere il suo consenso nelle tornate elettorali del 2016, è segretario di due soggetti: i 350 mila iscritti classici della “vecchia ditta” e gli oltre 500 mila donatori del 2 per mille stile Leopolda. Nel “suo” evento il premier, allora, bandisce i vessilli di partito e subito, per rispondere, le varie correnti dem organizzano un contro-evento per verificare i rapporti di forza.

Insomma, se non il “teatrino”, una consueta scena da Teatro (il Vittoria, a Roma) che ripropone, con la nascita del “correntone”, fratture interne e minacce di scissione. Sintomo che la politica e la sua proiezione parlamentare, non ha certo “cambiato verso”. Ma, anche a livello economico, la risposta di Renzi è un pop flebile. Si passa dalle mance di 500 euro o di 80 estendibili ai poliziotti, alle emergenze su banche, Ilva, deficit regionali, fino ad una pletora di interventi microsettoriali.

Si agisce sul consenso e sull’emergenza, dice un deputato della minoranza dem: “ogni giorno arrivano dal governo indicazioni diverse e ed è evidente che si sono invertiti i ruoli, con Nannicini che da Palazzo Chigi impartisce le direttive al suo maestro al Mef, Enrico Morando”. Fatto sta che questa Stabilità, ormai provvedimento omnibus, rappresenta plasticamente l’irregolarità della politica economica di Renzi, molto attenta a mediare sui casi particolari, ma priva di ampio respiro.

Cinque anni dopo, oltre rottamazione e governo, la Leopolda può essere un’occasione solo se alimenterà il populismo buono di Renzi con programma di governo e strategie economiche. Non certo se sarà la riedizione sbiadita di un pop già visto, che oramai anche il vintage sta passando di moda. In questa edizione si chiude il “lustro” del giovane sindaco rottamatore. Si può aprire quello del premier di governo.(Public Policy)

@GingerRosh

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