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Accise, Alessiani (Jti): nessuna correlazione tra aumento tasse e stop fumo

accise, alessiani (jti): nessuna correlazione tra aumento tasse e stop fumo 19 novembre 2013

ROMA - (Public Policy) - "Non c'e nessuna correlazione tra l'aumento dell'accisa e una diminuzione del numero dei fumatori, mentre esiste un nesso tra l'aumento dell'accisa e la crescita del contrabbando". Lo dice, durante un'audizione in commissione Finanze alla Camera, Piercarlo Alessiani, presidente e amministratore delegato della Japan Tobacco International Italia.

"L'attuale struttura della tassazione sulle sigarette è quindi quella più adeguata, anche se bisogna trovare una soluzione per garantire il gettito erariale". Una riforma, continua, "è auspicabile in considerazione dell'impatto che può avere sulla totalità della filiera. Una tassazione rivista e corretta non avrà infatti ripercussioni sul sistema".

SULLA TASSAZIONE MINIMA
"La tassazione minima - precisa Alessiani - era già stata inserita nel recente passato, in Italia. Ne avevamo una che per un posizionamento di prezzo inferiore a quello della classe di prezzo più venduta prevedeva una penalizzazione pari al 115% della tassa pagata dalla classe più venduta".

Secondo il presidente di Jti Italia "ciò assicurava comunque un livello di gettito elevato e scongiurava pratiche al ribasso. Alcuni operatori hanno impugnato la normativa al Tar, ottenendone la sospensione, poi confermata. La Corte di giustizia Ue ha quindi aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Tutta una serie di operatori hanno così registrato un prodotto a prezzi sensibilmente più bassi, mentre per altri operatori la normativa è rimasta la stessa".

I NUMERI DELLA JAPAN TOBACCO INTERNATIONAL
"In questi anni, dal 2005 al 2012, Jpi - ricorda Alessiani - ha sostenuto la tabacchicoltura con l'acquisto di 100 milioni di kg di prodotto, secondo acquirente assoluto. In termini di valore economico, il nostro contributo, in quanto a risultato prodotto, è di 2,8 miliardi di euro, sommando Iva e accisa". Il reddito per le famiglie dei tabaccai, aggiunge Alessiani, "è stato pari a 380 milioni di euro".

Si tratta di un mercato che genera "occupazione per 190mila addetti, di cui il 25% nella tabacchicoltura e il 75% nella distribuzione all'ingrosso e al dettaglio". In Italia ci sono "3mila ettari investiti a tabacchi, più di 70mila tonnellate prodotte, consegnate a 20 aziende di trasformazione, per un valore economico pari a 140 milioni di euro: questo obbliga noi tutti, con ruoli e competenze diverse, a mettere in campo forze affinchè questo patrimonio venga preservato nel tempo".

Per il presidente Jti Italia "l'unica logica da seguire dev'essere finalizzata a salvaguardare la dimensione del mercato, che ha perso 12 miliardi di sigarette confezionate negli ultimi 4 anni, e garantire attraverso il gettito una sostenibilità economica".

IL COMMERCIO ILLECITO
Secondo Alessiani "è tornato a rivivere una seconda giovinezza, nel 2012 c'è stato un incremento del 9,8% dei consumi globali, un livello che non si vedeva dal 2002. Se pensiamo che i consumi di sigarette sono scesi dell'8%, oltre un terzo è dunque la quota rappresentata da consumi di prodotti illegali, e questo genera una perdita erariale pari a 900 milioni di euro". (Public Policy)

GAV

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