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AGENDA DIGITALE, FERRI (RIVOLUZIONE CIVILE): "INTERNET DIRITTO FONDAMENTALE"

internet 21 febbraio 2013

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(di Public Policy per Il Fatto Quotidiano)

Internet “va garantito come diritto umano fondamentale”, la banda larga “è indispensabile”, ma è bloccata da interessi politici che hanno portato a stanziare per tutta l’Agenda digitale una cifra “inferiore al valore di villa Certosa”. A parlare è Arcangelo Ferri, caporedattore centrale diRaiNews24 e ora candidato con Rivoluzione Civile alla Camera.

Banda larga, l’Italia è indietro, perché?
“Il problema della banda larga in Italia ha radici antiche. Da una parte il monopolista da sempre si oppone allo scorporo della rete, dall’altra non fa gli investimenti necessari per adeguarla. Il Governo inoltre si è occupato di digitale solo con le chiacchiere. Gli 800 milioni di euro (quelli stanziati anni fa e che derivano addirittura dalle licenze Umts), che dovevano servire per completare la banda larga sono quasi del tutto scomparsi. Inoltre per tutta l’Agenda digitale alla fine di un anno di discussioni inutili è stato stanziato un finanziamento di meno di 600 milioni di euro, più o meno il valore di acquisto di villa Certosa (nel frattempo, dopo l’intervista, il governo ha annunciato che a marzo saranno avviati bandi per 900 milioni di euro contro il digital divide, ndr)”.

Il problema quindi è politico?
“Sicuramente è un problema politico. Anzi, di assenza o connivenza di una certa politica con i poteri forti, che non hanno consentito lo sviluppo delle infrastrutture nel Paese. La banda larga però è indispensabile. Ottenuta tanto con la fibra che con altri sistemi (vedi il wireless a vari livelli)”.

Come risolvere il ritardo?
“La fibra ottica è sicuramente una delle strade da percorrere, ma non è la sola soluzione, né l’unica. La strada è quella di portare senz’altro la fibra nelle cabine (di permutazione, ndr), e poi utilizzare diverse tecnologie per raggiungere l’ultimo miglio. Si tratta – anche e soprattutto – di riorganizzare il sistema delle frequenze radio. Ma il Cavaliere non sarebbe stato troppo d’accordo. Bisogna poi ad esempio finanziare il completamento dell’infrastruttura di rete; riorganizzare il sistema delle frequenze; scorporare la rete da parte dell’operatore dominante”.

(segue sul Fatto Quotidiano)

 

VIC

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