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L'AGGIUSTAMENTO FISCALE IN ITALIA? SOLO CON LA PRESSIONE DEI MERCATI /INTERVISTA

ue 14 giugno 2013

AGGIUSTAMENTO FISCALE IN ITALIA? SOLO CON LA PRESSIONE DEI MERCATI /INTERVISTA
PARLA DANIEL GROS, DIRETTORE DEL CEPS (CENTRE FOR EUROPEAN POLICY STUDIES)

(Public Policy) - Bruxelles, 13 giu - (di Daniela Sala)
"Il dibattito sull'austerità è irrilevante per l'Europa". Si
intitola così un recente articolo di Daniel Gros, direttore
del Ceps, (Centre for european policy studies), think thank
europeo con sede a Bruxelles, e tra gli istituti di
riferimento per gli studi sulle politiche comunitarie.

"Il dibattito sull'austerità e sul costo dell'alto debito
pubblico non tiene conto di un punto fondamentale, ovvero
che il debito pubblico nei confronti degli investitori
stranieri è diverso da quello dovuto ai residenti", scrive
Gros. È diverso, scrive l'analista, perché "gli stranieri
non possono votare per l'aumento delle tasse o per abbassare
le spese pubbliche, misure necessarie a ridurre il debito.

Inoltre - continua - un tasso d'interesse o un premio per
il rischio più alti nel caso di un debito interno portano
semplicemente a una redistribuzione all'interno del paese
(tra contribuenti e possessori di obbligazioni). Mentre nel
caso di un debito nei confronti di stranieri, un tass di
interesse più alto porta a un calo del welfare per il paese
intero, perché il governo deve trasferire risorse
all'estero". Un trasferimento massiccio agli stranieri,
sostiene ancora Gros, "richiede una combinazione di
svalutazione del tasso di cambio e una riduzione della spesa
domestica".

Nel contesto della crisi dell'euro la distinzione tra
debito interno ed estero è, per Gros, particolarmente
importante perché gli Stati membri "non possono svalutare
per aumentare le esportazioni, anche se questo sarebbe
necessario per ridurre il debito estero".

Nello stesso articolo Gros definisce l'esperienza del
governo Monti come istruttiva, nel senso che, spiega,
l'aumento delle tasse ha avuto un effetto più forte del
previsto sulla domanda e il Pil è calato tanto che il
rapporto decifit-Pil è aumentato. Ma un effetto secondario
del calo del Pil è stato un forte calo nelle importazioni e
quindi un "rafforzamento del conto delle partite correnti -
che è il motivo per cui il premio di rischio continua a
scendere nonostante l'incertezza determinata dalle ultime
inconcludenti elezioni politiche". A Public Policy Gros
dichiara le sue previsioni sul futuro del paese, a partire
dal governo Letta.

D. DANIEL GROS, COME VALUTA LA SITUAZIONE CON IL NUOVO
GOVERNO?
R. La situazione italiana è un problema di lungo periodo:
dell'offerta, della struttura dell'economia, della pubblica
amministrazione e della società in genere. Quando il mondo
va bene questi problemi vengono un po' coperti. Quando va
male queste debolezze emergono in modo particolare e quando
sono palesi contribuiscono alla perdita di domanda
interna.

D. QUALI SONO LE MISURE CHE RITIENE PIÙ URGENTI?
R. Quando c'è una crisi finanziaria servono misure
drastiche sulla finanza pubblica. Un governo ha possibilità
di intervenire nel senso che può proporre una legge in
Parlamento, legge che poi può essere più o meno applicata
dall'amministrazione fiscale.

Fare invece una riforma del lavoro è già più difficile. La
legge deve essere applicata dai tribunali e se questi non
funzionano, ad esempio perché i giudici hanno una certa
propensione a difendere sempre e comunque i lavoratori, la
riforma è destinata a naufragare.

Se poi si cerca di contenere la spesa locale, ad esempio
sanitaria, non basta approvare leggi a Roma ma bisogna farle
passare a livello regionale, per cui diventa necessaria la
collaborazione di un apparato amministrativo molto grosso e
se questa collaborazione manca il fallimento è inevitabile.
Per cui in questo senso Monti poteva fare un primo passo, e
l'ha fatto, ma sono i passi successivi ad essere urgenti. E
lo sono da almeno vent'anni.

Comunque ora non è certo una cosa che si possa risolvere in
tre mesi: serve un consenso molto largo perché si tratta di
andare a colpire molti interessi. Infine è un intervento che
richiederebbe un lavoro continuativo di almeno dieci anni.

D. POTREBBE INDICARE L'AMBITO DI INTERVENTO A SUO AVVISO
PIÙ URGENTE?
R. Non è possibile fare un elenco di due o tre cose: in
campo sanitario ci sono le Asl, poi ci sono le Authority, i
rapporti tra le parti sociali, il funzionamento dei
tribunali... Tutte cose che si intrecciano in un groviglio
di problemi piccoli, un po' amministrativi e un po' di
volontà politica.

Non si può parlare di misure da prendere perché con la
situazione attuale sono tutte destinate a cadere nel vuoto:
è come cercare un cammino dentro una giungla. E questo non
lo può fare uno da solo, ma lo devono fare in molti.

D. PER QUANTO RIGUARDA LA CESSIONE DI SOVRANITÀ FISCALE
COME MEZZO PER USCIRE DALLA CRISI QUAL È IL SUO PUNTO DI
VISTA?
R. Se il Parlamento italiano decidesse di non fare
l'aggiustamento fiscale, l'Europa non potrebbe fare niente,
se i mercati non reagiscono. Lo stesso vale a maggior
ragione per le riforme strutturali. L'Ue ha già da tempo
chiesto all'Italia di riformare l'amministrazione pubblica.
L'Italia ha detto che l'avrebbe fatto e poi? Quest'anno
l'Ue ha detto all'Italia di tenersi le tasse sugli immobili,
e l'Italia cosa farà? Il fatto è che il Governo italiano si
esprime sempre in termini generali per una cessione di
sovranità, ma in realtà l'Italia non ha fatto le riforme che
l'Ue richiede e fa l'aggiustamento fiscale soltanto sotto la
pressione dei mercati.

D. RITIENE LA SITUAZIONE DELL'ITALIA PREOCCUPANTE?
R. A lungo termine sì, perché si può continuare a scivolare
su un piano inclinato per molto tempo.

D. QUAL È IL SUO COMMENTO RIGUARDO ALLE AMMISSIONI DEL
FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE DI AVER COMMESSO DEGLI ERRORI
NEL SALVATAGGIO DELLA GRECIA?
R. Secondo me tutta la questione sulla finanza pubblica in
Grecia è sbagliata. Il problema non era la finanza pubblica
ma lo squilibrio dei conti con l'estero ed è questo che ha
portato il paese alla rovina, insieme alla decrescita delle
esportazioni greche. La Grecia infatti è l'unico paese che
negli anni non è riuscito ad aumentare le sue esportazioni e
nessun programma può funzionare se le esportazioni non
funzionano.

D. SI POTEVA AGIRE DIVERSAMENTE?
R. Il decifit fiscale andava corretto, ma la situazione
dipendeva dalle scarse esportazioni e su questo non si può
fare niente. Si poteva tagliare il debito greco prima, ma
anche questo non avrebbe influito molto sulla recessione.

D. E COME COMMENTA IL DISACCORDO DELLA COMMISSIONE EUROPEA
CON L'FMI?
R. Questa 'querelle' per quanto mi riguarda è veramente
inutile. (Public Policy)

DSA

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