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ALCOA, PILI (PDL): ECCO DOVE CI HA PORTATO LA PSEUDO-STRATEGIA DI MONTI /FOCUS

08 maggio 2013

Italy Politics

UN'INTERROGAZIONE FA IL PUNTO SULLA CRISI DELLO STABILIMENTO SARDO

(Public Policy) - Roma, 8 mag - (di Gaetano Veninata)
'Guardi, non c'entrano nulla scelte che non abbiamo potuto o
saputo fare, come il nucleare, o dotazioni naturali o altro:
in Italia abbiamo un problema di efficienza delle reti e
delle infrastrutture energetiche. Che però esistono, in
teoria sarebbero efficienti. Ecco perchè viene da pensare
che ci siano delle rendite dietro chi le gestisce'.

Claudio De Cani è direttore dell'Assomet (Associazione
nazionale industrie metalli non ferrosi, fa parte di
Confindustria) e non ha dubbi su quale debba essere la
soluzione principale per una vicenda che molto presto il neo
ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato (nella foto)
dovrà affrontare: quella dello stabilimento Alcoa di Portovesme
(Sardegna).

Una storia che ultimamente è uscita dalle prime pagine dei
giornali, a causa delle vicende politiche degli ultimi mesi
e che il nuovo Governo dovrà adesso provare a risolvere. A
partire dalla risposta che lo stesso Zanonato dovrà dare
all'interrogazione presentata in commissione alla Camera dal
sardo Mauro Pili del Popolo della libertà. Un'interrogazione
dettagliata, e molto critica.

Anche perchè i numeri non sono rassicuranti: più di 480
giorni dall'inizio della crisi senza soluzioni in vista, 496
lavoratori in ballo, altri 400 che fanno riferimento
all'indotto. Soprattutto ci sono cifre che raccontano quello
che per De Cani è il problema principale: per produrre 1 kg
di alluminio occorrono 15 chilowattora (kWh), pari a quattro
volte l'energia che serve per produrre 1 kg di rame o di
zinco.

Cosa vuol dire? Che con i costi dell'energia in Italia
produrre alluminio in Sardegna non è conveniente, visto che
influiscono per il 35-40% sul costo di produzione. Ed è
questo uno dei motivi per cui la multinazionale statunitense
ha spostato la produzione in Arabia Saudita.

QUANTO PAGAVA ALCOA
L'Alcoa pagava l'energia circa 30 euro al megawattora
(mWh). Il contratto con l'Enel prevedeva un prezzo di 70
euro circa, ma poi c'erano tutta una serie di agevolazioni
('ad personam' per quel sito e giudicate poi dalla
Commissione europea 'aiuti di Stato' illeciti). In più
l'Alcoa godeva della cosiddetta 'superinterrompibilità',
ovvero un bonus a vantaggio dell'azienda che permette di
staccare per brevi periodi e quando richiesto la metà della
potenza impiegata.

In Arabia Saudita l'Alcoa pagherà circa 19 euro al mWh.

DAL 9 GENNAIO 2012 A OGGI
Il 9 gennaio 2012 l'azienda statunitense, come parte di un
piano di ristrutturazione globale, ha dunque annunciato la
chiusura di tre impianti europei di produzione di alluminio
primario, quelli con i costi di produzione più elevati:
Portovesme in Italia, La Coruña e Avilés in Spagna.
Da allora per l'impianto sardo si sono succedute due
trattative poi fallite (con il fondo Aurelius e con la
Glencore) e una ancora aperta con gli svizzeri del gruppo
Klesch. Ed è proprio dalle ultime notizie su questa
trattativa che partono le domande di Pili, che è stato
presidente della Regione Sardegna (2001-2003), al
Governo.

L'INTERROGAZIONE DI PILI
Pili attacca innanzitutto il Governo Monti e la sua
'pseudo-strategia' in merito all'Alcoa, 'un fallimento su
tutta la linea'. Parla di notizie sul gruppo svizzero Klesch
'omesse da tutti' e che 'il ministero dello Sviluppo
economico non ha reso note pur conoscendole'.

Di cosa ha paura Pili? Del fatto che si riproduca anche in
Italia una situazione simile a quella che sta coinvolgendo
il gruppo svizzero in Francia, dopo l'acquisizione della Pvc
Arkema nel luglio 2012. È di marzo la notizia, infatti, che
Klesch ha avanzato ad Arkema la richiesta di un risarcimento
per l'acquisizione delle sue attività. Klesch afferma di
aver riscontrato 'lacune significative ad otto mesi dal
completamento dell'operazione' e chiede ora l'annullamento
della vendita e un risarcimento di 310 milioni di euro.

Accuse alle quali Arkema ha risposto rifiutandole
nettamente e annunciando 'iniziative presso le autorità
competenti'. Una vicenda che preoccupa il deputato sardo (al
pari dei sindacati): 'Quella francese è una situazione
analoga a quella dell'Alcoa - si legge nell'interrogazione -
La situazione attuale, secondo i venditori, è il frutto di
un atto unilaterale del nuovo proprietario (Klesch), che non
ha messo in atto i finanziamenti e le garanzie previste'.

'Arkema (il venditore) ritiene gravi e false le accuse di
Klesch e conferma infatti che l'acquirente, durante i
negoziati, ha avuto accesso in piena trasparenza a tutte le
informazioni necessarie per valutare la situazione
finanziaria e le prospettive delle attività oggetto della
transazione, come avviene di solito in questo tipo di
operazioni, avendo condotto in profondità le analisi di due
diligence. Insomma un caso analogo a quello di Alcoa con le
stesse procedure e gli stessi personaggi'.

La verità, attacca Pili, è che 'nessun operatore serio del
settore potrà mai impegnarsi nella ripresa produttiva se non
ci sarà la soluzione del costo dell'energia'. È
'indispensabile un contratto bilaterale per 15 anni per
fornire energia elettrica alla pari degli analoghi impianti
europei, e che cessino' quelle che al deputato Pdl 'appaiono
le complicità e le coperture verso l'Enel'.

Il Governo Letta deve adesso, per Pili, 'modificare
radicalmente la fallimentare strategia sin qui perseguita
dal precedente Esecutivo, che ha di fatto cercato di
cambiare insegna alla fabbrica senza affrontare e risolvere
radicalmente la questione fondamentale e dirimente
dell'energia e del suo costo'.

Non solo. Poi c'è l'emergenza lavoro, perchè 'si stanno
esaurendo tutti i fondi della cassa integrazione senza che
niente di serio si intraveda all'orizzonte'. E allora che
aspetta il Governo, dice Pili, a riferire alla Camera?
'Restano solo sei mesi di copertura e poi per il Sulcis e i
lavoratori dell'Alcoa sarà il tracollo'.

LA POSIZIONE DEGLI INDUSTRIALI
Quella espressa da Pili sul costo dell'energia è una
preoccupazione - come visto in precedenza - anche
dell'Assomet. Anzi, è 'la' preoccupazione: 'L'industria
italiana per essere competitiva deve avere un prezzo
dell'energia uguale o comparabile a quello degli altri Paesi
con i quali siamo in competizione, principalmente la
Germania', dice il direttore De Cani.

Che non è, come Pili, contento di quello che ha fatto e non
fatto in materia di politiche energetiche il Governo Monti:
'Abbiamo avuto ultimamente un decreto (del 5 aprile 2013:
'Definizione delle imprese a forte consumo di energia'; Ndr)
che classifica le imprese energivore, ai fini dei costi
degli oneri di sistema elettrico, fra costo pagato per
l'energia e fatturato delle aziende'.

'Per le nostre imprese che trattano dei metalli che hanno
un costo di materia prima molto elevato - spiega De Cani -
questo fa sembrare che non consumiamo energia elettrica, non
consumiamo metano etc. etc. cosa che ovviamente non è. E
questo decreto una volta di più ha disatteso le nostre
aspettative, è un'altra occasione perduta per riequilibrare
il gap sul costo dell'energia'.

Per quanto riguarda specificamente la vicenda Alcoa, il
direttore dell'Assomet è chiaro: 'La soluzione è quella di
una ripresa del suo ruolo di produttore di una materia prima
fondamentale per l'industria italiana come l'alluminio e per
fare questo bisogna tornare a parlare di politica
industriale sgombrando il campo da quelle inefficienze che
il nostro sistema ha nei confronti degli altri'.

'Parliamoci francamente - aggiunge De Cani - c'è il problema
del costo del lavoro, sì, è vero, c'è un eccessivo peso degli
oneri fiscali etc. etc. ma non sono specifici dell'Alcoa.
Sono di tutta l'industria.

È ovvio che tutto si tiene: se avessimo un'industria
manifatturiera che produce macchine che vengono esportate
saremmo più competitivi. Ma il problema centrale è che non
c'è un piano né una visione industriale mirata a promuovere
o favorire l'industria manifatturiera e quindi si continua
con la vecchia politica industriale che si è sempre fatta,
con qualche incentivo a pioggia'.

L'Assomet è comunque fiduciosa sul ruolo del nuovo Governo:
'Il presidente Letta ha già mostrato in passato
un'attenzione al problema dell'energia e spero che
trasferisca questa consapevolezza che ha dimostrato di avere
anche in questa nuova veste. Per il resto stiamo a vedere,
sono problemi che richiedono di essere affrontati in modo
complessivo, non possiamo disfare con la destra quello che
si è fatto con la sinistra'.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI
Per Gianni Venturi, coordinatore nazionale siderurgia della
Fiom-Cgil, quello dell'energia è un problema sì, ma
secondario: 'Credo che attualmente su quel versante non si
possa fare di più, tutto quello che si è messo in campo
(Strategia energetica nazionale e vari decreti; Ndr) è il
massimo possibile, al momento non esistono strumenti o
modalità che possono ulteriormente ridurre il costo'.

Certo, sottolinea il sindacalista, tra i problemi legati
allo stabilimento di Portovesme ci sono anche 'le questioni
che fanno riferimento all'approvvigionamento delle materie
prime e in particolare ai costi dell'energia. È chiaro che
si tratta di una delle questioni aperte che ancora non
consentono di chiudere la trattativa con gli svizzeri'.

Resa ancora più complicata dalle notizie che giungono dalla
Francia (sulla vicenda Klesch-Arkema): 'Una storia che ci
preoccupa moltissimo e che potrebbe assumere il profilo di
un elemento di complicazione che potrebbe rovesciarsi sul
tavolo. Al momento non siamo però in grado di valutarla in
questi termini'.

La Fiom, insieme con gli altri sindacati, ha recentemente
chiesto al Governo di fare il punto per capire se
effettivamente le distanze tra Alcoa e Klesh, al di là delle
ultime notizie, possano essere 'colmate oppure no. Si tratta
di nodi - spiega Venturi - che fanno riferimento al costo
complessivo dell'operazione, costi che l'operazione implica
e che sono anche costi indiretti, non solo legati a una
quantificazione finanziaria quanto alla definizione di
responsabilità indirette che possono ricadere nella gestione
successiva all'acquisizione stessa'.

E in testa alle preoccupazioni ci sono ovviamente i
lavoratori: 'All'Alcoa sono 496, senza considerare i circa
400 lavoratori dell'indotto che sono in condizioni anche più
disperate. Dal punto di vista delle risorse disponibili per
gli ammortizzatori sociali - a livello nazionale - abbiamo
elementi di forte preoccupazione, anche in riferimento al
rifinanziamento della Cig in deroga. Pensiamo che ci debba
essere anche un'incentivazione al ricorso ai contratti di
solidarietà. Le risorse le quantifichiamo tra 1,5 e 2
miliardi, ecco quello che è immediatamente necessario
stanziare'.

E il nuovo Governo? 'Diciamo che la nomina dei
sottosegretari - apre Venturi - è un elemento di continuità
sempre utile in queste occasioni, perchè è sempre meglio
avere un riferimento che dia continuità alla vertenza
stessa'. Zanonato sembra essere partito con il piede giusto,
incontrando ieri i sindacati per il caso Piombino: 'È stata
la prima volta che abbiamo incontrato un ministro per una
vertenza di gruppo'. Di buon auspicio anche per l'Alcoa:
'Ieri abbiamo chiesto sulla vicenda una convocazione formale
del Governo, ma ad oggi non c'è nessun incontro
programmato'. (Public Policy)

GAV

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