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AMBIENTE, DDL DEL GOVERNO SUL SUOLO: TETTO AL CONSUMO PER FAVORIRE AGRICOLTURA

desertificazione 13 giugno 2013

ddl consumo del suolo

(Public Policy) - Roma, 13 giu - Valorizzazione del suolo a
scopi agricoli e contenimento del suo consumo attraverso la
rigenerazione dei terreni già edificati. Sono gli obiettivi
del disegno di legge a cui il Governo sta lavorando e che
Public Policy è in grado di anticipare.

"Le finalità del testo normativo sono individuate, in primo
luogo, nel contenimento di consumo di suolo, quale bene
comune e risorsa non rinnovabile, nella sua sottrazione
all'utilizzazione agricola; in secondo luogo, e
conseguentemente, nella protezione degli spazi dedicati
all'attività agricola, degli spazi naturali e del paesaggio"
si legge nella relazione illustrativa del ddl che introduce
il principio della priorità del riuso e della rigenerazione
edilizia del suolo edificato esistente, rispetto
all'ulteriore consumo di suolo.

PROGRAMMAZIONE NAZIONALE
Il ddl introduce un tetto a livello nazionale per la
quantità massima di terreni agricoli "consumabili". È il
ministero delle Politiche agricole insieme ai ministeri
dell'Ambiente, delle Attività culturali e delle
Infrastrutture, che fissa l'estensione massima di superficie
agricola consumabile sulla base delle indicazioni della
Conferenza unificata (che stabilisce i criteri). In caso di
mancata deliberazione il Governo procede comunque. Il
decreto, da emanare entro un anno dall'entrata in vigore del
ddl deve essere aggiornato ogni dieci. È sempre la
Conferenza unificata a decidere del riparto del suolo
"consumabile" fra le Regioni.

Il ddl stabilisce che il "piano paesaggistico", previsto
dal Codice dei beni culturali, prevale sull'assetto del
territorio, perché determina le regole "fondamentali
dell'assetto del territorio regionale".

CENSIMENTO DEI COMUNI
L'articolo 4 del ddl impone ai Comuni il censimento delle
aree "già interessate da processi di edificazione, ma
inutilizzate o suscettibili di rigenerazione, recupero,
riqualificazione". I Comuni predispongono elenchi che
possono poi essere oggetto di "rigenerazione urbana" per
investimenti produttivi e infrastrutturali.

BLOCCO DESTINAZIONE USO TERRENI AGRICOLI
L'articolo 5 introduce il divieto di mutamento di
destinazione d'uso dei terreni agricoli che hanno usufruito
di aiuti di Stato o di aiuti comunitari. L'obbligo è fissato
per un massimo di 5 anni. Sono esclusi "interventi
strumentali alla conduzione dell'impresa agricola, ivi
compreso l'agriturismo". Si fanno salve anche le
disposizioni contenute nell'articolo 10 della legge 21
novembre 2000, n. 353, e "più restrittive disposizioni
esistenti". In caso di violazione c'è una sanzione da un
minimo di 5 mila euro a un massimo di 50 mila e la sanzione
accessoria della demolizione di quanto costruito.

INCENTIVI PER PRIVATO E PUBBLICO
Si prevedono incentivi a Comuni, Province e privati che
recuperano le aree dismesse. A loro è data priorità nella
concessione di finanziamenti pubblici in materia edilizia.

REGISTRO DEI COMUNI VIRTUOSI
Per i Comuni virtuosi che non prevedono nessun ampliamento
delle aree edificate, o un ampliamento sotto il limite
fissato dalle Regioni, ci sarà un registro al ministero
delle Politiche agricole.

I PROVENTI ALLA RIQUALIFICAZIONE
I proventi dei "titoli abilitativi edilizi" e delle
sanzioni imposte grazie al ddl dovranno essere destinati
alla realizzazione di opere urbanistiche "primarie e
secondarie", alla ristrutturazione dei centri storici e agli
interventi contro il rischio idrogeologico. La finalità è
"evitare che gli enti locali stessi siano indotti ad
aumentare la capacità edificatoria dando luogo a
un'eccessiva urbanizzazione al fine di lucrare l'importo dei
contributi di costruzione".

BLOCCO PER TRE ANNI DELLE EDIFICAZIONI
L'articolo 9 stabilisce che "dalla data di entrata in
vigore della legge e fino alla adozione del decreto e
comunque non oltre il termine di tre anni, non è consentito
il consumo di superficie agricola tranne che per la
realizzazione di interventi già autorizzati e previsti dagli
strumenti urbanistici vigenti e di lavori già inseriti negli
strumenti di programmazione delle stazioni appaltanti e nel
programma di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre
2001, n.443".

CONTROLLO E MONITORAGGIO
Per il controllo che la legislazione sia applicata viene
istituito un comitato composto da ministeri (Politiche
agricole, Ambiente, Beni e attività culturali,
Infrastrutture), Conferenza unificata e Istat che deve
preparare entro il 31 dicembre di ogni anno un rapporto da
presentare al ministero delle Politiche agricole che poi
riferirà in Parlamento entro il 31 marzo dell'anno
successivo. (Public Policy)

LAP

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