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AMBIENTE, M5S PREPARA LEGGE SPECIALE SU PETROLIO E STOP TRIVELLAZIONI

trivelle 26 giugno 2013

AMBIENTE, M5S PREPARA LEGGE SPECIALE SU PETROLIO E STOP TRIVELLAZIONI

CONVEGNO ALLA CAMERA: "DIAMOLA A BERE AI PETROLIERI"

(Public Policy) - Roma, 26 giu - Il Movimento 5 stelle è al
lavoro su una legge speciale contro le trivellazioni per la
tutela di acqua, aria e terra e "per fermare le lobby
petrolifere".

L'iniziativa è stata presentata oggi alla Camera, nella
Sala Tatarella dal senatore e dalla deputata M5s Vito
Petrocelli
e Mirella Liuzzi, durante il convegno "Diamola a
bere ai petrolieri".

Il Movimento 5 Stelle ha iniziato un percorso di
approfondimento sul tema con esperti internazionali come la
professoressa Maria Rita D'Orsogna (docente di fisica
California State University Northridge), Massimo Civita
(Professor of Applied Hydrogeology Politecnico di Torino),
professor Franco Ortolani (Professore ordinario di geologia,
Università di Napoli) che porterà a formulare una proposta
di legge ad hoc.

"È tempo di una legge speciale sul petrolio - dice
Petrocelli - I petrolieri e i loro amici politici perforano
in ogni direzione nel nostro sottosuolo, anche fino a 7 km
di profondità. Usano molte sostanze chimiche, spappolano la
roccia di scisto e con essa la serenità di intere comunità
che dal suolo e dal sottosuolo ricavano la loro sussistenza
quotidiana".

Durante il convegno odierno è stato messo in luce come
l'acqua inquinata abbia tempi lunghissimi per ricostituirsi
e "depurarsi" nuovamente.

D'ORSOGNA: ITALIA ELDORADO PER PETROLIERI. FERMIAMOLI
La professoressa Maria Rita D'Orsogna, in particolare, ha
sottolineato come studi internazionali abbiamo "accertato
che le estrazioni di idrocarburi creano inquinamento e sono
causa di tumori, problemi alla fertilità, danni al Dna".

"Negli Usa - ha sottolineato - c'è una legge da anni che obbliga
chiunque inquina, come le compagnie petrolifere, a darne pubblica
informazione. Sarebbe il caso di fare una legge simile anche
qui in Italia".

Dopo aver mostrato le conseguenze di vari incidenti a
impianti di trivellazione, dall'Italia al Golfo del Messico,
D'Orsogna ha sottolineato come "ci vogliono anni perché
l'ecosistema si ricostituisca". E ha portato in particolare
l'esempio di Ravenna dove, "a causa delle estrazioni di
metano si è abbassato il livello del terreno e c'è stato una
moria di peschi".

"Se non facciamo niente - ha incalzato la professoressa -
andranno avanti con le trivellazioni. Ci sono ad esempio
progetti di shale gas in Puglia, Toscana, Sardegna e non c'è
mai scritto nulla in italiano. Da noi ci sono inoltre i
limiti di legge da rivedere, ben inferiori a quelli degli
altri Paesi. A tal punto che i petrolieri dicono di noi che
in Italia c'è grande possibilità di investimenti, bassi
costi, basso contrasto politico e pochi limiti legislativi".

"Per questo - ha insistito D'Orsogna - noi abbiamo il
doppio della mortalità dei bambini per tumori rispetto al
resto d'Europa e non solo per il petrolio ma anche per la
scarsa tutela dell'ambiente".

CIVITA: PETROLIERI CI DICANO DATI PERFORAZIONE
Alle parole di D'Orsogna hanno fatto eco quelle di Massimo
Civita, professore del Politecnico di Torino, che ha
illustrato i danni già esistenti e quelli possibili sulle
risorse idriche italiane.

"In futuro - ha detto - avremo sicuramente dei problemi con
le risorse idriche. Si stima che ci sarà una crisi idrica
mondiale tra il 2015 e il 2050. Significa che le nostre
acque sotterranee sono un bene prezioso
il cui valore
aumenterà se ci sarà una crisi. E potremmo utilizzarle anche
a fini commerciali".

"Solo la Turchia - ha aggiunto - ha più risorse idriche di
noi, risorse inoltre che sopportano cambiamenti climatici
anche potenti". Ma "le società petrolifere in Italia non
rendono pubblici i dati di sottosuolo o di perforazione e se
questa storia continuerà noi tecnici non possiamo fare delle
previsioni" su eventuali danni.

Ad esempio, ha sottolineato il professore, a "Vallo di
diano e Val d'Agri
se ci fossero perdite dai pozzi di
petrolio, e sappiamo che ce ne sono state da altre parti, si
andrebbe a inquinare tutta la risorsa idrica della zona".
Per questo, ha incalzato, "dobbiamo sapere cosa mettono nei
pozzi per vedere cosa mettono nelle risorse idriche: ci sono
dei fanghi che non inquinano ma se ci mettono la barite
sappiamo che per recuperare l'acquitrino ci vogliono 20 anni
e la spesa come per 20 campi di calcio". (Public Policy)

VIC

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