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Amministrative, in aula Senato un ddl per la parità di genere alle regionali

PARI OPPORTUNITÀ, CENTEMERO (PDL) AL GOVERNO: PARTITI RISPETTANO LA PARITÀ? 21 agosto 2015

ROMA (Public Policy) - Sarà il ddl del Pd (sottoscritto anche da alcuni esponenti di Ncd, FI e Lega) per l'equilibrio di genere nei consigli regionali a riaprire i lavori dell'aula del Senato alla ripresa nel pomeriggio (alle 17) dell'8 settembre.

Il 14 luglio scorso la commissione Affari costituzionali di palazzo Madama ha concluso l'esame sul ddl, che porta la prima firma di Giuseppina Maturani (Pd), approvando due emendamenti della relatrice Anna Maria Bernini (FI), tra cui uno che rinomina il ddl inserendo il riferimento all'"equilibrio nella rappresentanza tra donne e uomini". Lo scorso 4 agosto, dunque, la capigruppo del Senato ha deciso di calendarizzare il ddl in aula che verrà discusso, appunto, alla ripresa dei lavori.

Il disegno di legge è composto di due articoli e propone una modifica della legge n. 165 del 2004, che - in attuazione dell'articolo 122, primo comma, della Costituzione - si occupa dei principi fondamentali concernenti il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del presidente e degli altri componenti della giunta regionale, nonché dei consiglieri regionali.

In particolare, l'articolo 1 del ddl introduce tra i principi fondamentali in base ai quali le Regioni devono disciplinare le elezioni di presidente e consiglieri, la garanzia della parità di genere nell'accesso alle cariche elettive.

Ci sono tre opzioni: se la legge elettorale regionale prevede l'espressione di preferenze, in ciascuna lista i candidati dovranno essere presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60% del totale e sia consentita l'espressione di almeno due preferenze, con una riservata a un candidato di genere diverso, pena l'annullamento delle preferenze successive alla prima; se invece non sono previste preferenze, deve essere disposta l'alternanza tra candidati di genere diverso, sempre così che nessun genere ecceda il 60%.

Se, infine, le legge elettorale regionale prevede collegi uninominali, deve essere disposto l'equilibrio tra candidature presentate con lo stesso simbolo in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60% del totale.(Public Policy) VIC

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