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Via libera al ddl Antimafia che 'corregge' il governo

mafia 27 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - La commissione Affari costituzionali alla Camera ha dato parere favorevole - senza condizioni - al ddl che modifica il codice delle leggi Antimafia, presentato al Senato dal 5 stelle, Vito Crimi. Il ddl è stato già approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia dopo che il presidente Pietro Grasso ha dato il via libera all'esame in sede deliberativa e quindi la relativa urgenza.

Il disegno di legge è stato presentato dal M5s a seguito dell'approvazione da parte del governo del dlgs Antimafia, a novembre 2014, che a sua volta ha modificato il Codice. Il ddl 'correttivo' chiede di cancellare dal dlgs uno dei criteri per la richiesta della documentazione antimafia: abrogare il riferimento della residenza in Italia per i familiari maggiorenni dei titolari di aziende a cui può essere richiesta la documentazione. Secondo i 5 stelle, il dlgs - pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 13 novembre - è un "regalo alle mafie" e per questo hanno chiesto una rapida modifica del provvedimento.

Il codice antimafia prevede che le aziende che hanno rapporti contrattuali con la Pubblica amministrazione debbano produrre la documentazione antimafia come definita dall'articolo 84 del "codice antimafia" (dlgs 159 del 2011). Non soltanto il titolare e altri soggetti aventi ruoli di responsabilità, ma anche tutti i loro familiari conviventi. Tuttavia, il legislatore non aveva distinto tra maggiorenni e minorenni. Per questo si è reso necessario modificare il codice e limitare il controllo ai soli familiari maggiorenni. "Ma, come sempre - ha scritto Crimi sulla sua pagina Facebook - nottetempo arriva qualcuno che inserisce la fregatura.

E così spuntano sei parole chiave: "Che risiedono nel territorio dello Stato". Secondo i 5 stelle, la modifica "è un invito alle mafie a intestare le loro aziende al famigliare pulito che risiede all'estero". Sulla 'clasola' si erano espresse anche le commissioni Affari costituzionali e Giustizia al Senato che - riferisce Crimi in aula - "al termine dell'esame hanno votato all'unanimità per cancellare la norma". Richiesta però "che non è stata recepita dal governo durante l'ultimo esame del dlgs". (Public Policy) SOR

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