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APPALTI PUBBLICI, LA COMMISSIONE AMBIENTE SI ESPRIME SULLE DIRETTIVE EUROPEE

lavori-pubblici 29 novembre 2012

(Public Policy) - Roma, 29 nov - Parere favorevole ma con
condizioni è quello espresso dalla commissione Ambiente,
territorio e lavori pubblici della Camera sulle due proposte
di direttive della Commissione europea sul tema degli
appalti pubblici.

Il parere è sulla proposta 895 del 2011 sul settore degli
appalti speciali e la 896 sugli appalti ordinari. Nel primo
gruppo rientrano i settori dell'acqua, energia, trasporti e
servizi speciali. L'obiettivo delle direttive è di creare un
vero mercato europeo nel settore degli appalti e delle
concessioni.

DIFENDERE LE SPECIFICITÀ ITALIANA
Il parere approvato è quello proposto dal relatore,
Salvatore Margiotta, Pd, e vicepresidente della Commissione,
dove si sottolineano le specificità della condizione
italiana: "Riteniamo che si stia facendo un buon lavoro a
livello comunitario, abbiamo cercato di cogliere questa
occasione per chiedere di sistemare alcune cose tipicamente
italiane in materia e abbiamo cercato di affrontare tutti i
punti di maggior rilievo".

Alcune questioni le aveva già sollevate la commissione
Politiche europee della Camera nella sua relazione, come il
punto sulla procedura negoziata (ovvero non aperta a tutti),
l'attenzione particolare per le Pmi e la deroga sulle gare
elettroniche.

SERVIZI LEGALI DEVONO ESSERE ESCLUSI
Margiotta ripercorre i punti più importanti della
relazione, a partire dai servizi legali che non devono
essere messi a gara: "L'osservazione sui servizi legali era
una delle cose che ci era stata sollecitata da alcuni enti e
che ho ritenuto congruente. Non è che un ente per scegliere
l'avvocato deve fare una gara al ribasso, il rapporto che
c'è è di tipo fiduciario".

Poi ci sono le "cause di esclusione": "Abbiamo affermato
che deve essere facoltativo e non vincolante la norma sulle
cause di esclusione. Per esempio, l'Unione europea dice di
escludere coloro che non riescono a dimostrare di essere in
regola con il pagamento delle tasse. È una cosa giusta ma
noi diciamo di valutare l'entità, la gravità e reiterazione
della violazione".

L'OFFERTA DEVE ESSERE REALMENTE LA PIÙ VANTAGGIOSA
Un'osservazione della commissione è sull'offerta
economicamente più vantaggiosa. Si chiede che "non finisca
per concentrarsi su ribassi eccessivi ed oggettivamente
insostenibili". Continua il relatore: "Sulla procedura
negoziata va bene lavorare con l'offerta economicamente più
vantaggiosa, una delle cose più importanti per evitare
ribassi troppo elevati, ma deve essere realmente tale. Le
spiego: l'offerta più vantaggiosa si fa dando ad un progetto
presentato da un'impresa, un punteggio 'x' alla qualità, 'y'
al tempo, e 'z' al prezzo. Se i primi due parametri sono
bassi e l'ultimo è molto elevato, per esempio 50 su 100
punti, solo apparentemente si tratta di un'offerta più
vantaggiosa, di fatto è un massimo ribasso un po'
attenuato".

Sempre sulla procedura negoziata, la commissione chiede che
sia ristretta: "Chiediamo di circoscriverla, se ci fosse
un'applicazione troppo frequente si rischierebbero
situazioni di monopolio. Lo si deve fare solo in alcuni
enti, come quelli locali o le regioni".

Altro punto criticato dalla commissione Ambiente è il
prezzo dei lavori. L'Ue dice che se supera il 5% durante i
lavori, tutto si deve bloccare e si deve fare un'altra gara.
La commissione alza l'asticella al 15%.

BENE I LOTTI SEPARATI PER FAVORIRE LE PMI
Sempre sulle Pmi, questa volta c'è accordo tra Ue e Camera:
"un altro punto di cui abbiamo discusso molto è la
suddivisione degli appalti in lotti separati per favorire la
Pmi, una scelta presa dalla Commissione europea e su cui noi
siamo d'accordo".

OK A GARE ELETTRONICHE MA CON GRADUALITÀ
Il parere chiede anche deroghe al ricorso obbligatorio a
strumenti elettronici nelle procedure di aggiudicazione
degli appalti, quelle che prevedono una gara non con buste
ma per via telematica: "Riteniamo che in questo momento il
complesso sistema delle stazioni appaltanti richieda una
gradualità - commenta Margiotta -. Sono troppo numerose,
arriviamo a un numero tra le 10 mila e 12 mila stazioni
appaltanti, neanche l'autorità di vigilanza sa bene quante e
quali siano e riteniamo che non tutte potrebbero essere in
grado di attivare questo tipo di procedure".

Una soluzione a cui bisogna comunque tendere e che non
garantisce a priori maggiore trasparenza, secondo il
relatore: "La trasparenza è relativa, è più importante avere
tutti i dati. Nella fase di gara se uno pensa di applicare
una discrezionalità la applica, indipendentemente che
l'offerta sia presentata in formato elettronico o cartaceo,
però certamente è una delle cose verso cui bisogna andare".

DIMINUIRE IL TETTO DEL FATTURATO
Un altro passaggio previsto dalle direttive e caro alle
imprese è quello delle condizioni per l'accesso alle gare:
"Un altro punto centrale che ci è stato sollecitato dai
costruttori e che io ho condiviso, è che l'impresa debba
avere almeno un fatturato triplo rispetto al servizio messo
in gara. Per esempio, se c'è una gara da 5 milioni di euro,
l'impresa deve avere fatturato l'anno prima almeno 15
milioni. Su questo abbiamo chiesto di valutare un fatturato
minore del triplo considerando il momento di forte crisi per
le imprese italiane del settore. Molte hanno diminuito di
parecchio il loro giro d'affari e una condizione così rigida
ne escluderebbe tantissime dalla possibilità di
partecipare".

L'ITER DELLA PROPOSTA
Ora il parere verrà trasmesso al Parlamento europeo e
indirettamente al Governo. Per l'altro parere che manca,
quello sulla direttiva sui contratti di concessione, la 897
del 2011 l'Ambiente aspetta il parere della commissione
Politiche europee per esprimersi. Il parere è atteso per
prossima settimana.(Public Policy)

LAP

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