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Aspettando il Def, ecco cosa c'è nella bozza

CONTI PUBBLICI, FRANCESCHINI: OGGI IN CDM NESSUN AUMENTO TASSE E ACCISE 03 aprile 2014

(Public Policy) Roma - Piani di privatizzazioni annuali per tutti gli anni dal 2014 al 2017 con "dismissioni di partecipazioni in società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato" e "un efficace processo di dismissione a livello locale" tale da realizzare privatizzazioni delle società pubbliche che porteranno nelle casse dello Stato 12 miliardi nel 2014 e circa 10-12 miliardi per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017. È quanto viene previsto in una bozza del Piano nazionale di riforme, una delle tre parti del Def, di cui Public Policy è in possesso. "I proventi derivanti dalle privatizzazioni - si legge nella bozza - ammonteranno a circa 12 miliardi per il 2014. Gli introiti, a norma di legge, saranno utilizzati per ridurre il debito pubblico. Questo processo è destinato a continuare anche nel 2015, 2016 e 2017, con ricavi di circa 10-12 miliardi annui, pari a circa 0,7 del Pil". "Un primo passo nella vendita delle partecipazioni statali - si legge ancora - è stato fatto già a gennaio 2014, attraverso l'approvazione di due decreti del Ministero dell'Economia e delle Finanze che regolamentano l'alienazione del 40% delle quote del capitale di Poste italiane e il 49% delle quote di capitale di Enav. L'attivazione di processi di privatizzazione di società partecipate e controllate sarà perseguito con i mezzi normativi necessari ad assicurarne la piena efficacia, non solo per dare un ulteriore contributo alla riduzione del debito pubblico, ma anche per portare maggiore efficienza in interi settori dell'economia locale".

"Ulteriori 20 miliardi per accelerare il pagamento dei debiti arretrati" della Pubblica amministrazione, "già avviato nel 2013-2014 con il pagamento di più di 47 miliardi ai creditori". È quanto viene previsto ancora dalla bozza. Per le coperture finanziarie, una parte del Pnr, che insieme al Def è allo studio di palazzo Chigi, prevede "di favorire il pagamento dello stock di debiti concedendo ulteriori anticipazioni di liquidità agli enti territoriali mediante un incremento del Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili consentendo il pagamento dei debiti maturati alla data del 31 dicembre 2013, sia di parte corrente che di parte capitale".

E ancora: "La Cassa depositi e prestiti - si legge - nonché istituzioni finanziarie dell'Unione Europea e internazionali, possono acquisire, dalle banche e dagli intermediari finanziari, sulla base di una convenzione quadro con l'Abi, i crediti assistiti dalla garanzia dello Stato, anche al fine di effettuare operazioni di ridefinizione dei termini e delle condizioni di pagamento dei relativi debiti, per una durata massima di 15 anni". "Destinare un fondo specifico per il finanziamento dei debiti degli enti locali - si legge ancora - nei confronti delle proprie società partecipate, con lo scopo di ridurre i debiti commerciali delle società partecipate stesse. Rifinanziare il fondo per il ripiano dei debiti dei ministeri". Inoltre, una parte del Pnr prevede (al momento) che i creditori e le amministrazioni "comunicheranno i dati relativi alle fatture tramite la piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, consentendo allo Stato il monitoraggio del ciclo passivo delle Pa". Viene prevista inoltre "una sanzione (divieto di assunzione) per chi non rispetta i tempi di pagamento. Certificazione del credito con risposta (pagare, certificare o rigettare) entro 30 giorni". La bozza prevede anche una "garanzia dello Stato sui debiti di parte corrente delle Pa al momento della cessione agli intermediari finanziarie (pro-soluto)". La Pubblica amministrazione "debitrice diversa dallo Stato può chiedere, in caso di temporanee carenze di liquidità, una ridefinizione dei termini e delle condizioni di pagamento dei debiti, per una durata massima di 5 anni".

Eni, STMicroelectonics, Enav, nonché società in cui lo Stato detiene partecipazioni indirettamente tramite Cassa Depositi e Prestiti, quali Sace, Fincantieri, Cdp Reti, Tag (Trans Austria Gastleitung GmbH) e, tramite Ferrovie dello Stato, in Grandi Stazioni - Cento Stazioni. Queste le società pubbliche per cui il governo starebbe pianificando la cessione di quote, così come si legge in una bozza del Piano nazionale di riforme (una delle tre parti del Def) allo studio di palazzo Chigi e che Public Policy è in grado di anticipare.

Un risparmio nel 2014 di 3-5 miliardi e nel biennio 2015-2016 di 17 e 32 miliardi di euro. Questi i proventi attesi dalla Spending review secondo il testo in lavorazione dal Governo.

Trasferimenti alle imprese; le retribuzioni della dirigenza pubblica, "che appaiono elevate nel confronto con la media europea"; la sanità, "con una particolare attenzione agli elementi di spreco, nell'ambito del cosiddetto 'patto per la salute' con gli enti territoriali, e tramite l'assunzione di misure contro le spese che eccedono significativamente i costi standard"; i cosiddetti "costi della politica" oggetto di ulteriori interventi. Questi alcuni degli ambiti che, ancora secondo la bozza, saranno interessate da interventi di Spending review. Tra gli altri ambiti su cui, sempre secondo la bozza, il governo è intenzionato a intervenire sono: "Le auto di servizio ed i costi dei Gabinetti dei ministri e degli altri uffici di diretta collaborazione; gli stanziamenti per beni e servizi, attualmente molto consistenti, sui quali si rendono necessari rilevanti interventi di controllo (la presenza nel nostro Paese di circa 30 mila stazioni appaltanti può dar luogo ad evidenti inefficienze. A fronte di ciò concentrare gli appalti pubblici in capo alla Consip e ad alcune altre centrali di acquisto presso le Regioni e le città metropolitane consentirebbe di ottenere dei risparmi già nel medio periodo); la gestione degli immobili pubblici; la riduzione delle commissioni bancarie pagate dallo Stato per la riscossione dei tributi; il migliore coordinamento delle forze di polizia; la razionalizzazione degli enti pubblici, e procedure di fatturazione e pagamento telematici e la concentrazione dei centri di elaborazione dati delle pubbliche amministrazioni".

E ancora, nella bozza si programmano anche sforbiciate alle "numerose partecipate degli enti locali (ad esclusione di quelle che erogano servizi fondamentali per la collettività, le cui tariffe debbono essere congrue)" che "andranno attentamente esaminate nelle loro funzioni con la prospettiva di una sostanziale riduzione o eliminazione; alle spese per la difesa, riviste tenendo conto che l'ampio debito pubblico consente all'Italia investimenti più limitati anche in questo settore; una mirata revisione dei costi di Autorità indipendenti e Camere di Commercio". "Infine - si legge - si potranno anche valutare i risparmi dal trasporto ferroviario, attualmente sussidiato dallo Stato in misura molto superiore rispetto agli altri paesi europei, eventualmente anche tramite una revisione delle tariffe".

Un taglio dell'Irpef per 3,6 miliardi nel 2014 e 10 miliardi "a regime" dal 2015 per i lavoratori dipendenti sotto i 25 mila euro di reddito lordi (circa 10 milioni di persone), coperti "con la revisione della spesa" e un "taglio Irap per le aziende di almeno il 10% attraverso il contemporaneo aumento della tassazione sulle attività finanziarie" ma nel secondo semestre del 2014. È quanto previsto nel documento per quanto riguarda la parte fiscale. Nella bozza si legge, come obiettivo del governo per maggio 2014 di mettere in campo azioni volte ad "aumentare il reddito disponibile delle fasce reddituali più basse riducendo il cuneo fiscale e incentivando i consumi" e "favorire la competitività delle imprese".

"Completare i programmi di spesa cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013, se necessario con ulteriori interventi di riprogrammazione". "Adottare l'Accordo di Partenariato 2014-2020 per garantire un rapido avvio dei nuovi programmi operativi nazionali e regionali, concentrando i fondi su pochi obiettivi prioritari", si legge ancora nella bozza. Tra gli obiettivi anche quello di "rendere operativa l'Agenzia Nazionale per la Coesione Territoriale per migliorare il monitoraggio in tempo reale dell'uso fondi e accompagnare le autorità di gestione nell'attuazione dei programmi, intervenendo in caso di ritardi o di blocchi". Altri obiettivi sono aumentare le risorse per le infrastrutture, rilanciare gli investimenti nel settore idrico, completare le opere connesse ad Expo 2015, migliorare la capacità di progettazione e investire sulle piccole opere "più facilmente realizzabili, ad esempio quelle per il Programma 6000 campanili, rivolto a piccoli Comuni per la realizzazione di interventi infrastrutturali con il coinvolgimento di piccole e medie imprese locali", investire sulle grandi opere per i trasporti, rilanciare gli investimenti, sperimentando soluzioni innovative di supporto al finanziamento privato, nel rispetto della normativa relativa ai servizi pubblici essenziali.

"Sarà mantenuto il disavanzo sotto il 3%. Si valuterà con la Ce la migliore strategia compatibile con le riforme per garantire la regola del debito e del pareggio strutturale di bilancio". È quanto si legge in una bozza del Programma nazionale di riforma 2014 (una delle tre parti del Def) di cui Public Policy è in possesso. "Le regole europee previste nel Semestre Europeo - si legge - saranno rispettate, ma è necessario uno spazio per permettere alle riforme di dispiegare i loro effetti di medio-lungo periodo, attenuando eventuali impatti negativi di breve, e per permettere il pieno utilizzo dei fondi strutturali per gli investimenti e la Garanzia Giovani. Sarà perseguita la strategia di smaltimento totale dei debiti commerciali della Pa secondo gli accordi di contabilizzazione già stabiliti con la Ce".

La 'voluntary disclosure', ovvero la collaborazione volontaria dei capitali indebitamente detenuti all'estero entra nel Def: in una bozza del Programma nazionale di riforma 2014, le misure per il rientro dei capitali vengono elencate come uno degli obiettivi da mettere appunto entro settembre 2014. "I vantaggi della collaborazione volontaria - si legge nella bozza - non sono legati alla riduzione o a sconti delle imposte, come nei precedenti 'scudi fiscali', ma a meccanismi diversificati di riduzione/limitazione delle relative sanzioni amministrative relative alla violazione di obblighi dichiarativi e alla non punibilità per alcuni reati fiscali relativi ai medesimi obblighi. La regolarizzazione riguarda violazioni commesse sino al 31 dicembre 2013 e può essere effettuata entro il 30 settembre 2015; ciò in coerenza con le linee tracciate dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha indicato tra i criteri guida di detti programmi l'adozione di misure finalizzate alla futura ottemperanza da parte di coloro ai quali sono destinati e l'inserimento dei programmi stessi nel quadro di una più vasta e incisiva lotta ai fenomeni di illecito fiscale internazionale".

"Il quadro che emerge suggerisce come l'effetto espansivo delle riforme si manifesti debolmente nel corso del 2014 per poi risultare via via più pronunciato nel corso degli anni successivi. In particolare, a seguito del piano di riforme, il Pil risulterebbe maggiore di 0,3 punti percentuali nel 2014 rispetto allo scenario di base, per raggiungere gradualmente nel 2018 un livello di 2,1 punti percentuali più elevato rispetto allo scenario di base".  "Riguardo all'evoluzione degli aggregati di finanza pubblica - si legge nella bozza - l'ambizioso piano di riforme per il rilancio dell'economia è disegnato in modo da prevedere interventi che garantiscano la piena copertura finanziaria delle misure espansive. A partire dal 2015 il rapporto indebitamento-Pil mostra invece un progressivo miglioramento rispetto allo scenario di base via via crescente nel corso degli anni successivi fino a risultare pari a 0,4 punti percentuali nel 2018".

"Riguardo al rapporto debito-Pil - si legge ancora nella bozza - nel 2014 e 2015 si registra un deterioramento rispetto allo scenario di base ascrivibile alle riforme e un suo progressivo miglioramento negli anni successivi che raggiunge, nel 2018, 1,9 punti percentuali rispetto allo scenario in assenza delle riforme. Ove si considerasse il debito pubblico (in rapporto al Pil) al netto dei debiti commerciali della Pa, vi sarebbe un miglioramento rispetto allo scenario di base già dal 2014 e risulterebbe negli anni successivi di entità più pronunciata, pari a 3 punti percentuali nel 2018 (si veda la tabella e il grafico)". (Public Policy) VIC-FRA

 

 

 

 

 

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