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ASTENSIONE PDL, CAZZOLA: I NON ALLINEATI POTREBBERO SEGUIRE MONTI /INTERVISTA

Camera, fiducia al Governo Monti 07 dicembre 2012

E SU ALFANO: TOLSTOJ DICE "CHI PIÙ AMA È IL SOTTOMESSO E DEVE SOFFRIRE"



(Public Policy) - Roma, 7 dic - (di Leopoldo Papi) Giuliano
Cazzola, deputato Pdl, ieri ha votato a favore della fiducia
al decreto sugli enti locali alla Camera, nonostante la
linea, dettata da Berlusconi, di astenersi. Cazzola spiega
le ragioni del suo gesto e gli scenari possibili nel Pdl.

D. IL NUMERO DEI NON ALLINEATI É AUMENTATO, COSA SIGNIFICA?
R. È un segnale importante perché viene da una componente
organizzata del Pdl, e loro sicuramente, diversamente da me,
che sono un "battitore libero", hanno voluto mandare un
segnale politico a Berlusconi. Alemanno ha una sua corrente
nel Pdl, e alcuni dei deputati che hanno votato a favore del
provvedimento sono a lui vicini.
Si dice che il sindaco di Roma prepari un'uscita dal
partito, io poi non lo frequento e non sono in grado di
confermarlo.

D. IL GRUPPO SI ALLARGHERÀ ANCORA?
R. Tenga conto che ci sono anche molti assenti, che stanno fra
noi e quelli che si astengono. Mostrano cioè una sofferenza
rispetto a questa linea del partito. La situazione quindi
potrebbe ancora evolversi.

D. SI FORMERÀ UNA NUOVA FORZA DI SOSTEGNO A MONTI?
R. Se ci dovesse essere un impegno più marcato di Monti,
allora si può vedere. Però a quel punto Monti dovrebbe
scendere in campo contro Bersani, cosa che adesso mi pare
molto difficile. Lo spazio per Monti è molto ristretto, ma
la situazione è ancora fluida. Mi pare che il Pdl non abbia
comunque nessuna intenzione di fare degli strappi laceranti.
Ci si muove in una prospettiva da cui si può ancora tornare
indietro.

D. QUAL È IL MOTIVO DELLA SUA SCELTA DI VOTARE A FAVORE?
R. Semplice: non capisco perché si sia dovuta togliere la
fiducia a Monti, e rischiare peraltro di caricarci addosso
quelle critiche che potevamo avere un anno fa. Credo che il
Governo abbia operato abbastanza bene e soprattutto temo la
linea politica con cui il mio partito vuol fare campagna
elettorale. Perché l'unica linea consentita in un partito
che si allea con la Lega e che vuole trovare spazio in
questa situazione è quella di una campagna contro l'Europa e
contro l'euro, e su questo non sono d'accordo.

D. SI PUÒ IPOTIZZARE UNA SUA USCITA DAL PDL?
R. No. A parte che il Pdl non esiste più. Io sto nel
gruppo, ci sono tanti che hanno sempre votato contro Monti
da un anno a questa parte, e non vedo perché debbano
prendersela con me se voto a favore. Io sto lì, mi guardano
un po' di traverso ma non troverei adesso un motivo per fare
una scelta di questo tipo, a meno di non essere costretto.

D. PERCHÉ BERLUSCONI HA DECISO DI ROMPERE COL GOVERNO?
R. In lui ci sono sempre anche motivi di carattere
personale. E interessi di carattere personale. Però non è
una mossa dal suo punto di vista completamente sbagliata.
Gli ha infatti consentito di riprendersi il partito, e di
rifare un'allenza. Gli ha consentito di mettere in grande
difficoltà il centro e di pensare di avere una porzione
della torta che uscirà dalla 17° legislatura.

È poi uno che teme molto per sé, e quindi pensa che a
essere utile in un partito, ancorché ridimensionato, sta più
al sicuro nei confronti di quella che lui crede essere una
congiura. E secondo me ha anche abbastanza ragione rispetto
a dei rischi che può correre lui e la sua azienda dalla
prossima legislatura. Se fossi in lui temerei che nella
prossima legislatura arivasse una richiesta d'arresto, a cui
poi il Parlamento della prossima voterebbe a favore.

D. PERCHÉ?
R. Perché gliel'hanno giurata, e non gli risparmiano nulla.

D. HA PARLATO CON BERLUSCONI?
R. Sono mesi che non lo vedo, se mi capitava lo salutavo
quando veniva alla Camera, ma non più di tanto. Non ci siamo
mai sentiti e tantomeno negli ultimi giorni.

D. E CON ALFANO?
R. Con Alfano ho avuto più rapporti, però non ci ho parlato
né discusso. La scelta di votare la fiducia l'ho presa per
conto mio. Oggi è venuto in Aula, ma ci siamo
ignorati.

D. PERCHÉ ALFANO NON HA PROVATO A SPINGERE UN PO' DI PIÙ
PER AFFERMARSI?
R. Perché non ha mai voluto rompere con Berlusconi, e ha
pensato di prendere decisioni d'accordo con lui. Berlusconi
ha giocato un po' su questa sua debolezza. C'è una famosa
frase di Tolstoj che dice "chi più ama è il sottomesso e
deve soffrire'. È una frase che si adatta benissimo ad
Alfano, che non ha mai avuto il coraggio di rompere con
Berlusconi, e ha sempre pensato che lo poteva convincere e
si poteva andare avanti insieme. Berlusconi gli ha dato
corda, ma poi Alfano si è reso conto che non c'era più i
tempi, non c'era più nulla.

Quando Berlusconi ha schioccato le dita, tutti sono corsi
sotto il suo ombrello. La cosa ieri è stata indecorosa:
tutti questi 'bene', 'bravo', 'viva', 'sei tutti noi', è
stata indecorosa.

D. NON AVREBBE AVUTO MARGINE PER AFFERMARSI?
R. Doveva pensarci a settembre, non tirarla fino a una
settimana prima del 16 dicembre.

D. CREDE CHE BERSANI, SE VINCERÀ, PROSEGUIRÀ NELLA LINEA DI
MONTI?
R. È abbastanza intelligente da sapere che comunque bisogna
tener conto anche dei giudizi dei mercati. Non si possono
fare cose che richiamano la bastonata dei mercati. Sono
convinto che Vendola si accontenterà di qualcosa che
riguarda i diritti civili, ma non pianterà molte grane sulle
questioni di politica economica.

D. COME VEDE LA REAZIONE DEI MERCATI ALLO STRAPPO DEL PDL?
R. In realtà mi aspettavo una reazione peggiore. In fondo
lo spread non è cresciuto più di tanto, secondo me stanno
ancora a vedere, non hanno ancora ben marcata la situazione.
I mercati non sono convinti che Monti sia finito, c'è una
situazione ancora incerta, altrimenti saremmo saliti a più
di 400, non solo di una ventina di punti. (Public Policy)

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