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BANCA D'ITALIA VENDE PARTECIPAZIONE A BONIFICHE FERRARESI SPA

BANCA D'ITALIA VENDE PARTECIPAZIONE A BONIFICHE FERRARESI SPA 10 maggio 2013

BANCA D'ITALIA VENDE PARTECIPAZIONE A BONIFICHE FERRARESI SPA

(Public Policy) - Roma, 10 mag - Cinquemila e 400 ettari di
colture ortofrutticole e cerealiche; immobili urbani di
civile abitazione tra il ferrarese e l'aretino; casali,
fabbricati rurali; paesetti interi, come il Comune Jolanda
di Savoia con le sue 3 anime. È la società agricola
'Bonifiche Ferraresi Spa' detenuta dalla Banca d'Italia al
62, 37% e che Palazzo Koch vuole vendere.

È quanto si legge sul sito della Banca d'Italia i cui
avvisi sono stati pubblicati sul Financial Times, sul
Corriere della Sera e sul Sole 24 ore. La procedura di
vendita non sarà seguita dalla Banca d'Italia ma da una
banca d'affari, la Leonardo&Co Spa, che agirà quale
consulente dell'istituto di via Nazionale.

Non appena Banca d'Italia ha comunicato la decisione di
vendere, il titolo in borsa è in aumento del +2,2%.

L'AZIENDA
"Bonifiche Ferraresi" è una società quotata in borsa la cui
attività principale consiste nella coltivazione e nella
commercializzazione di prodotti agricoli. Il patrimonio
della società è attualmente costituito da due aziende
agricole situate nella provincia di Ferrara e da una in
provincia di Arezzo.

La società ha una storia illustre risalente al XIX secolo,
quando un gruppo di nobili inglesi decise nel 1871 di
acquistarla con il nome di Ferrarese Land Reclamation
Company Limited allo scopo di bonificare i laghi, le paludi
e i terreni nelle vicinanze di Ferrara e in altre località
del Regno d'Italia. Furono costruiti canali, sistemati corsi
d'acqua, realizzati lavori d'irrigazione, moli, scali,
strade, fabbricati e macchine locomotive. Fu insomma
introdotto anche nel Regno d'Italia quel sistema industriale
agricolo che tanto aveva colpito Cavour durante i suoi
viaggi in Inghilterra. L'anno successivo, la società venne
abilitata, con regio decreto a operare nel Regno d'Italia
con il nome di Società per la Bonifica dei Terreni
Ferraresi.

Dopo vari cambiamenti
proprietari, nel corso di 70 anni, nel 1942 l'Iri,
l'Istituto di ricostruzione industriale, e la Banca d'Italia
fecero il loro ingresso nelle "Bonifiche", che nel 1947
approdarono in Borsa.

I LAVORATORI, I PRODOTTI
Attualmente la società dà lavoro a 40 dipendenti fissi, cui
si aggiungono 90 stagionali impegnati nella raccolta dei
prodotti della terra. Che non sono pochi: grano tenero,
grano duro, mais, soia, girasole, e il riso "che oggi - ci
spiega il direttore Eugenio Bolognesi- è un'eccellenza per
il quale abbiamo promosso il riconoscimento del marchio Igp
come riso del Delta del Po". Il valore complessivo della
produzione, si legge nel bilancio 2011, è stato di 13
milioni di euro.

Poi ci sono i prodotti ortofrutticoli di grandissima
qualità come bietole, mele, pesche, pere che vengono vendute
in tutte le parti d'Italia. "La società è in attivo - dice
Bolognesi - abbiamo lavorato molto per aumentare la
produzione, ma come si sa, il fabbisogno agricolo mondiale
aumenta del 2% all'anno e l'agricoltura non riesce a stare
al passo di questo incremento".

"Le ragioni sono legate ai cambiamenti climatici - sostiene
- la violenza delle piogge, il surriscaldamento, il dissesto
idrogeologico sono in grado di bloccare la produzione
stagionale, in Italia come altrove".

"Se siamo preoccupati per la vendita? Ma preoccupati no, se
ne parlava ormai da tanti anni, però certo ogni volta che ci
sono cambiamenti, un po' di tensione si sente".

In effetti, era da tanto tempo che la Banca d'Italia aveva
intenzione di vendere. La decisione, sempre rimandata, è
stata presa da Ignazio Visco, il governatore che appena
giunto a guidare l'istituto di via Nazionale è passato dalle
intenzioni ai fatti.

LE RINNOVABILI
Secondo quanto riporta il quotidiano online locale
www.estense.com, le energie rinnovabili, il fotovoltaico in
particolare, sono il settore nel quale Bonifiche Ferraresi
ha realizzato i risultati più positivi, stando al bilancio
presentato.

L'energia prodotta dagli
impianti fotovoltaici, attivati sulle coperture delle
officine dell'azienda a Jolanda di Savoia a partire dal
luglio 2012, venduta alla linea Enel, ha portato in cassa
circa 307 mila euro e si stima che l'operazione renderà
circa un milione di euro l'anno. Recentemente, poi, la
società ha allacciato alla rete elettrica i moduli
fotovoltaici installati su capannoni industriali ad Arezzo
(1.500 metri quadri di superficie), che grazie a un accordo
per la produzione e vendita all'Enel porterà in cassa
ulteriori risorse.

L'ASTA
Secondo quanto si legge sull'invito a manifestare interesse
pubblicato dalla Banca d'Italia "possono essere ammessi alla
procedura gli interessati aventi soggettività giuridica ai
sensi della legislazione del Paese di appartenenza, a
esclusione delle persone fisiche, che siano in possesso dei
seguenti requisiti: siano dotati di un patrimonio netto,
proprio o, ove esistente, consolidato, non inferiore a 10
milioni (o l'equivalente in valuta estera); non si trovino
in stato di liquidazione, o non siano sottoposti a procedura
concorsuali, ad accordi di ristrutturazioni del debito o a
qualunque altra procedura che denoti lo stato di insolvenza
o la cessazione dell'attività; presentino una "comfort
letter" di un primario istituto di credito in ordine alla
disponibilità da parte dell'interessato di risorse
finanziarie adeguate per il sostenimento degli esborsi ed
oneri necessari per il pagamento del prezzo di acquisto
della Partecipazione. Presentino una dichiarazione
attestante l'assenza di conflitti d'interesse e di stretti
legami con Bonifiche Ferraresi e con Leonardo".

La lettera di manifestazione di interesse dovrà pervenire
alla sede romana della Leonardo&Co Spa, in via Giovanni
Paisiello, nel quartiere Parioli. La procedura sarà seguita
da Nunzio Laurenziello, il giovanissimo vicepresidente della
Leonardo&Co.

I TIMORI
Sono i lettori del quotidiano www.estense.com a dare corpo
ai timori della vendita dell'azienda agricola più grande
d'Italia: "E se finisse tutto in mano a uno speculatore?".

Un altro scrive: "Strano il fatto che nessuna forza
politica, si sia opposta a questa operazione, probabilmente
hanno tutti paura di perdere il consenso prima delle
elezioni e cercheranno di far passare questa operazione nel
silenzio più assoluto". Alberto osserva: "Ma perché
privatizzare qualcosa che potrebbe funzionare?". (Public
Policy)

SAF

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