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Opinioni

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Twist d’Aula

La storia ha confermato così tante volte l’inutilità delle commissioni di inchiesta parlamentari che ne addirittura è nato un proverbio: “quando si vuole insabbiare, si fa una bella commissione d’inchiesta”. Ora, poiché sulla questione delle banche ne potrebbe nascere un’altra, ci sono due altri esiziali e più grandi pericoli. Da una parte, si potrebbe scatenare un ancor più acceso putiferio e una più strumentale propaganda sul già delicato e disastrato tema del credito. Ma, soprattutto, c’è il rischio di sovrapposizione e intralcio alle inchieste già in corso della magistratura

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Twist d’Aula

Spiegare ai cittadini che servono 20 miliardi di denaro pubblico, 347 euro a testa bambini compresi, per garantire le banche italiane, non è interesse di nessun politico. Però, o si crede al vecchio adagio per cui “è più criminale fondare una banca che rapinarla”, oppure è evidente che non si può fare a meno del principale canale di collegamento tra la finanza e famiglie e imprese. In Italia specialmente, con l’85% dei finanziamenti che è di origine bancaria. Ora, 20 miliardi, anche se contabilizzati sul debito e non sul deficit, sono una cifra enorme. Ma il fallimento di alcune banche italiane sarebbe assai più doloroso

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Twist d’Aula

Ritorno al parlamentarismo spinto. Anzi, spintissimo. Di 46 presidenti del Consiglio dei ministri della storia repubblicana, nessuno è stato eletto dal popolo. E nemmeno dal Parlamento, che vota la fiducia al Governo già in carica, dopo il giuramento. Perché l’Esecutivo nasce su nomina del presidente della Repubblica. Però, anche se non è mai esistito un “premier eletto dal popolo”, come mi ripete sempre un deputato renziano, dal 1994 gli elettori votano un nome sulla scheda. E vogliono che a Palazzo Chigi vada proprio quello e nessun altro. Se cade, vogliono tornare alle urne. Certo, si trattava di un artifizio elettorale senza corrispondente aggiornamento della Costituzione, ma che era ormai consolidata consuetudine

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Twist d’Aula – Il futuro dopo il referendum

C’è un fronte di opposizione strutturale alle istituzioni, a questa Europa, a questa politica. C’è una domanda di cambiamento enorme a cui, però, manca una qualunque progettazione politica che non sia quella del “vaffa” o “prima gli italiani”. Una massa di “scontenti” che nel Secondo Dopoguerra declinava la protesta economica in ideologie comuniste, socialiste o legate alla lotta di classe, ma che oggi, invece sfocia in “sovranismo”, “populismo” e “nazionalismo”. Ora, all’interno del Fronte del No, Bersani e D’Alema possono provarci quanto vogliono, ma i vincitori sono i 5 stelle prima e la Lega poi. E poi Berlusconi, ma non certo la “sinistra Pd”. Quindi, è ovvio che Lega e 5 stelle vogliono andare al voto subito per passare all’incasso

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La riforma Pa e le cozze: perché la Consulta ha detto No

I giudici della Corte costituzionale hanno dichiarato illegittimi quattro articoli – i più importanti – della legge “madre”, ovvero la legge delega del 2015 sulla Pubblica amministrazione, firmata Marianna Madia. L’illegittimità del procedimento (scelto da chi ha scritto la legge, tra cui il Parlamento che ha la sua dose di responsabilità) è profondamente legata alle materie trattate dalla riforma. La sentenza – parafrasando – dice che il Governo non ha tenuto nella giusta considerazione le prerogative dei governatori, non è stato rispettato “il principio di leale collaborazione”. Se il Governo avesse legiferato sul colore delle cozze probabilmente sì – state tranquilli – i giudici costituzionali avrebbero respinto il ricorso

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Twist d’Aula

Sembra probabile che nel passaggio della legge di Bilancio al Senato siano accolte le indicazioni di Bankitalia a favore degli istituti di credito, a partire dalla possibilità per gli istituti di spalmare su più anni gli oneri dei contributi addizionali del Fondo di risoluzione che si è accollato Carichieti, Banca Marche, Cariferrara e Banca Etruria. Quest’ultima, però, è terreno scivoloso, con accuse di “familismo”, “collusione” e “massoneria” che i 5 stelle brandiscono contro Boschi, Renzi e tutto il Governo. Ergo, meglio far slittare a dopo il referendum qualunque provvedimento. Insomma, a Palazzo Madama e non a Montecitorio. Non è solo tattica, ma – forse – opportuna precauzione

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Twist d’Aula (speciale lessico referendario)

Scrofa ferita, accozzaglia, serial killer. Personalizzare, spersonalizzare. Momento storico, la madre di tutte le battaglie, l’ultima occasione, entrare nel merito. Il plebiscito, la Schiforma, le cavallette, l’immobilismo, la paura del 4 dicembre, cosa succede il 5, il ricatto della governabilità, il colpo di Stato, i carabinieri. Combinato disposto, spacchettare, sei letture, il quorum. Velocità della produzione legislativa, bicameralismo paritario, doppia fiducia, navetta parlamentare, legislatura costituente, Assemblea costituente, abolizione del Cnel, (non) abolizione delle Province, funzioni delle Camere, dopolavoro ferroviario, l’appello, i comitati

industria 4.0

Un buon piano Industria 5.0? Creare le condizioni per far lavorare in pace le imprese

Il premier Matteo Renzi ieri ha annunciato, per il 2017, uno sgravio totale (fino a 8060 euro) per le imprese nelle regioni del Sud che assumeranno giovani o disoccupati, riprendendo lo schema già applicato nel primo anno del Jobs act. Misura allettante, ma pericolosa, perché al termine della decontribuzione, salvo una forte (quanto inverosimile, data la breve durata di un anno) crescita delle imprese che ne beneficeranno, il costo dei nuovi dipendenti tornerà a essere insostenibile. Lo stesso tema si porrà probabilmente, a livello nazionale, se le riduzioni triennali introdotte nel 2015 non verranno rese strutturali

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Twist d’Aula

Tempi stretti, clima elettorale, futuro incerto. Questo è lo scenario in cui quest’anno si “assalta la diligenza”, con il rischio che il ritardo accumulato dal Governo nel trasmettere il testo (non solo rispetto alle slide, ma anche alle scadenze formali), pesi sulla “qualità” dei provvedimenti. Ma, soprattutto, che l’unico passaggio utile per lavorare sulla manovra sia ora, alla Camera, prima del 4 dicembre. Palazzo Chigi ha accumulato 10 giorni di ritardo nel’iinviare i testi e ora si affretta ad esprimere il parere sulle migliaia di emendamenti che, come al solito, vengono presentati. Ritmi tanto frenetici che perfino il viceministro Morando, mastino assai efficiente e molto temuto del Governo in Parlamento, tra una riunione e l’altra, finisce per perdere le chiavi

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Twist d’Aula

Se vincesse il “No” al referendum sarebbe inevitabile una grande coalizione che, oltre alla legge elettorale, dovrebbe occuparsi di ricapitalizzazione di Mps e Unicredit, migranti, vincoli europei e, tra le tante altre cose, le nomine nelle grandi partecipate pubbliche. Ecco, allora, che Silvio Berlusconi potrebbe tornare protagonista. Lui non aspetta altro che potersi prendere la rivincita dalla sonora “epurazione” del 2013, di cui sconta ancora gli effetti (e non è un caso che la Bce abbia vietato a Fininvest di detenere il 30% di Banca Mediolanum). Per esempio, riallacciando i rapporti con Mosca sui temi energetici. Per questo, però, ha bisogno di un governo “non ostile”

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Twist d’Aula

Forse era davvero meglio provare ad abolirlo del tutto il Senato. Ma, forse, non è proprio possibile. Ne ora, né mai. Perché le Costituzioni, in fondo, sono la codificazione, concertata e tradotta in legge, della realtà sociale. E la realtà è che siamo sempre i figli dei nostri padri, che niente nasce dal niente e che, semplicemente, tutto si trasforma. Pur avendo scelto la Repubblica nel 1946, la figura dell’attuale inquilino del Quirinale, per esempio, non è nient’altro che lo spin-off (o il figlioccio, se preferite) di quello che era il Re: scioglie le Camere, incarica il primo ministro, concede la grazia. Solo che l’incarico dura sette anni e l’elezione avviene a Camere riunite invece di essere a vita e per eredità dinastica

costituzione

Dizionario ragionato
del referendum

Ogni volta che la polemica politica diventa rovente, fino a superare il livello di guardia della civiltà e della decenza – sta accadendo anche in questo referendum sulla riforma costituzionale – risuona puntualmente il ritornello o l’appello: abbassiamo i toni. Ma è solo questione di volume? Se lo fosse, allora sarebbe lecito insultarsi a voce più bassa? Forse sarebbe meglio cambiare ritornello: non abbassare i toni ma cambiare proprio la musica, lo spartito. Perché di questo si tratta. L’appello ai due opposti fronti del Sì e del No, rivolto dal presidente Mattarella, sarà accolto solo a parole o sarà messo in pratica?

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Twist d’Aula

La madre di tutte le battaglie lo è sicuramente per le parti politiche coinvolte. Non è detto che lo sia per gli italiani, chiamati con il referendum ad esprimersi in una decisione fondamentale, ma che certo non implica la fine della democrazia se vince il Sì e il crollo del sistema-paese se vince il No. Intanto, però, la campagna elettorale più lunga della storia repubblicana, dopo mesi di personalizzazione/spersonalizzazione, è arrivata nella fase finale con altri due, estenuanti, mesi di battaglia politica e mediatica. In cui tutto sarà bloccato. In Parlamento provvedimenti “pesanti” quali il ddl Concorrenza e il ddl Lavoro autonomo, infatti, sono stati congelati.

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Twist d’Aula

Che sia una mancia elettorale o una ritorsione, sarebbe comunque un peccato che finisse nell’immenso archivio delle promesse non mantenute. L’accordo “concertativo” tra governo e sindacati per la prossima Stabilità (pardon, legge di Bilancio) prevede numerose misure sul fronte delle pensioni tra cui una che, forse, è l’unica a non aiutare solo i pensionati. Certo, sarà necessario verificare i tecnicismi, ma l’idea di poter cumulare gratuitamente tutti i contributi versati ai diversi enti è corretta, non solo per i pensionandi di oggi, ma soprattutto per quelli di domani

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Twist d’Aula

Renzi ha lasciato approvare una mozione parlamentare su eventuali modifiche all’Italicum, in una tattica politica facilmente comprensibile. In vista del referendum, ha calcolato il premier, inutile scendere in trincea contro tutte le voci preoccupate dal combinato disposto tra Riforma e legge elettorale. Meglio dimostrarsi dialoganti, specie se con uno strumento parlamentare flebile e indeterminato, e provare a s-personalizzare. Così sono spiegabili le contraddizioni di Boschi (prima: “l’Italicum da grande stabilità e leva gli alibi a chi governa”; dopo: “il Parlamento può decidere di cambiarlo”), Renzi (“la miglior legge possibile, ce la copieranno”) e Napolitano

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Twist d’Aula

Vittime o governatori. Sono due le facce con cui i 5 stelle stanno rispondendo alle prime sfide concrete di governo. E hanno i volti di Appendino e Raggi. Solo che, mentre sotto la Mole i frutti sembrano crescere, nella Città Eterna la strategia del martire li sta facendo marcire. Con l’ulteriore pericolo che dall’esterno qualcuno – il Pd in particolare – possa aiutarli nel vittimismo autocommiserativo. Da una parte, bocconiana doc, la Chiara sabauda ha cominciato a parlare con la borghesia della città ben prima della sua entrata a Palazzo Civico. Dall’altra, anche prima dell’ascesa al Campidoglio, Raggi già balbettava sulle Olimpiadi

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Ddl Concorrenza, quando il meglio è nemico del bene

Diciassette mesi e 13 giorni: tanto tempo è passato da quando il governo, a febbraio 2015, ha varato il ddl Concorrenza in Consiglio dei ministri. E in tutto questo tempo il Parlamento non è stato capace di farlo diventare legge. Anzi, non ha nemmeno completato le due letture parlamentari, a cui dovrà per forza di cose seguirne una terza. Una storia che in questo anno e mezzo a tratti ha sfiorato il grottesco, per chi si è trovato a doverne seguire l’iter parlamentare, e che potrebbe essere riassunta con la locuzione: “Quando il meglio è nemico del bene” o, anche, “il troppo stroppia”

iphone smartphone

Se ai deputati scivolano gli smartphone

Gli smartphone non c’erano nel 1871, quando i deputati cominciarono a riunirsi a palazzo Montecitorio, figurarsi nel 1653 quando Papa Innocenzo X commissionò l’inizio della costruzione dello stabile. Oggi, 2016, ci sono, sono tanti, e scivolano. Tutte informazioni confermate dall’ordine del giorno 8/96 al bilancio della Camera, all’esame dell’aula, a firma Cristian Iannuzzi (ex M5s, oggi nel Misto), su cui i questori hanno espresso parere contrario

brexit

La Brexit e l’Europa condannata all’integrazione

Con l’Ue dei trattati si è pensato di poter simulare una “sovranità europea” nei vari ambiti: fiscale, nella gestione delle frontiere, nelle politiche internazionali, vincolando gli Stati membri agli accordi. Ma questa simulazione di sovranità funziona solo finché non succede nulla. Di fronte a crisi urgenti di qualsiasi natura – come quella finanziaria e dei debiti sovrani, o quella dei migranti – l’Ue senza sovranità è priva della ‘cassetta degli attrezzi’ minimi per affrontarle in modo efficace

riforme

Lo Spillo – Spacchettare il referendum, adesso

Quello sulla Costituzione non è un voto come gli altri, e non si può prescindere dai contenuti. Per fortuna si sta diffondendo l’idea di “spacchettare” per quesiti separati ogni capitolo della riforma, in base ad un suggerimento del costituzionalista Fulco Lanchester con i Radicali, ripresa sia dalla minoranza Pd che da altre forze di opposizione. Perché sarebbe importante avere la possibilità di votare – per esempio – un convinto “si” alla contro-riforma del Titolo V; e un altrettanto convinto “no” al nuovo Senato

maternità surrogata

Lo Spillo – Il bonus bebè che serve (più) alla politica

L’idea di raddoppiare il “bonus bebè” lanciata in questi giorni da alcuni esponenti del governo rischia di rivelarsi assolutamente inutile a combattere il crac demografico. Anzi, sembra solo un altro intervento spot. Per com’è disegnata la misura andrebbe a sostenere con 160 euro al mese invece di 80 il reddito delle famiglie con figli con meno di 3 anni e un Isee inferiore ai 25mila euro. Si tratta evidentemente, più di una misura a termine per contrastare la povertà delle famiglie con bimbi piccoli che non un generalizzato incentivo alle nascite

Semplificazioni

Lo Spillo – Serve semplificare. Ma non a parole

Sempre troppe regole. Per quanto la parola semplificazione venga ripetuta come un mantra un po’ da tutti, nel concreto non si vedono passi avanti. Così, le eccessive, intricate e molteplici norme in materia di giustizia, fisco e burocrazia continuano a bloccare lo sviluppo. Anzi, moltiplicano lo spreco di soldi, tempo ed energie. Come si convince ad esempio un imprenditore a investire se ci vogliono mille giorni per avviare il primo grado di una causa civile, di media 10 anni per concludere i fallimenti e 9 per la giustizia tributaria?

Dl Salva Roma

Lo Spillo – Toc, toc, qualcuno si ricorda del debito di Roma?

Ci sono le campagne elettorali, le promesse, gli annunci. E poi ci sarà da governare Roma. Che già è una sfida ardua in condizioni normali, figuriamoci senza il becco di un quattrino da poter spendere. Anzi, probabilmente è impossibile, visto l’enorme debito da 12 miliardi che pesa sulle spalle della Capitale. Come ha spiegato in commissione Bilancio alla Camera la commissaria straordinaria, Silvia Scozzese, se emergessero nuove spese per 539 milioni il buco potrebbe creare una crisi di liquidità già nel 2016

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Lo Spillo – Sul consumo del suolo ha ragione Fassino

Dopo un lungo e tortuoso iter, la legge sul consumo del suolo è stata approvata in commissione e il 26 dovrebbe arrivare in aula alla Camera, l’occasione giusta per estendere la normativa anche alle strade di competenza regionale e comunale finora escluse dalla legge, come proposto dal presidente dell’Anci, Piero Fassino. Il sindaco di Torino, intervenendo alla presentazione della ricerca “cinque progetti per la valorizzazione economica e ambientale delle aree infrastrutturali” ha lamentato una disparità tra Stato ed enti locali con questi ultimi che sarebbero penalizzati dall’attuale testo normativo

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Lo Spillo – Ma l’olio di palma fa male o no?

Se sulla prolungata polemica contro l’olio di palma anche la stampa più aggressiva, talvolta identificabile in qualche eccesso del Fatto Quotidiano, affronta la questione senza scandalismi, forse si può finalmente aprire uno spazio libero da pressioni politiche e condizionamenti ideologici, che lascia al singolo la responsabilità di informarsi correttamente. Per mesi, purtroppo, è infiammata la polemica, con campagne di boicottaggio sui social network. Le aziende che lo utilizzano hanno provato a replicare con uno spot per descriverne caratteristiche nutrizionali e modalità di coltivazione