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Opinioni

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Twist d’Aula
L’amarezza di Maria Elena

Chi ha parlato con Maria Elena Boschi in questi giorni la descrive molto preoccupata. “Quando uno finisce per essere processato sui giornali per il suo carattere, criticato per un ego psicopatico che crea repellenza nell’opinione pubblica, vuol dire che non c’è più nulla da fare”, avrebbe ripetuto a diversi suoi interlocutori. L’ex ministra è certamente amareggiata. Non tanto per l’incarico di sottosegretaria assunto nel Governo Gentiloni suo malgrado, in silenzio, fingendo fosse stata una sua ambizione e non una mossa di Renzi, che la voleva a Palazzo Chigi. Ma soprattutto perché le forzature dell’ex premier contribuiscono ad una situazione di tensione in cui rischiano di deragliare quasi tutti i treni su cui proprio Boschi ha lavorato fin da quando era ministra

renzi

Twist d’Aula
#Avanti, Prima Repubblica

In Parlamento, l’attività pre-estiva è frenetica, visto che da settembre ci sarà spazio solo per la campagna elettorale: fiducia sulle banche venete, Vaccini, decreto Sud. E poi ddl Concorrenza, Tortura e Biotestamento. Ma, soprattutto, c’è il nodo ius soli: un tema che l’emergenza immigrazione rende molto, troppo delicato. In Ap si alzano dubbi per paura di virare troppo a sinistra, specie dopo la linea salvinista tracciata del segretario Pd. I 5 stelle, Lega e Forza Italia hanno gioco facile ad attaccare il Governo. Con Renzi che preme sull’acceleratore, la strada stretta di Palazzo Madama e l’asfalto caldo e scivoloso di questi giorni estivi, il rischio incidente è troppo alto. E Gentiloni tira il freno a mano

giustizia

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Populismo giudiziario istituzionalizzato

Con il ddl che riforma il Codice antimafia la maggioranza sta ufficializzando la deriva giustizialista, codificando nell’ordinamento la cultura del sospetto, legalizzando la teoria del tutti colpevoli e dei ladri ovunque. Purtroppo, si confonde la capacità di trovare il colpevole con quella di accusare e perseguire un indiziato. Eppure, non dovrebbe essere sufficiente un’accusa, specie se poi rilanciata sulla stampa senza nessun contraddittorio, senza nessun limite al pubblico interesse o al segreto istruttorio. Insomma, il Parlamento non dovrebbe introiettare sempre e comunque quanto avviene sui media

concorrenza

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Si avvicinano le elezioni. Si allontana la concorrenza

Sul “bailamme concorrenza” va in scena l’anticipo di cosa potrà accadere nei prossimi mesi in Parlamento. Governo contro maggioranza. O meglio, tutti contro l’azionista di maggioranza della maggioranza. Infatti, Finocchiaro, Alfano, Calenda, Gentile e perfino Gentiloni, puntavano ad un’approvazione definitiva in questa terza lettura. Anche i gruppi centristi hanno chiesto l’uso della fiducia per blindare la legge. Invece, i renziani hanno ottenuto quattro modifiche, e il testo dovrà tornare a Palazzo Madama, dove i numeri ballano

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Twist d’Aula
“Avanti” sul debito, ma sul serio stavolta

Il nuovo libro di Matteo Renzi si chiamerà “Avanti”, più che a ricordare il quotidiano socialista, a scimmiottare la campagna “En Marche!” di Macron. E gli spifferi dicono che, oltre ad aver posticipato l’uscita prevista entro il 23 maggio per una revisione dell’ultimo minuto, tra le proposte principali c’è n’operazione straordinaria per il taglio del debito pubblico, giunto a fine 2016 a quota a 2.217,7 miliardi di euro, il 132,8% del pil. Questo è uno dei temi che l’ex premier vorrebbe cavalcare per riconquistare Palazzo Chigi. Intanto, mentre alla Camera si dibatte di legge elettorale e al Senato dei dettagli della manovrina questo enorme fardello continua a crescere ininterrottamente

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Twist d’Aula
Tre mesi per la commissione Inchiesta banche (ferie incluse)

Se la nuova legge elettorale verrà approvata e se in autunno si andrà alle urne, anche qualora fosse istituita, la Commissione di inchiesta sulle banche avrebbe tre mesi di tempo, ferie comprese. E se già era in dubbio si potesse arrivare a qualche conclusione entro la primavera del 2018, in sette-otto mesi, il fallimento è una certezza. Soprattutto, i pochi giorni di lavoro a disposizione sarebbero utilizzati solo a scopo propagandistico, proprio durante la campagna elettorale. Un precedente inedito nella storia repubblicana. Con l’evidente conseguenza che la verità sarebbe l’ultima tra le priorità

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Twist d’Aula
Legge elettorale, ha da passa’ ‘a nuttata

Il Mattarellum corretto è solo l’ennesimo tatticismo di un’interminabile serie, che mostra quanto la volontà di alzare un polverone prevalga su quella di fare chiarezza. Per esempio, per semplificare l’iter, sarebbe stato assai più facile partire dal Senato, dove la maggioranza è in bilico. Se ci fosse stata davvero la volontà di trovare una quadra, infatti, sarebbe stato più utile partire lì, dove si manifesta il problema. Provare a risolverlo. E poi passare alla Camera, dove i numeri per l’approvazione non mancano.Invece si è deciso di iniziare da Montecitorio. Così, ammesso e non concesso che si possa approvare un testo, poi ci sono le forche caudine di Palazzo Madama, dove c’è il rischio di ritrovarsi bloccati visto che la maggioranza non c’è

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Quelli che votavano a sinistra, ai tempi di Le Pen

Probabilmente non conquisterà l’Eliseo, ma Le Pen ha sfondato tra i ceti più poveri, tra gli operai, tra quello che una volta era il bacino della gauche. I lavoratori della Whirpool, i pescatori di Grau-du- Roi, i quartieri popolari di Marsiglia, la socialista Nord-Pas- de-Calais- Picardie e molte altre zone, tradizionalmente di sinistra, hanno votato a destra. Non è casuale che gli elettori di Melenchòn siano divisi tra Macron, Front National e astensione. Non lo è nemmeno che nella Vienna operaia di Simmering vinca l’ultradestra, che nella città dove è nato il comunismo in Italia – Livorno – governino i 5 stelle, che nelle periferie romane abbiano prevalso Raggi e Meloni

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Twist d’Aula
Bum. Gli scherzi dell’inconscio

Ho fatto un sogno che alla fine si è trasformato in incubo. La data era stata fissata e le liste per le elezioni politiche erano state presentate. Ovviamente, Renzi aveva vinto le primarie e presentando la sua candidatura a premier spiazzava tutti. “Ho sbagliato – esordiva aizzando l’attenzione della platea – tagliare le tasse sulla casa è stato un errore, come anche gli incentivi a pioggia tipo 80 e 500 euro ai diciottenni”. Tutti che saltavano sulla sedia: “Avremmo dovuto impostare una strategia di più ampio respiro dal lato dell’offerta – proseguiva – o tagli strutturali al cuneo fiscale. Invece, abbiamo speso la flessibilità sul deficit concessa dall’Europa in ricerca del consenso”. Bum. Gli scherzi dell’inconscio.

concorrenza

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#Passodopopasso, certo

#Passodopopasso, diceva uno degli slogan renziani. Nello scrivere la legge sulla concorrenza, invece, il Governo Renzi aveva inserito tanti, troppi temi delicati tutti insieme: assicurazioni, professionisti, energia, farmacie, notai, taxi. Con l’effetto di coagulare tutte le opposizioni, tanto che la prima legge, attesa dal 2009, e che doveva essere annuale, è paralizzata da più di due anni in Parlamento. Soprattutto, il provvedimento che doveva arrivare questa settimana in aula a Palazzo Madama (ma è slittato a dopo Pasqua) con un maxi e la fiducia, è stato annacquato fino a diventare “il suo contrario”, ha spiegato il dg di Bankitalia, Salvatore Rossi

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Twist d’Aula
Vi prego, alzate le soglie

Ben 28 proposte di legge depositate in commissione Affari costituzionali alla Camera ‘dovrebbero’ essere discusse a breve. Tuttavia, i veti incrociati, i divergenti interessi dei partiti e all’interno dei partiti stessi, rendono assai probabile che si vada a votare con i due “Consultellum”, cioè con Porcellum e Italicum come modificati dalla Corte costituzionale. Quindi, due sistemi proporzionali con lo sbarramento per le liste al 3% alla Camera e all’8% per il Senato (anche se qui, in caso di coalizioni, lo sbarramento sale al 20% e scende al 3% per le liste)

lobby

Regole e lobby, se il rischio è solo una burocrazia della trasparenza

In Italia da qualche mese si ‘regolamentano le lobby’: il ministero dello Sviluppo economico lo scorso autunno, e la Camera dei deputati, qualche settimana fa, hanno istituito appositi ‘registri dei portatori di interesse’, a cui tutti i lobbisti sono tenuti a iscriversi per accedere nelle sedi istituzionali e incontrare politici e parlamentari. Sono iniziative che tentano di replicare le discipline in vigore in altri Paesi dove l’attività professionale della rappresentanza di interesse è riconosciuta e svolta secondo regole chiare e prassi consolidate. Le norme implementate contengono alcune misure senz’altro di interesse, ed altre più discutibili

aula camera montecitorio

Twist d’Aula

In un’aula deserta, dopo tre anni di rinvii, arriva a Montecitorio la legge sul biotestamento, che non riguarda l’uso di farmaci letali, ma solo il diritto a rifiutare le cure quando si è ancora in grado esprimere una volontà, prima di diventare dei vegetali. Insomma, garantire al malato le stesse possibilità di uno sano, in modo di non aggiungere al danno della patologia la beffa dell’impotenza. Una legge che manca solo in Italia e che dovrebbe codificare quanto già si fa, ma non si dice, visto che talvolta i cittadini sono molto più avanti della classe politica. In aula sono attesi una cascata di emendamenti e ore di acceso dibattito

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Twist d’Aula

Con i ‘vecchi della ditta’ prima, con i grillini e i berlusconiani poi, verso Alfano, Marino, D’Alema e “Fassina chi?”, come anche nelle decisioni prese lontane del proscenio, verso gli insegnanti, i diplomatici, i funzionari legislativi, i governi e le burocrazie europee, non c’è una sola persona che non si lamenti dell’atteggiamento, strafottente, presuntuoso ed egotico del’ex premier. Tanti i paragoni tra Renzi e Berlusconi: brillantezza mediatica, presenza scenica, capacità di vincere le elezioni, disintermediazione. Ma c’è anche una profonda differenza: l’ex Cavaliere cercava di non scontentare mai nessuno, di farsi amare, perché voleva piacere a tutti

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Twist d’Aula

“Almeno il sorteggio… No dico, almeno intervenissero sul sorteggio. O davvero in Parlamento pensano di star giocando alla roulette?”. Da quando hanno chiuso il piccolo giardino posto come un crocevia nel triangolo formato dal Palazzo della Consulta, Palazzo Gentiloni e il Quirinale, le chiacchiere, le confidenze e le confessioni della pausa pranzo di chi in quelle istituzioni ci vive e ci lavora sono un po’ meno riservate. Sul crinale del Colle più alto, infatti, uscendo dai rispettivi uffici sono soliti incontrarsi, lontano da occhi indiscreti, giudici costituzionali, gran commis quirinalizi, alti papaveri presidenziali

lobby

Il regolamento sulle lobby alla Camera? Meglio di niente

Il 7 marzo prossimo entrerà in vigore la regolamentazione adottata dall’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati per disciplinare l’attività di lobbying. Le nuove norme danno attuazione a quanto la Giunta per il regolamento della Camera aveva deliberato, su proposta dell’onorevole Pino Pisicchio, il 26 aprile scorso. La notizia è di quelle senz’altro positive e fa compiere al nostro Paese un grande passo in avanti verso la strada della trasparenza dei processi decisionali pubblici. Se le nuove norme, infatti, verranno rispettate (da chi le ha proposte, ovvero i deputati), a partire da marzo conosceremo nomi e cognomi di chi fa lobbying alla Camera, per quale interesse e con quali finalità

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Il ritorno dello spread e dei paradossi dell’Eurozona

Con il ritorno dello spread tra Btp e Bund si è riacceso lo scontro tra sostenitori e critici dell’euro. Questa polemica sui costi e benefici di scenari possibili ha poco senso, perché è molto probabile che la rottura dell’area euro e di libero scambio sia inevitabile senza una ‘ever closer union’, ovvero un’evoluzione di fatto dell’Ue – o almeno dei Paesi euro – verso un modello politico federalista. In assenza di strumenti di garanzia fiscale su tutta l’area o, in alternativa, di fluttuazione del tasso di cambio, shock inattesi mettono a nudo di fronte agli investitori la scarsa produttività, i debiti pubblici insostenibili e i dissesti bancari e finanziari di alcuni Paesi, e costringono i decisori europei e nazionali ad affrontare un dilemma

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Twist d’Aula

Poteva essere migliore, certo, ma il Jobs Act degli autonomi rappresenta la prima formalizzazione legislativa dopo tanto tempo delle regole sul lavoro non dipendente: diritto alla maternità, divieto di pagamenti oltre i 60 giorni, possibilità di sospendere i lavori in caso di infortunio o malattia, sicurezza sul lavoro sono solo alcuni degli interventi. Eppure c’è qualcuno che non è d’accordo, qualcuno che non ti aspetti. Per queste regole tanto attese, caso più unico che raro, a Palazzo Madama c’è stata la convergenza tra centristi, Pd, il silenzio-assenso dei 5 stelle e il placet di Forza Italia. L’ostruzionismo, invece, arriva proprio dal mondo imprenditoriale, da quella che si autodefinisce “la parte attiva del Paese”

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La sopravvivenza dell’Ue passa per l’unione politica, che piaccia o meno

L’Ue si confronta ormai da qualche anno con problemi ‘collettivi europei’ molto gravi che prima non esistevano e che oggi sono diventati vitali. Per ora è riuscita a rimandare la questione cruciale della mancanza di legittimità di scelte europee grazie a strumenti surrogati prestati da soggetti terzi. Ma cosa succederà quando cesserà il quantitative easing della Bce, avviato con coraggio da Mario Draghi, che ad oggi è stato l’unico strumento efficace per contenere l’ancora irrisolta crisi sui debiti sovrani? Cosa succederebbe se gli Stati Uniti di Donald Trump smettessero di garantire attraverso la Nato la sicurezza europea?

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La storia ha confermato così tante volte l’inutilità delle commissioni di inchiesta parlamentari che ne addirittura è nato un proverbio: “quando si vuole insabbiare, si fa una bella commissione d’inchiesta”. Ora, poiché sulla questione delle banche ne potrebbe nascere un’altra, ci sono due altri esiziali e più grandi pericoli. Da una parte, si potrebbe scatenare un ancor più acceso putiferio e una più strumentale propaganda sul già delicato e disastrato tema del credito. Ma, soprattutto, c’è il rischio di sovrapposizione e intralcio alle inchieste già in corso della magistratura

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Spiegare ai cittadini che servono 20 miliardi di denaro pubblico, 347 euro a testa bambini compresi, per garantire le banche italiane, non è interesse di nessun politico. Però, o si crede al vecchio adagio per cui “è più criminale fondare una banca che rapinarla”, oppure è evidente che non si può fare a meno del principale canale di collegamento tra la finanza e famiglie e imprese. In Italia specialmente, con l’85% dei finanziamenti che è di origine bancaria. Ora, 20 miliardi, anche se contabilizzati sul debito e non sul deficit, sono una cifra enorme. Ma il fallimento di alcune banche italiane sarebbe assai più doloroso

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Twist d’Aula

Ritorno al parlamentarismo spinto. Anzi, spintissimo. Di 46 presidenti del Consiglio dei ministri della storia repubblicana, nessuno è stato eletto dal popolo. E nemmeno dal Parlamento, che vota la fiducia al Governo già in carica, dopo il giuramento. Perché l’Esecutivo nasce su nomina del presidente della Repubblica. Però, anche se non è mai esistito un “premier eletto dal popolo”, come mi ripete sempre un deputato renziano, dal 1994 gli elettori votano un nome sulla scheda. E vogliono che a Palazzo Chigi vada proprio quello e nessun altro. Se cade, vogliono tornare alle urne. Certo, si trattava di un artifizio elettorale senza corrispondente aggiornamento della Costituzione, ma che era ormai consolidata consuetudine

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Twist d’Aula – Il futuro dopo il referendum

C’è un fronte di opposizione strutturale alle istituzioni, a questa Europa, a questa politica. C’è una domanda di cambiamento enorme a cui, però, manca una qualunque progettazione politica che non sia quella del “vaffa” o “prima gli italiani”. Una massa di “scontenti” che nel Secondo Dopoguerra declinava la protesta economica in ideologie comuniste, socialiste o legate alla lotta di classe, ma che oggi, invece sfocia in “sovranismo”, “populismo” e “nazionalismo”. Ora, all’interno del Fronte del No, Bersani e D’Alema possono provarci quanto vogliono, ma i vincitori sono i 5 stelle prima e la Lega poi. E poi Berlusconi, ma non certo la “sinistra Pd”. Quindi, è ovvio che Lega e 5 stelle vogliono andare al voto subito per passare all’incasso

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La riforma Pa e le cozze: perché la Consulta ha detto No

I giudici della Corte costituzionale hanno dichiarato illegittimi quattro articoli – i più importanti – della legge “madre”, ovvero la legge delega del 2015 sulla Pubblica amministrazione, firmata Marianna Madia. L’illegittimità del procedimento (scelto da chi ha scritto la legge, tra cui il Parlamento che ha la sua dose di responsabilità) è profondamente legata alle materie trattate dalla riforma. La sentenza – parafrasando – dice che il Governo non ha tenuto nella giusta considerazione le prerogative dei governatori, non è stato rispettato “il principio di leale collaborazione”. Se il Governo avesse legiferato sul colore delle cozze probabilmente sì – state tranquilli – i giudici costituzionali avrebbero respinto il ricorso

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Twist d’Aula

Sembra probabile che nel passaggio della legge di Bilancio al Senato siano accolte le indicazioni di Bankitalia a favore degli istituti di credito, a partire dalla possibilità per gli istituti di spalmare su più anni gli oneri dei contributi addizionali del Fondo di risoluzione che si è accollato Carichieti, Banca Marche, Cariferrara e Banca Etruria. Quest’ultima, però, è terreno scivoloso, con accuse di “familismo”, “collusione” e “massoneria” che i 5 stelle brandiscono contro Boschi, Renzi e tutto il Governo. Ergo, meglio far slittare a dopo il referendum qualunque provvedimento. Insomma, a Palazzo Madama e non a Montecitorio. Non è solo tattica, ma – forse – opportuna precauzione