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Caporalato, non c'è solo quello tradizionale

caporalato 17 dicembre 2015

ROMA (Public Policy) - Non esiste solo "il caporalato tradizionale, in cui la figura del mediatore di lavoro lucra tra domanda e offerta di lavoro, in un contesto di assoluta irregolarità e di totale assenza di sicurezza, ma anche un altro che si insinua tra le pieghe del contratto di somministrazione, determinandone l'uso distorto da parte di personaggi che, sul territorio, vantano addirittura esclusività nel procacciamento della manodopera stagionale".

Lo spiega la presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro, Camilla Fabbri (Pd), in riferimento alla relazione finale dell'indagine aperta dalla stessa commissione dopo la morte della bracciante Paola Clemente e approvata oggi.

L'indagine era stata avviata lo scorso settembre dopo la morte della bracciante ad Andria (il fatto era accaduto il 13 luglio).

Secondo la commissione, la vicenda di cui è stata vittima Clemente "è paradigmatica di un nuovo e diverso atteggiarsi di intermediazione illecita nel rapporto di lavoro" per cui si possono delineare due distinti piani: il primo costituito dal tradizionale caporalato in cui la figura centrale del mediatore di lavoro approfitta del bisogno (occasione, trasporto, paga) lucrando tra domanda e offerta di lavoro bracciantile o comunque di manodopera, in un contesto di assoluta irregolarità e quindi di totale assenza di sicurezza".

"Il secondo invece ha caratteristiche nuove, non meno allarmanti, si insinua tra le pieghe del contratto di somministrazione determinandone l'uso distorsivo o di altri più recenti tipi contrattuali, genera dalla presenza sul territorio di personaggi che hanno facilità se non addirittura esclusività di contatti con i lavoratori in cerca di lavori occasionali, precari, stagionali".

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FRA

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