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CARCERI, CONSULTA: ANCHE I 41BIS POSSONO VEDERE RAI SPORT E RAI STORIA

Tv locali, ritardi nei contributi? Per Confindustria ci sono problemi sui decreti 13 giugno 2013

CARCERI, CONSULTA: ANCHE I 41BIS POSSONO VEDERE RAI SPORT E RAI STORIA

IN GU LA SENTENZA CHE OPPONEVA IL MINISTRO AL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA

(Public Policy) - Roma, 13 giu - Non spetta al ministro
della Giustizia decidere di non dare esecuzione
all'ordinanza di un magistrato di sorveglianza in merito ai
diritti di una persona detenuta in carcere. Lo ha deciso la
Corte costituzionale in una sentenza pubblicata sull'ultima
Gazzetta ufficiale.

Il caso è quello di un detenuto sottoposto al regime del
41-bis (carcere duro) nel penitenziario di Rebibbia, a cui,
dopo una decisione presa il 29 ottobre 2010 su ordine del dg
del ministero della Giustizia, era stata impedita la visione
di due canali televisivi (Rai Storia e Rai Sport). Un evento
non anomalo, nel caso di detenuti sottoposti al 41-bis, ma
che sussiste solo "allo scopo di prevenire contatti tra il
detenuto e i membri delle organizzazioni criminali di
riferimento" (tramite gli sms del pubblico, ad esempio).

Nel caso specifico, si legge nella sentenza della Corte,
"il giudice del reclamo non aveva accertato alcun nesso
concreto tra l'oscuramento del segnale delle due emittenti
Rai e l'esigenza di impedire che, attraverso la trasmissione
in video di brevi messaggi scritti provenienti dagli
spettatori, giungessero ai detenuti indebite comunicazioni".

Anche perchè, aggiungono i giudici, "era rimasta libera la
ricezione di altre sette reti nazionali, mentre le
trasmissioni di un'ulteriore emittente" a rischio messaggi
'subliminali' "era già stata oscurata con un precedente
provvedimento ritenuto legittimo dall'autorità
giudiziaria".

Nonostante la decisione del magistrato di sorveglianza,
una volta ricevuto il primo reclamo dal detenuto, i due canali
non venivano però riaccesi; e allora arrivava un secondo reclamo,
il 1° luglio 2011. Ma come mai non erano stati riaccesi, da parte
dell'Amministrazione penitenziaria, i due canali? Perchè, si
legge nella sentenza, "il ministro della Giustizia (Angelino
Alfano; Ndr) aveva disposto (in data 14 luglio 2011) la 'non
esecuzione'" del provvedimento adottato dopo il primo
reclamo.

Essendo proprio il magistrato di sorveglianza "titolare
della giurisdizione in materia di diritti dei detenuti e di
eventuali loro violazioni a opera dell'Amministrazione
penitenziaria", ecco prospettarsi "una lesione delle
attribuzioni costituzionalmente riconosciute al potere
giudiziario".

Dunque, tirata in ballo dopo che il magistrato di
sorveglianza ha "promosso conflitto di attribuzione tra
poteri dello Stato", la Corte costituzionale ha dato ragione
al magistrato (e dunque al detenuto), in quanto "non
spettava al ministro della Giustizia non dare esecuzione a
un provvedimento [...] con il quale era stato dichiarato in
via definitiva che un determinato comportamento
dell'Amministrazione penitenziaria è lesivo di un diritto in
danno del detenuto reclamante". (Public Policy)

GAV

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