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CARCERI, NAPOLITANO: IN GIOCO IL PRESTIGIO E L'ONORE DELL'ITALIA

06 febbraio 2013

(Public Policy) - Roma, 6 feb - Nel corso della visita al
carcere milanese di San Vittore, il capo dello Stato ha
ricordato: "Ho più volte, e anche molto di recente, colto
ogni occasione per denunciare l'insostenibilità della
condizione delle carceri e di coloro che vi sono rinchiusi".

Inutilmente, annota Napolitano: "Avrei auspicato che i miei
appelli fossero raccolti in misura maggiore di quanto non
sia accaduto, ma vi posso assicurare che questo è accaduto
per vari appelli del presidente della Repubblica riguardanti
anche altre questioni".

A proposito della condanna inflitta di recente dalla Corte
europea dei diritti dell'uomo, il capo dello Stato ha
dichiarato: "Il presidente Tamburrino (Giovanni, a capo del
Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; Ndr) ha
analizzato attentamente in un suo scritto la sentenza della
Cedu, considerando dovere 'indefettibile e indifferibile',
da parte nostra, darvi esecuzione. È in giuoco, come egli ha
giustamente rilevato, 'una delle condizioni essenziali dello
Stato di diritto'. Sono in giuoco - debbo dire nella mia
responsabilità di presidente della Repubblica - il prestigio
e l'onore dell'Italia".

Giacchè la questione è anche un tema della campagna
elettorale, il presidente Napolitano sottolinea: "Io oggi
non intendo dire nulla che possa anche solo apparire
un'interferenza nel dibattito in corso, destinato poi a
riaprirsi nelle nuove assemblee parlamentari. Il confronto
non potrà non tenere conto di tutti i punti di vista e le
proposte, comprese quelle contenute nella relazione
presentata nello scorso novembre dalla speciale
Commissione istituita dal Csm sui problemi della
magistratura di sorveglianza".

Continuando, il presidente fa notare che "nessuna parte
vorrà, anche in questo momento, negare la gravità
dell'attuale realtà carceraria nel nostro paese, negare la
gravità e l'urgenza della questione carceraria. Ed è già da
considerarsi importante, per le decisioni da prendere
liberamente nel futuro questo comune riconoscimento
obbiettivo della gravità e urgenza estrema della questione
carceraria".

Napolitano ha sottolineato come "la mancata attuazione
delle regole penitenziarie europee" costituisca conferma
della "perdurante incapacità del nostro Stato a realizzare
un sistema rispettoso del dettato dell'articolo 27 della
Costituzione repubblicana sulla funzione rieducativa della
pena e sul 'senso di umanità' cui debbono corrispondere
i relativi trattamenti".

In merito alle iniziative volte al reinserimento,
Napolitano ha dichiarato: "L'apertura del carcere alla
istruzione, al lavoro, ai rapporti quotidiani con la
comunità esterna, sono un inizio di giustizia, un passo
indispensabile per consentire al condannato di raggiungere
una più alta coscienza di sé, di generare la spinta morale
verso la 'inclusione' nella realtà esterna: solo in tal
modo, l'aspirazione al reinserimento può non essere una
utopia e al reo viene offerta la opportunità del recupero
sociale".

Si tratta di un lavoro impegnativo per cui, ha fatto
presente il capo dello Stato, "la responsabilità del
trattamento e della risocializzazione non può essere
affidata esclusivamente al personale dell'Amministrazione,
ma deve estendersi e coinvolgere tutte le articolazioni
sociali: dalla famiglia alla scuola, alle istituzioni
religiose, alle associazioni di volontariato, al mondo del
lavoro". Ed ha concluso: "Al mondo imprenditoriale e alla
cooperazione sociale - pur nell'attuale momento di crisi
economica - va chiesto un adeguato supporto per i profili
della formazione, dell'orientamento e dell'inserimento
lavorativo". (Public Policy)

SPE

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