Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Il caso del peschereccio Mina, sequestrato "per errore"

peschereccio mina 11 febbraio 2016

ROMA (Public Policy) - "Al momento sono in corso approfondimenti da parte delle amministrazioni competenti, al termine dei quali sarà effettuata una valutazione globale sull'accordo" bilaterale con la Francia "del 2015" (a Caen, ministeriale 2+2 Esteri Difesa), anche ai fini dell'eventuale avvio della procedura di ratifica parlamentare".

Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, rispondendo in 3a commissione al Senato a un'interrogazione del Movimento 5 stelle, sul caso del peschereccio italiano "Mina", tratto in stato di fermo, il 13 gennaio, nel porto di Nizza, per un presunto sconfinamento dell'imbarcazione in acque territoriali francesi, e rilasciato poi su cauzione.

Il 16 gennaio, scrivono i senatori M5s, "le autorità francesi hanno motivato il fermo dichiarando che il 'Mina' ha sconfinato nelle acque nazionali francesi, rese tali da un accordo bilaterale tra Italia e Francia, fatto a Caen il 21 marzo 2015, il quale ha modificato il confine marittimo di circa un miglio a favore della Francia".

Ma tale accordo, sottolineano i 5 stelle, "non risulterebbe consultabile nelle banche dati governative, così come non sarebbe stato ancora predisposto dal governo il previsto disegno di legge di ratifica. Conseguentemente la legge di autorizzazione alla ratifica non è stata ancora approvata dal Parlamento italiano" e quindi "le acque contese" sarebbero "da considerarsi a tutti gli effetti acque italiane".

"UN DEPRECABILE ERRORE"
Della Vedova ha spiegato che "la Farnesina si è immediatamente attivata a seguito del sequestro", e il ministro Gentiloni "ha disposto che fosse sollevata formalmente nei confronti della Francia la questione della giurisdizione marittima sul punto di fermo e sequestro (essendo avvenuto in una zona di pesca italiana), ottenendo per le vie ufficiali dalle autorità francesi l'ammissione di un 'deprecabile errore' di competenza territoriale e le loro scuse formali".

Quanto all'accordo firmato il 21 marzo a Caen, ha detto ancora il sottosegretario, "esso non è ancora in vigore e non è quindi applicabile nel caso in questione. L'unico strumento pattizio rilevante nel caso di specie è la Convenzione tra Italia e Francia per la delimitazione delle zone di pesca nella baia di Mentone del 18 giugno 1892, che ha tra l'altro valore esclusivamente consuetudinario, in quanto è sempre stata applicata, pur non essendo mai stata ratificata".

L'accordo firmato a Caen, "frutto di un negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, risponde alla necessità di stabilire dei confini certi alla crescente proiezione di entrambi i Paesi sulle porzioni di mare ad essi prospicenti e alla luce delle sopravvenute norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. L'accordo colmerebbe quindi un significativo vuoto giuridico, avendo portata generale e riguardando 'i mari territoriali, la piattaforma continentale e le acque sotto la giurisdizione' delle parti". (Public Policy) GAV

© Riproduzione riservata