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CENSIS: 1 MILIONE 655 MILA BADANTI, 667 EURO DI SPESA MENSILE PER FAMIGLIA

CENSIS: 1 MILIONE 655 MILA BADANTI, 667 EURO DI SPESA MENSILE PER FAMIGLIA 14 maggio 2013

CENSIS: 1 MILIONE 655 MILA BADANTI, 667 EURO DI SPESA MENSILE PER FAMIGLIA

(Public Policy) - Roma, 14 mag - Il numero dei collaboratori
che prestano servizio presso le famiglie (badanti), con
formule e modalità diverse, è passato da poco più di un
milione nel 2001 all'attuale 1 milione 655 mila (+53%),
registrando la crescita più significativa nella componente
straniera, che oggi rappresenta il 77,3% del totale dei
collaboratori.

Sono 2 milioni 600 mila le famiglie (il 10,4% del totale)
che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza
per anziani o persone non autosufficienti, e di baby
sitting. E si stima che, mantenendo stabile il tasso di
utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei
collaboratori salirà a 2 milioni 151 mila nel 2030 (circa
500 mila in più). Sono dati di una ricerca realizzata dal
Centro studi investimenti sociali (Censis) e dall'Ismu
(Iniziative e studi sulla multietnicità) per il Ministero
del Lavoro e delle politiche socialie persentata oggi a Roma.

SERVE UN REGISTRO
Un altro dato emerso è l'assenza di intermediazione nel
rapporto di lavoro. Soltanto il 19% delle famiglie si avvale
di intermediari per il reclutamento. Ed esiste un'ampia area
di lavoro totalmente irregolare (il 27,7% dei collaboratori)
e "grigio" (il 37,8%) che si accompagna però al progressivo
consolidamento di un quadro di tutele.

La scelta lavorativa dei collaboratori ha un carattere
residuale: il 71% di essi si trova nell'attuale condizione
per necessità e il 35,4% perché ha perso il precedente
lavoro (tra gli italiani la percentuale sale al 41%).
Malgrado ciò, la maggioranza (il 70%) considera l'attuale
occupazione ormai stabile e solo il 16% sta cercando
attivamente un lavoro più soddisfacente (tra gli italiani il
25%).

Le famiglie chiedono, oltre agli sgravi di natura
economica, una maggiore semplificazione per l'assunzione e
la regolarizzazione dei collaboratori (lo chiede il 34%
contro il 40% che richiede gli sgravi), ma anche servizi che
sul territorio favoriscano l'incontro tra domanda e offerta
(29%).

Inoltre, il 34,5% delle
famiglie vorrebbe l'istituzione di registri di collaboratori
al fine di garantirne la professionalità, il 39% vorrebbe
invece che venissero create o potenziate le strutture che si
occupano di reclutamento, mentre il 25,7% sarebbe pronto ad
affidarsi totalmente a un'agenzia privata che sollevi la
famiglia da tutte le incombenze di carattere burocratico e
gestionale.

LA SPESA
A fronte di una spesa media di 667 euro al mese, soltanto
il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma
di contributo pubblico, che si configura per i più
nell'accompagno (19,9%). Se la spesa che le famiglie
sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non
stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza
(56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari:
il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il
collaboratore, il 20,2% ha intaccato i propri risparmi, il
2,8% si è dovuto addirittura indebitare.

L'irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando
alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al
20%) a considerare l'ipotesi che un membro della stessa
rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore.

Intrappolate nella spirale perversa delle esigenze
crescenti a fronte di risorse calanti, il 44,4% delle
famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di
aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro
svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%)
sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e
il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci.

RAZIONALIZZARE I SERVIZI
Con una domanda crescente di protezione sociale, è
indispensabile incrociare il "welfare familiare", che
impiega rilevanti risorse private, con un intervento
pubblico di organizzazione e razionalizzazione dei servizi
alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per
garantirne la sostenibilità sociale.

La ricerca è stata presentata da Giuseppe Roma, direttore
generale del Censis, Giancarlo Blangiardo, della Fondazione
Ismu, e Natale Forlani, direttore generale dell'immigrazione
e delle politiche di integrazione del ministero del Lavoro e
delle politiche sociali. È intervenuto Paolo Reboani,
presidente di Italia Lavoro, e ha concluso il convegno Maria
Cecilia Guerra, viceministro del Lavoro e delle politiche
sociali. (Public Policy)

SPE

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