Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

CENSIS: L'ITALIA SOPRAVVIVE TRA POTERI OLIGARCHICI E TENTAZIONI POPULISTE

OLIGARCHIA 07 dicembre 2012

(Public Policy) - Roma, 7 dic - Si chiude un anno in cui è
stato centrale il problema della sopravvivenza, che non ha
risparmiato nessun soggetto della società, individuale o
collettivo, economico o istituzionale.

Sono entrati in gioco "fenomeni enormi" (la speculazione
internazionale, la crisi dell'euro, l'impotenza
dell'apparato europeo, la modifica degli assetti geopolitici
internazionali), ci sono piovuti addosso "eventi estremi"
(la dinamica dello spread e il pericolo di default) e
abbiamo vissuto la "crisi delle sedi della sovranità",
esautorate dall'impersonale potere dei mercati (nessuno, in
Italia e altrove, è stato in grado di esercitare un'adeguata
reattività decisionale).

La fotografia dell'Italia è stata scattata nelle
"Considerazioni generali" del 46° Rapporto Censis sulla
situazione sociale del Paese/2012.
Gli analisti del Centro studi investimenti sociali
definiscono "separati in casa" le istituzioni politiche e i
soggetti sociali.

Le istituzioni politiche si sono concentrate sui conti
pubblici, sulla credibilità finanziaria internazionale
dell'Italia, sui tagli, su alcune riforme settoriali e sul
tentativo di razionalizzare l'apparato pubblico.
Sull'altro versante, i soggetti economici e sociali sono
rimasti soli applicando strategie di sopravvivenza,
penalizzati dalle politiche di rigore.

"Questa divaricazione - annota il Censis - può generare
poteri oligarchici, da una parte, e tentazioni di populismo,
anche rancoroso, dall'altra.

In effetti, isoggetti sociali non si sono sentiti coinvolti
dall'azione di governo, perché sospettosi che alle strategie
tecnico-politiche non seguisse un'adeguata implementazione
amministrativa e organizzativa.

"Non è scattata la magia dello sviluppo fatto da governo e
popolo": leggiamo nel Rapporto.
L'analisi individua tre grandi spinte di sopravvivenza:
restanza, differenza, riposizionamento.

RESTANZA
S'è fatto perno sulla restanza del passato, per riprendere
e valorizzare ciò che resta di funzionante del nostro
tradizionale modello di sviluppo. Innazitutto il valore
dell'impegno personale e la funzione suppletiva della
famiglia rispetto ai buchi della copertura del welfare
pubblico.

Poi la centratura sulla
prossimità nella quale si sviluppano le relazioni cruciali,
la solidarietà diffusa e l'associazionismo, la
valorizzazione del territorio come dimensione strategica di
competitività del sistema.

DIFFERENZA
La seconda spinta di sopravvivenza è stata la crescente
valorizzazione della differenza e la voglia di
personalizzazione: esempi ne sono il politeismo alimentare,
con combinazioni soggettive di cibi e anche di luoghi ove
acquistarli, senza tabù, neutralizzando ogni passata
ortodossia alimentare; la moltiplicazione dei format di
vendita, con la forte crescita degli acquisti online, la
diffusione di siti web con offerte low cost e di gruppi di
acquisto solidale; la personalizzazione dell'impiego dei
media, sia per la fruizione dei contenuti di
intrattenimento, sia per l'accesso alle fonti di
informazione, secondo palinsesti multimediali fai-da-te,
autogestiti, svincolati dalla rigida programmazione delle
grandi emittenti; la miniaturizzazione dei dispositivi
tecnologici, la proliferazione delle connessioni mobili,
l'esplosione dei social network, grazie ai quali diventano
centrali la trascrizione virtuale e la condivisione
telematica delle biografie personali.

RIPOSIZIONAMENTO
La terza spinta è stata data dai processi di
riposizionamento: esempi ne sono il riorientamento dei
giovani verso percorsi di formazione tecnico-professionale
dalle prospettive di inserimento lavorativo più certe, la
rinnovata vitalità di pezzi del tessuto produttivo (le
cooperative, le imprese femminili, il settore Ict e le
applicazioni Internet, le start-up nell'alta tecnologia e le
green technologies), l'espansione della distribuzione
organizzata e delle attività di commercio via web, l'aumento
delle quote di mercato dell'Italia nelle aree emergenti del
mondo grazie a specializzazioni produttive diverse dal
tradizionale made in Italy, il cambiamento del modello di
internazionalizzazione grazie a un di più di strategia che
si è tradotto in un aumento degli investimenti in
partecipazioni all'estero.

In conclusione, dicono gli analisti del Censis, la sfida
della sopravvivenza è stata combattuta non solamente a
difesa di quel che c'era e che avrebbe potuto essere
perduto, ma ha comportato anche una "torsione quasi
identitaria".

In questi mesi, concludono, "non abbiamo solo salvaguardato
il nostro 'essere', ma anche cercato, più o meno
consapevolmente, di 'essere altrimenti'. Oggi vive nel Paese
una serietà collettiva (nelle preoccupazioni come
nell'impegno) che era impensabile solo pochi mesi fa e che
non va dispersa". (Public Policy)

SPE

© Riproduzione riservata