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Class action, cosa prevede la proposta 5 stelle-Pd

class action 18 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - Dall'ambito di applicazione a forma e ammissibilità della domanda, passando per le modalità di adesione e le norme che regolano la sentenza. Sono questi contenuti principali della proposta di legge sulla class action, che dopo aver concluso formalmente l'iter in commissione Giustizia alla Camera, è pronta per l'approdo in aula a Montecitorio la prossima settimana. La pdl si compone di tre articoli ma solamente il primo è quello che contiene tutte le modifiche significative al codice di procedura civile.

In sintesi con il progetto di legge si intende introdurre un nuovo titolo, l'VIII-bis, del libro quarto del codice di procedura civile, in materia di azione di classe. In sede referente la commissione aveva deliberato l'azione del testo base a prima firma di Alfonso Bonafede (M5s) dal momento che era partito l'esame congiunto con la proposta di legge sulla class action di Gregorio Gitti (Pd). Nell'ultima seduta (giovedì 14) sono stati approvati emendamenti del Pd - riformulati - che hanno di fatto sostituito il testo iniziale ed ora la versione proposta dalla commissione è pronto per la valutazione finale di Montecitorio.

L'AMBITO DI APPLICAZIONE E LA DOMANDA
Innanzitutto la pdl prevede lo specifico contenuto della class action, ovvero il fatto che i diritti individuali omogenei siano tutelabili anche attraverso l'azione di classe. Che "può essere esperita nei confronti di imprese ovvero nei confronti di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente a fatti commessi nello svolgimento delle loro rispettive attività".

I promotori - specifica la proposta - sono "un'associazione o un comitato che hanno come scopo la tutela dei predetti diritti o ciascun componente della classe". Con un emendamento del Pd, riformulato, è stata aggiunta la previsione che se "a seguito di accordi transattivi o conciliativi intercorsi tra le parti, vengano a mancare in tutto le parti attrici, il tribunale assegna agli aderenti un termine, non inferiore a 45 giorni e non superiore a 90, per la prosecuzione della causa che deve avvenire con la costituzione in giudizio di almeno uno degli aderenti mediante il ministero di un difensore", pena l'estinzione (ma fatta salva l'azione individuale degli aderenti). La domanda, poi, si propone con atto di citazione "davanti alla sezione specializzata in materia di impresa" e in un mese "dalla prima udienza il tribunale decide con ordinanza sull'ammissibilità".

Grazie ancora ad un emendamento Verini-Ermini (Pd) è stata aggiunto che l'atto di citazione debba essere pubblicato, in 15 giorni, nell'area pubblica del portale dei servizi telematici gestito dal ministero della Giustizia. La domanda è dichiarata inammissibile se manifestamente infondata,quando il tribunale non ravvisa omogeneità dei diritti individuali tutelabili, quando l'attore versa in stato di conflitto di interessi nei confronti del convenuto e quando l'associazione o il comitato non sono adeguatamente rappresentativi degli interessi fatti valere in giudizio.

L'ordinanza che decide sull'ammissibilità della class action - infine - è reclamabile dalle parti "davanti alla Corte d'appello nel termine di 30 giorni" e "la Corte di appello decide con ordinanza in camera di consiglio entro 40 giorni dal deposito del ricorso". Nel caso di accertamento dell'ammissibilità della domanda, la Corte di appello "trasmette gli atti al tribunale originariamente adito per la prosecuzione della causa" e contro l'ordinanza della Corte si può ricorrere in Cassazione.

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