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Cosa c'è (e cosa no) nel codice etico della Camera

camera 14 aprile 2016

di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) - Non c'è solo il divieto per i deputati di accettare doni o benefici analoghi di valore superiore ai 250 euro, nel codice etico dei deputati approvato dalla Giunta del regolamento della Camera.

Il codice prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per i deputati di adottare "senza indugio" i provvedimenti necessari a rimuovere eventuali conflitti d'interessi: "in caso di conflitto di interessi, ossia quando uno specifico interesse privato potrebbe influenzare indebitamente l'esercizio delle sue funzioni - si legge - ciascun deputato adotta senza indugio tutti i provvedimenti necessari per rimuoverlo, in conformità ai principi e alle disposizioni del presente codice di condotta".

Istituito anche un Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, composto da dieci deputati, quattro dell'Ufficio di presidenza e sei designati dal presidente della Camera tenendo conto della loro esperienza "e, per quanto possibile, della esigenza di rappresentatività ed equilibrio politico".

Il Comitato accerterà le violazioni del codice di condotta e, nel caso, renderà pubbliche le violazioni sul sito internet della Camera.

Nel corso della votazione finale Danino Toninelli, deputato M5s, si è astenuto per la "mancata previsione di sanzioni disciplinari per il caso di inadempimento degli obblighi di comportamento previsti nel testo", reputando "insufficiente la sola sanzione della pubblicità dell'inadempienza".

Infatti la presidente della Giunta (e della Camera), Laura Boldrini, ha ritenuto inammissibile l'emendamento M5s volto a sanzionare le violazioni del Codice con l'interdizione dei lavori da due a quindici giorni (attraverso l'applicazione dell'articolo 60, comma 3, del Regolamento della Camera).

Boldrini, a inizio seduta, ha spiegato che l'emendamento "non può essere discusso e votato in questa fase: come più volte precisato nel corso del dibattito - ha precisato - l'opzione metodologica adottata è stata quella di definire, in via sperimentale, un codice di condotta senza modificare, nell'immediato, il Regolamento". (Public Policy)

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