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Come si comporta l'Italia con la direttiva Ue "Seveso III"

industria 11 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - "Incrementare la frequenza dei controlli, anche per rispettare le frequenze stabilite nel dlgs 334/99 (che ha recepito la precedente direttiva Seveso II, e che prevede almeno una ispezione annua per ogni stabilimento di fascia alta; Ndr)".

È quanto si legge in un documento dell'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), depositato nelle commissioni Ambiente e Industria del Senato, in occasione di una audizione sullo schema di dlgs sugli incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, in attuazione della direttiva Ue cosiddetta Seveso III.

L'Ispra, per argomentare la sua richiesta, spiega infatti che nel 2011, secondo l'ultimo rapporto della Commissione Ue, in Italia sono stati ispezionati stabilimenti per una percentuale pari al 15% del totale (erano il 30% nel 2008), contro una media europea del 66%, una percentuale del 75% nel Regno Unito, del 90% in Francia, del 60% in Germania. (Public Policy) NAF

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