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Ddl Concorrenza, la vicenda della trasparenza sui titoli

borsa 24 marzo 2016

di Viola Contursi

ROMA (Public Policy) - Non verrà approvato in commissione Industria al Senato l'emendamento al ddl Concorrenza, proposto dal Pd e voluto dai relatori Salvatore Tomaselli (Pd) e Luigi Marino (Ap) che proponeva di indicare sulla copertina dei prospetti degli strumenti finanziari (come titoli e obbligazioni) l'avvertenza sulla loro rischiosità.

Secondo quanto si apprende l'emendamento avrebbe trovato la contrarietà del governo, nell'ambito delle riunioni a cui hanno partecipato anche i ministri Federica Guidi e Maria Elena Boschi.

L'emendamento in questione prevedeva in particolare che "per gli strumenti finanziari che prevedono la possibilità di perdita, parziale o totale, del capitale investito, il prospetto reca in prima pagina l'indicazione della tipologia di strumento finanziario, la circostanza della possibile perdita del capitale e l'avvertenza che detto strumento è altamente rischioso. Tale avvertenza deve essere adeguatamente evidenziata rispetto al restante contenuto della pagina".

Secondo quanto riferito dal relatore Marino, che ha particolarmente caldeggiato l'emendamento, il governo avrebbe espresso parere negativo perché, con questa formulazione, ci sarebbe il rischio che tutti i titoli finanziari venduti dalle banche ricevano il bollino di "altamente rischioso" e quindi rischierebbero di non essere più venduti. Quantomeno nel mercato retail, ovvero tra i comuni cittadini.

Qualunque strumento infatti (potenzialmente anche un titolo di Stato) potrebbe essere a rischio di perdita del capitale.

A COSA LAVORA (INVECE) IL GOVERNO 
Prospetti più snelli, di poche pagine, con poche informazioni per i clienti che acquistano strumenti finanziari (come titoli, azioni, obbligazioni) magari con grafici chiari o l'indicazione di una scala di giudizi.

Sarebbe questo, secondo quanto si apprende, il progetto di riforma della trasparenza degli strumenti finanziari a cui sta lavorando il governo, con i vari soggetti coinvolti.

Su questo, riferiscono fonti del Mise, la riflessione è aperta da tempo e segue anche i ritmi di quella che si sta facendo contestualmente in Europa. A monte i tecnici del governo e delle Authority coinvolte sanno che ogni passo sbagliato potrebbe peggiorare la situazione, caratterizzata da un tasso di fiducia dei cittadini nelle banche notevolmente incrinato.

E in questo senso, riferiscono le stesse fonti, è da intendere il no del governo all'emendamento al ddl Concorrenza.

In questo senso il Mise, i relatori del ddl e gli altri attori in campo, come detto, stanno lavorando per trovare una soluzione che da una parte garantisca il massimo della trasparenza ai clienti che acquistano strumenti finanziari, e dall'altra non introduca storpiature nel mercato, bollando come estremamente rischiosi tutti gli strumenti finanziari, e rischiando che ad acquistarli siano solo speculatori.

"Se si farà in tempo - riferisce la stessa fonte - la soluzione verrà inserita in aula al Senato nel ddl Concorrenza, altrimenti sarà rimandata a un provvedimento più ampio e più ponderato".

La soluzione a cui si sta pensando comunque è quella di trasformare gli attuali prospetti, molto corposi e pieni di informazioni che pochi leggono e quasi nessuno capisce, in pochi fogli di carta con poche informazioni chiare e magari sotto forma di grafici.

Tra le informazioni da riportare in questi "prospetti smart" ci potrebbero essere, ma siamo nel novero delle possibilità su cui si sta discutendo nel governo, anche gli scenari probabilistici, tolti anni fa dalla Consob. (Public Policy)

@VioC

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