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Caro conflitto di interessi, a presto (ma non troppo)

conflitto interessi 04 maggio 2016

di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) - L'iter in commissione Affari costituzionali al Senato della proposta di legge sul conflitto di interessi non sarà brevissimo. A quanto si apprende al termine della discussione generale, attualmente in corso, si aprirà un ciclo di audizioni di stampo comparativo per approfondire come l'argomento viene trattato in altri Paesi.

Fonti parlamentari Pd spiegano che difficilmente il provvedimento, già passato per la Camera, potrà essere approvato a Palazzo Madama senza modifiche. Le settimane che verranno saranno dedicate a trovare un punto di incontro con le altre forze di maggioranza come i centristi di Area popolare.

Il Partito democratico al Senato non può contare sui numeri della Camera e - viene spiegato dai dem - visto che un accordo con i 5 stelle è escluso, non resta che trovare una mediazione con Area popolare.

Tuttavia per Salvatore Torrisi, senatore Ap in 1a commissione, la proposta di legge non ha nessun punto che incontri la netta contrarietà di Area popolare: "Ci sono alcune soluzioni tecniche che vanno trovate ma - ha spiegato a Public Policy - per noi la legge si deve fare".

Dal Pd spiegano che uno di questi nodi tecnici da approfondire riguarda i profili amministrativi. Perché - si chiedono - il conflitto di interessi si applica ai politici e non ai dirigenti dei ministeri?

Per il momento le uniche forze che in commissione si sono dette nettamente contrarie alla pdl sono Forza Italia e Ala, gruppo quest'ultimo sempre più rilevante per la maggioranza a Palazzo Madama.

In particolare Riccardo Mazzoni (Ala), nel corso della discussione generale sul provvedimento, ha preannunciato il suo voto contrario sostenendo che "la disciplina elaborata presso la Camera dei deputati risulta eccessivamente restrittiva e penalizzante per un'ampia platea di persone, che non potranno assumere incarichi di governo".

Mazzoni ha poi definito "oltremodo rigorose anche le misure per la prevenzione del conflitto di interessi, cioè la gestione fiduciaria o, addirittura, la vendita dei beni e delle attività patrimoniali rilevanti del titolare della carica di governo".

Per l'esponente di Ala in questo modo "si rinuncia alle eccellenze della società civile, a imprenditori, professionisti e accademici, i quali difficilmente saranno disponibili ad affidare i propri beni a un gestore che potrà amministrarli senza consultare e informare il legittimo proprietario". (Public Policy)

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