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Divorzi europei, ecco la proposta di Bruxelles

divorzio matrimonio unioni 02 maggio 2016

di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) - Risolvere le difficoltà pratiche e giuridiche, definendo l'autorità giurisdizionale competente, che affrontano le coppie formate da cittadini di Stati Ue diversi che vivono in uno Stato membro di cui non sono cittadini, in merito alla gestione dei beni e al momento della divisione del patrimonio post separazione, divorzio o morte del partner o del coniuge.

E, ancora, determinare la legge applicabile e facilitare il riconoscimento e l'esecuzione, in uno Stato membro, di una sentenza in materia patrimoniale emessa in un altro Stato Ue. Tutto questo, senza definire né l'istituto del matrimonio né quello dell'unione registrata.

È questo l'obiettivo di due proposte di regolamento del Consiglio Ue presentate dalla Commissione europea relative alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia di regimi patrimoniali tra coniugi e unioni registrate.

Le due proposte di regolamento, che attuano una proposta di decisione del Consiglio Ue che autorizza una cooperazione rafforzata in questi ambiti, sono attualmente all'esame delle commissioni parlamentari competenti per l'espressione del parere sul rispetto del principio di sussidiarietà (il termine scadeva il 21 aprile scorso).

In particolare la proposta di regolamento in materia di effetti patrimoniali delle unioni registrate, come si legge nel parere approvato in commissione Politiche Ue al Senato, "si inscrive ora in un quadro giuridico interno più attento alla regolamentazione delle unioni civili, come reso evidente dall'approvazione" a Palazzo Madama del ddl Cirinnà.

Ddl atteso, ora, all'esame dell'aula di Montecitorio a partire dal 9 maggio prossimo.

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