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Cosa c'è (e cosa non c'è) nel decreto Fisco

bilancio conti pubblici 17 novembre 2017

di Viola Contursi e Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) - Si allarga la platea dei contribuenti interessati alla rottamazione delle cartelle, ambia lo spesometro che diventa più semplice, viene emssa fine alla questione legata bollette a 28 giorni per telefonia, pay tv e servizi internet, non potranno più essere vendute online le sigarette elettroniche, arrivano nuove norme per le zone terremotate, lo scudo finale al 3% per chi rientra in Italia dopo aver lavorato all'estero e l'equo compenso per tutti i professionisti.

Sono alcune delle principali novità introdotte in Senato al decreto legge Fisco, collegato alla manovra, che, tra le altre cose, ha riaperto i termini della definizione agevolata a tutti i ruoli assegnati da gennaio a settembre 2017 e destinato meno di un miliardo a un primo intervento di sterilizzazione dell'aumento Iva per il 2018 (altre risorse sono previste al riguardo dalla legge di Bilancio).

Il provvedimento, nella sua versione originaria approvata da Palazzo Chigi, estende l'applicazione dello split payment a tutte le partecipate della Pubblica amministrazione e rafforza i poteri di esercizio della 'Golden power'. Il testo ora passa ora all'esame della Camera dove non viene esclusa dalla commissione Bilancio la possibilità di ulteriori modifiche.

Alcuni dei temi non trattati con il decreto a Palazzo Madama potrebbero essere nuovamente discussi con la legge di Bilancio: dall'introduzione delle correzioni alle previsioni sulle sanzioni relative alla Golden Power alle pensioni e le altre questioni relative al lavoro. Durante l'esame al Senato, poi, il Pd ha ritirato l'emendamento a prima firma Stefania Pezzopane (Pd) che puntava ad inserisce nel decreto le norme sulla riforma delle spiagge e quello sullo sconto delle sanzioni per chi ha ricevuto avvisi bonari per il mancato pagamento delle tasse.

Infine, durante l'esame in commissione Bilancio il Governo ha fatto dietrofront sulla riforma delle Agenzie fiscali. Il relatore, Silvio Lai (Pd), ha ritirato l'emendamento perché non condiviso da tutta la maggioranza. Questo ridava autonomia organizzativa alle Agenzie, legava gli obiettivi ai risultati, puntava su lotta all'evasione e allungava la durata in carica dei vertici da 3 a 5 anni, ma che manteneva lo spoil system. L'emendamento, ha fatto sapere il Governo in commissione, sarà ripresentato durante l'esame della legge di Bilancio.

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@VioC - @ricci_sonia

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