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Cosa prevede l'accordo sul fisco tra Italia e Vaticano

vaticano 04 luglio 2016

di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) - Superare il segreto bancario e consentire l'adempimento, attraverso modalità semplificate, degli obblighi fiscali delle attività finanziarie detenute presso enti che svolgono tali attività nel Vaticano, da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia.

Per il passato, tali soggetti possono avvalersi di una procedura di regolarizzazione ad hoc, con gli stessi effetti stabiliti dalla legge per l'emersione e il rientro di capitali detenuti all'estero, la legge 186 del 2014, attraverso la collaborazione volontaria.

È questo, in sintesi, l'obiettivo di un ddl approvato la settimana scorsa al Senato (aveva avuto il primo ok da Montecitorio il 31 marzo scorso) che ratifica ed esegue una convenzione tra l'Italia e la Santa Sede in materia fiscale, fatta a Città del Vaticano il 1° aprile 2015.

L'intesa, sottoscritta nell'aprile 2015, segue il modello di convenzione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e lo scambio di informazioni riguarda i periodi d'imposta a partire dal 1° gennaio 2009.

La regolarizzazione è prevista per redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria ma non per quelli d'impresa, fondiari e quelli diversi di natura non finanziaria.

I soggetti interessati dalla regolarizzazione sono persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia ma titolari di attività finanziarie detenute presso enti creditizi e bancari nel Vaticano e, in particolare (art. 2), chierici e membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, dignitari, impiegati, salariati, anche non stabili, e pensionati del Vaticano e di altri enti ecclesiastici.

I CONTENUTI DELLA CONVENZIONE
L'intesa istituisce un sistema di tassazione dei proventi da attività finanziarie detenute, presso enti che svolgono istituzionalmente un'attività di carattere finanziario nel Vaticano, da soggetti residenti in Italia.

Semplificato l'adempimento spontaneo degli obblighi tributari. In particolare, l'articolo 3 della convenzione stabilisce un meccanismo di regolarizzazione dei periodi pregressi, in relazione a tutti gli anni d'imposta accertabili, fino al 31 dicembre 2013. Per le persone fisiche ci si può regolarizzare presentando una dichiarazione all'Agenzia delle entrate, in cui si attesta la natura delle somme che hanno concorso alla formazione delle attività da regolarizzare.

Per le persone giuridiche, la regolarizzazione avviene con il pagamento delle imposte sui redditi finanziari generati negli anni di imposta 2014 e 2015. Possibile anche il pagamento dell'imposta per il periodo 2014-2015 tramite una opzione ad hoc che permette di avvalersi dei meccanismi di semplificazione.

La regolarizzazione semplificata non è prevista, però, per i redditi d'impresa, fondiari e quelli diversi di natura non finanziaria. L'articolo 6 della convenzione ribadisce, poi, le previsioni del trattato del Laterano (parte dei Patti lateranensi del 1929) sui privilegi stabiliti in favore di alcuni edifici, indicati negli articoli 13-16 del trattato, e quasi tutti ubicati nelle cosiddette zone di extraterritorialità del Vaticano.

Tali immobili non possono essere assoggettati a vincoli o espropriati per causa di pubblica utilità se non previo accordo con la Santa Sede, e sono "esenti da tributi ordinari e straordinari presenti e futuri, tanto verso lo Stato tanto verso qualsiasi altro ente".

Presente anche una distinzione apposita con gli enti centrali della Chiesa cattolica nei cui confronti non si applicano le disposizioni della convenzione. Infine, l'art. 14 riguarda la durata in vigore della convenzione, che, ratificata da entrambe le parti, "resterà in vigore finchè non sarà denunciata" da una delle due.

Nel qual caso, trascorsi comunque 5 anni dall'entrata in vigore e previa comunicazione 'diplomatica', essa cesserà di "avere effetto al 1° gennaio dell'anno solare successivo a quello nel quale è stata notificata la denuncia". (Public Policy)

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