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Il decreto Comunicazioni, secondo una delle bozze

banda larga 08 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - Utilizzare le infrastrutture a rete già esistenti di qualsiasi tipo - gas, elettricità, rete stradale e ferroviaria, acquedotti e persino le reti fognarie - per la posa o lo sviluppo della banda larga.

È questo, in sintesi, l'obiettivo di una norma contenuta in una nuova bozza (datata 1° giugno) del dl Comunicazioni, l'atteso provvedimento del governo per lo sviluppo della banda larga, di cui Public Policy ha preso visione.

In particolare, la disposizione impone alle imprese che forniscono servizi a rete di permettere agli operatori tlc che ne facciano richiesta l'accesso alle loro infrastrutture per l'installazione delle tecnologie per la banda larga. Si parla anche di termini e condizioni 'eque' per l'accesso, anche inerenti il prezzo, e si prevede che a determinare quest'ultimo sia l'Authority competente della rete "per permettere all'operatore che consente l'accesso di recuperare i propri maggiori costi di esercizio e manutenzione".

Il provvedimento prevede quindi che le imprese "che forniscono un'infrastruttura fisica destinata alla prestazione di un servizio di produzione, trasporto o distribuzione di gas, elettricità, teleriscaldamento, pubblica illuminazione e impianti semaforici, acqua, inclusi le fognature gli impianti di trattamento delle acque reflue e sistemi di drenaggio, e i servizi di trasporto, compresi ferrovie, strade, porti e aeroporti, anche se concessionari pubblici o privati, concedono l'accesso alla propria infrastruttura fisica agli operatori di reti di comunicazione elettronica capaci di fornire servizi di accesso a banda larga a una velocità di almeno 30 Mb/s. L'accesso è consentito a condizioni eque e ragionevoli, anche riguardo al prezzo, nel rispetto dei diritti dei terzi".

Il rifiuto del permesso, secondo la norma, è consentito nei casi di "inidoneità tecnica dell'infrastruttura a ospitare le tecnologie a banda larga; assenza di spazio per ospitare gli elementi di rete, comprese le necessità future in termini di spazio dell'operatore di rete che siano sufficientemente dimostrate; ragioni di sicurezza e sanità pubblica; necessità di assicurare l'integrità e la sicurezza delle reti; rischio di gravi interferenze dei servizi di comunicazione elettronica progettati con altri servizi erogati mediante la stessa infrastruttura".

In caso di rifiuto dell'accesso o di mancato accordo su termini condizioni, incluso il prezzo, la norma dispone che entro due mesi dalla data di ricevimento della richiesta ciascuna delle parti ha il diritto di rivolgersi all'Authority di regolazione del settore degli operatori di rete, che entro due mesi deve adottare una decisione vincolante per la risoluzione della controversia. (Public Policy) LEP

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