Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

CRESCITA, EQUITÀ, FLESSIBILITÀ: L'UE SI INTERROGA /FOCUS

LEGGE EUROPEA, COMMISSIONE CAMERA PUNTA A CHIUDERE ENTRO LUGLIO 22 marzo 2013

reclaim

(Public Policy) - Bruxelles, 22 mar - (di Daniela Sala)
L'Unione europea spende quasi il 30% del proprio prodotto
interno lordo per le politiche di protezione sociale,
secondo un modello consolidato di capitalismo sociale
sviluppatosi a partire dalla Seconda guerra mondiale. E con
la crisi la spesa per il welfare è aumentata: più 10% dal
2007 al 2010 (dati Eurostat), arrivando a superare in
Francia, Danimarca e Olanda il 30% del Pil.

"L'aumento dei contratti precari - spiega Martin Siecker
del Comitato economico e sociale europeo, organo consultivo
dell'Ue - minaccia questa forma di welfare state che finora
ha mitigato gli eccessi del capitalismo pur garantendone i
benefici". E se è chiaro perché i datori di lavoro siano
restii a offrire contratti a tempo indeterminato in un
periodo di crisi, a preoccupare è la sostenibilità di questo
modello quando si tratta di competere con le economie
emergenti, Cina in testa.

"Le nostre aziende devono affrontare una competizione
internazionale", mette in guardia Maxime Cerruti,
responsabile degli affari sociali di BusinessEurope,
un'organizzazione che rappresenta numerose imprese europee.

"Ci sono periodici mutamenti nella struttura del mercato
economico mondiale. Solo per fare un esempio, negli anni '30
la vita media di un azienda si aggirava intorno ai 65 anni,
oggi è crollata a 15 e questo mostra chiaramente la
volatilità e il contesto in cui le aziende lavorano. Alcuni
sostengono che la soluzione per superare la recessione sia
investire nell'innovazione e nelle competenze: questo è
senz'altro vero, ma risolve solo una parte del problema
perché non tutta la nostra economia è basata su questi
settori. Servono contratti flessibili e competenze tecniche
di base".

Patrick Itschert, segretario generale della European Trade
Union Confederation (la Confederazione europea dei
sindacati), la pensa però in maniera opposta: "Incoraggiando
le professioni poco qualificate, l'unica cosa che otteniamo
è la segregazione sociale. L'unica risposta possibile a
questo disastro è una crescita intelligente e
sostenibile".

D'altra parte una crescita non equa porta con sè dei costi sociali,
ricorda Siecker: "La ricerca di Richard Wilkinson e Kate Picket,
'The spirit level: perché l'uguaglianza è meglio per tutti', ha
mostrato come le società in cui le disuguaglianze sociali sono più
profonde abbiano prestazioni peggiori sotto ogni aspetto
della vita quotidiana: più crimini, peggiore rendimento
lavorativo e problemi di salute più diffusi e, soprattutto,
fiducia irrimediabilmente minata verso le istituzioni e le
persone".

Certo, l'Unione europea attualmente spende molto in termini
di protezione sociale: "Vogliamo mantenere e migliorare
questo sistema - precisa Cerruti - ma la crescita è una
condizione necessaria e le negoziazioni in corso tra Unione
europea e Stati uniti si spera potranno dare buoni risultati
in questa direzione".

Ma la strada è ancora lunga e, come emerso anche durante il
Consiglio europeo di primavera, per superare il dilemma tra
austerità e crescita bisogna urgentemente ridare fiducia
agli investitori. Nessuna misura concreta è stata però
ancora adottata. "Quello che fa la differenza sono i nuovi
consumatori e le nuove possibilità di investimento", spiega
Cerruti, aggiungendo che a questo proposito ci sono ostacoli
di natura economica e finanziari al mercato unico che vanno
rimossi.

Fiducia e garanzie, secondo Siecker, non si escludono a
vicenda: "Per ridare fiducia agli investitori - conclude -
bisogna dare alle persone sicurezza: gli affari hanno
bisogno di certezze sugli investimenti a lungo-medio
termine".

E la Germania, con le sue politiche di incentivo
al rinnovabile è, sempre secondo l'esperto del Comitato
economico e sociale europeo, l'esempio da seguire: "I piani
pluriennali di incentivi voluti dal governo tedesco hanno
dato supporto e sicurezza agli investimenti. Non è vero che
la protezione sociale ci condannerà al fallimento nel
mercato globale. Al contrario: l'unica possibilità che
abbiamo per assicurare la sopravvivenza del modello sociale
europeo nel contesto globale. Lavoratori soddisfatti
compensano i datori di lavoro con maggiore impegno e
competitività, in pratica con una maggiore produttività".
(Public Policy)

DSA

© Riproduzione riservata