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CRISI, BCE: ACCELERARE LE RIFORME STRUTTURALI PER LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE

bce 09 maggio 2013

CRISI, BCE: ACCELERARE LE RIFORME STRUTTURALI PER LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE

I DATI DEL BOLLETTINO DI MAGGIO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

(Public Policy) - Roma, 9 mag - È fondamentale che i governi
intensifichino l'attuazione delle riforme strutturali a
livello nazionale, basandosi sui progressi compiuti nel
risanamento dei conti pubblici e proseguendo le
ricapitalizzazioni bancarie ove necessario. In aggiunta,
dovrebbero mantenere lo slancio verso la creazione di
un'autentica Unione economica e monetaria, compresa la
rapida realizzazione dell'unione bancaria.

Lo scrive il Consiglio direttivo della Banca centrale
europea nel bollettino mensile diffuso oggi.

In merito alle prospettive, il vertice Bce prevede che "la
crescita delle esportazioni dell'area dell'euro dovrebbe
beneficiare del recupero della domanda mondiale, mentre
l'orientamento di politica monetaria dovrebbe contribuire a
sostenere la domanda interna".

Il miglioramento dei mercati finanziari dopo l'estate
scorsa, inoltre, dovrebbe trasmettersi all'economia reale.
L'Eurotower mantiene la necessaria cautela ricordando che i
rischi per le prospettive economiche dell'eurozona restano
orientati al ribasso e includono la possibilità di una
domanda, sia interna sia mondiale, ancor più debole delle
attese, nonché una lenta o insufficiente attuazione delle
riforme strutturali nell'area.

"Questi fattori - si legge nel bollettino - potrebbero
ripercuotersi sul clima di fiducia e quindi ritardare la
ripresa economica".

Resta il problema di come far arrivare al mercato reale i
flussi di denaro che arrivano da Francoforte.
"La moderata dinamica dei prestiti - scrive la Bce -
riflette in gran parte l'attuale fase del ciclo economico,
l'accresciuto rischio di credito e l'aggiustamento in atto
nei bilanci dei settori finanziario e non finanziario".
Nonostante diversi segnali di stabilizzazione, resistono
condizioni di credito restrittive per le Piccole e medie
imprese (Pmi) nell'area dell'euro, soprattutto in alcuni
Paesi.

Per assicurare un'appropriata trasmissione della politica
monetaria alle condizioni di finanziamento nell'eurozona
"è essenziale continuare a ridurre ulteriormente la frammentazione
dei mercati creditizi dell'area e consolidare la capacità di
tenuta delle banche, ove necessario".

Il Consiglio direttivo della Bce rileva che "il futuro
meccanismo di vigilanza unico e il meccanismo di risoluzione
unico rappresentino elementi d'importanza cruciale per una
rinnovata integrazione del sistema bancario e quindi
richiedano una rapida attuazione".

Sul fronte delle politiche di bilancio, i dati sul
disavanzo e sul debito notificati in primavera dai Paesi
dell'eurozona, precisa la Bce, indicano che il rapporto
medio tra disavanzo pubblico e Pil è diminuito dal 4,2%
del 2011 al 3,7 del 2012.

Nello stesso periodo il debito pubblico è aumentato in
media dall'87,3 al 90,6% del Pil. Per riportare il rapporto
debito/Pil su un percorso discendente, insiste la Banca
centrale europea, "i Paesi dell'area non dovrebbero
vanificare gli sforzi per ridurre i disavanzi di bilancio,
bensì ove necessario adottare ulteriori provvedimenti
legislativi oppure attuare rapidamente le riforme
strutturali, in modo che la sostenibilità dei conti pubblici
e il potenziale di crescita economica si rafforzino
reciprocamente".

Le riforme strutturali dovrebbero mirare a migliorare la
competitività e la capacità di aggiustamento, "nonché a
promuovere la crescita sostenibile e l'occupazione".

CREDITO, BCE: NELL'EUROZONA CALA LA DOMANDA DI PRESTITI DELLE IMPRESE

(Public Policy) - Roma, 9 mag - La domanda di prestiti da
parte delle imprese è in calo netto, sostanzialmente
invariato nel primo trimestre del 2013, collocandosi su un
livello di gran lunga inferiore alla media storica. Secondo
le banche dell'eurozona, tale andamento ha riflesso
soprattutto il contributo negativo degli investimenti fissi.
Lo scrive la Banca centrale europea nel bollettino di maggio
diffuso oggi.

Nello stesso periodo la perdurante flessione netta della
domanda di mutui per l'acquisto di abitazioni e credito al
consumo da parte delle famiglie si è accentuata, a indicare
che la contrazione netta della domanda è tornata su livelli
comparabili a quelli dichiarati nel 2012.

Nel primo trimestre del 2013, si legge nel bollettino Bce,
nell'eurozona è diminuito l'irrigidimento netto dei criteri
di concessione dei prestiti applicati dalle banche alle
imprese. Anche quello sui prestiti per l'acquisto di
abitazioni ha mostrato un'attenuazione, pur rimanendo
lievemente superiore alla relativa media storica.
Per quanto riguarda il credito al consumo, il livello di
irrigidimento netto si è mantenuto ampiamente in linea con
la media storica.

Tra i fattori alla base di questi andamenti, spiega la Bce,
"sia la percezione del rischio da parte delle banche sia i
costi di provvista e i vincoli di bilancio hanno contribuito
all'irrigidimento netto in misura inferiore rispetto alla
rilevazione precedente, nel caso sia dei prestiti alle
imprese sia di quelli alle famiglie".

In sintesi, spiegano gli analisti Eurotower, "i rischi
connessi ai debitori e l'incertezza macroeconomica restano
ancora le principali preoccupazioni cui le banche dell'area
dell'euro devono far fronte quando definiscono le proprie
politiche di erogazione del credito".

"Per il secondo trimestre del 2013 - annuncia la Bce - le banche
che partecipano all'indagine si attendono un grado di irrigidimento
netto per i prestiti alle imprese invariato, nonché un'ulteriore
riduzione di quello riguardante i prestiti erogati alle
famiglie per l'acquisto di abitazioni e per i consumi. Nel
contempo, la flessione netta della domanda dovrebbe
attenuarsi per tutte le categorie di prestito".

In particolare e con riferimento ai criteri applicati, nel
primo trimestre del 2013, la percentuale netta di banche che
segnalavano un irrigidimento per prestiti e linee di credito
a favore delle imprese è scesa (7%, rispetto al 13% del
trimestre precedente), raggiungendo un livello inferiore
alla media storica dall'inizio della rilevazione nel 2003.
In occasione della precedente rilevazione, precisano gli
analisti di Francoforte, "le banche interpellate avevano
dichiarato di attendersi un maggior grado di irrigidimento
netto (15%) per il primo trimestre dell'anno".

Le banche dell'eurozona hanno segnalato un irrigidimento
netto per i prestiti alle Piccole e medie imprese (Pmi) e a
quelle di grandi dimensioni, pari rispettivamente al 7% e al
4% (a fronte del 12 e del 15% nel quarto trimestre del
2012), indicando così che l'irrigidimento netto complessivo
ha interessato in misura lievemente superiore le Pmi
rispetto alle aziende di grandi dimensioni.

CRISI, BCE: CALANO FATTURATO E PROFITTI DELLE PMI DELL'EUROZONA

(Public Policy) - Roma, 9 mag - Nel periodo ottobre
2012-marzo 2013, caratterizzato dalla debolezza
dell'attività economica nell'area dell'euro, la situazione
finanziaria delle Piccole e medie imprese dell'area si è
ulteriormente deteriorata.

Le Pmi dell'area hanno continuato a segnalare, in termini
netti, un calo del fatturato (-11%, valore sostanzialmente
analogo al -10% dell'indagine precedente). Lo scrive la
Banca centrale europea nel bollettini di maggio pubblicato
oggi.

In aggiunta, continua la Bce, "un'elevata percentuale netta
di Pmi dell'area ha continuato a riportare un aumento
dei costi del lavoro e dei costi degli altri input (47 e 69%
rispettivamente, rispetto al 45 e 69% precedenti)".

Per effetto della flessione nel fatturato e dell'andamento
avverso dei costi, le Pmi dell'eurozona hanno seguitato a
registrare un calo dei profitti (-33%, dal -34). Per contro,
le grandi imprese hanno segnalato che il deterioramento dei
loro profitti è stato generalmente molto più modesto (-14%,
dal -10 dell'indagine precedente).

In un contesto caratterizzato, sottolineano gli analisti di
Francoforte, da "livelli ancora elevati di indebitamento
delle imprese, accresciuta avversione al rischio delle
banche, specie nei confronti dei prenditori meno affidabili,
e debole domanda di credito, le Pmi dell'area dell'euro
hanno continuato a ridurre il proprio indebitamento (-3% in
termini netti, invariato rispetto alla precedente edizione
dell'indagine)".

Nel complesso, il 5% delle Pmi dell'area dell'euro ha
segnalato un aumento della necessità di ricorrere a prestiti
bancari e il 12% a scoperti bancari (entrambe le percentuali
sono pressoché invariate rispetto all'indagine precedente).
Andamenti analoghi si sono riscontrati per il fabbisogno di
credito al commercio, cresciuto per il 4% delle Pmi (a
fronte del 5% precedente).

Fra i fattori che hanno influito sul fabbisogno di
finanziamento esterno delle Pmi si segnalano in particolare
gli investimenti fissi e le scorte e il capitale circolante.
L'aumento della rilevanza degli investimenti fissi è stato
complessivamente rilevato dal 13% delle Pmi (in rialzo dal
10%).

Le Piccole e medie imprese dell'area hanno inoltre
segnalato nell'insieme un fabbisogno leggermente maggiore di
finanziamento esterno dovuto all'insufficiente disponibilità
di autofinanziamento (7%, in rialzo dal 5%).

CRISI, BCE: CALANO FATTURATO E PROFITTI DELLE PMI DELL'EUROZONA

(Public Policy) - Roma, 9 mag - Nel periodo ottobre
2012-marzo 2013, caratterizzato dalla debolezza
dell'attività economica nell'area dell'euro, la situazione
finanziaria delle Piccole e medie imprese dell'area si è
ulteriormente deteriorata.

Le Pmi dell'area hanno continuato a segnalare, in termini
netti, un calo del fatturato (-11%, valore sostanzialmente
analogo al -10% dell'indagine precedente). Lo scrive la
Banca centrale europea nel bollettini di maggio pubblicato
oggi.

In aggiunta, continua la Bce, "un'elevata percentuale netta
di Pmi dell'area ha continuato a riportare un aumento
dei costi del lavoro e dei costi degli altri input (47 e 69%
rispettivamente, rispetto al 45 e 69% precedenti)".

Per effetto della flessione nel fatturato e dell'andamento
avverso dei costi, le Pmi dell'eurozona hanno seguitato a
registrare un calo dei profitti (-33%, dal -34). Per contro,
le grandi imprese hanno segnalato che il deterioramento dei
loro profitti è stato generalmente molto più modesto (-14%,
dal -10 dell'indagine precedente).

In un contesto caratterizzato, sottolineano gli analisti di
Francoforte, da "livelli ancora elevati di indebitamento
delle imprese, accresciuta avversione al rischio delle
banche, specie nei confronti dei prenditori meno affidabili,
e debole domanda di credito, le Pmi dell'area dell'euro
hanno continuato a ridurre il proprio indebitamento (-3% in
termini netti, invariato rispetto alla precedente edizione
dell'indagine)".

Nel complesso, il 5% delle Pmi dell'area dell'euro ha
segnalato un aumento della necessità di ricorrere a prestiti
bancari e il 12% a scoperti bancari (entrambe le percentuali
sono pressoché invariate rispetto all'indagine precedente).
Andamenti analoghi si sono riscontrati per il fabbisogno di
credito al commercio, cresciuto per il 4% delle Pmi (a
fronte del 5% precedente).

Fra i fattori che hanno influito sul fabbisogno di
finanziamento esterno delle Pmi si segnalano in particolare
gli investimenti fissi e le scorte e il capitale circolante.
L'aumento della rilevanza degli investimenti fissi è stato
complessivamente rilevato dal 13% delle Pmi (in rialzo dal
10%).

Le Piccole e medie imprese dell'area hanno inoltre
segnalato nell'insieme un fabbisogno leggermente maggiore di
finanziamento esterno dovuto all'insufficiente disponibilità
di autofinanziamento (7%, in rialzo dal 5%).

CRISI, BCE: RIPRESA IN USA E GIAPPONE, CRESCITA CONSUMI IN CINA

(Public Policy) - Roma, 9 mag - La Banca centrale europea
nel bollettino mensile pubblicato oggi analizza la
situazione di Paesi esterni all'eurozona. In particolare:
Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Cina.

STATI UNITI
Negli Stati Uniti la crescita si è rafforzata nel primo
trimestre del 2013: la stima preliminare del Bureau of
economic analysis mostra che il tasso di incremento del Pil
in termini reali (sul periodo precedente, in ragione d'anno)
è salito al 2,5%, dallo 0,4 del quarto trimestre del 2012.

Tale risultato, spiega la Bce, va ricondotto in larga parte
alla spesa per consumi personali, il cui aumento (3,2% sul
periodo corrispondente, in ragione d'anno) è stato il più
elevato degli ultimi due anni, e dal recupero delle scorte.
Eurotower avverte però che "gli indicatori economici più
recenti relativi agli Stati Uniti sono generalmente deboli,
a segnalare una lieve perdita di slancio dell'attività alla
fine del primo trimestre".

In sintesi, a marzo le imprese hanno frenato le assunzioni
di nuovi dipendenti, poiché il calo della spesa pubblica ha
pesato sulle prospettive dell'economia.

GIAPPONE
In Giappone, i dati economici di recente pubblicazione
continuano a segnalare una graduale ripresa di slancio della
crescita agli inizi del 2013. In marzo la produzione
industriale è aumentata dello 0,2% rispetto al mese
precedente, dopo un incremento rivisto dello 0,6% in
febbraio, e questo ha determinato un'espansione di circa
l'1,9% per l'insieme del primo trimestre.

I consumi privati, scrive la Bce, hanno evidenziato una
buona tenuta ai primi dell'anno, mentre i dati recenti
relativi agli ordinativi di macchinari da parte del settore
privato nazionale continuano a indicare una lieve debolezza
della spesa in conto capitale.

Il Pmi nipponico relativo al settore manifatturiero è ad
esempio salito a 51,1 in aprile, crescendo per il quarto
mese consecutivo, dopo avere superato in marzo la soglia tra
espansione e contrazione fissata a 50 per la prima volta da
maggio 2012.

REGNO UNITO
Nel Regno Unito, la stima preliminare colloca l'aumento del
Pil reale complessivo sul periodo precedente allo 0,3% nel
primo trimestre del 2013.

Il mercato del lavoro, annota la Bce, ha continuato a
evidenziare una relativa tenuta, anche se il tasso di
disoccupazione ha registrato un leggero incremento (salendo
al 7,9%) e l'occupazione ha subito una pronunciata
decelerazione nei tre mesi fino a febbraio.

In prospettiva, gli indicatori delle indagini congiunturali
relativi a marzo e aprile mostrano che la ripresa economica
proseguirà gradualmente nel breve periodo.

CINA
In Cina il Pil in termini reali ha rallentato lievemente
nel primo trimestre del 2013, al 7,7% sul periodo
corrispondente (dal 7,9 del quarto trimestre del 2012),
riflettendo soprattutto la più debole dinamica degli
investimenti.

I consumi privati hanno invece accelerato, fornendo il
principale contributo (4,3 punti percentuali) alla crescita
dell'economia cinese nel primo trimestre.
Anche l'interscambio netto ha contribuito positivamente,
per 1,1 punti percentuali, contro un livello
considerevolmente inferiore (0,4 punti percentuali) nel
trimestre precedente. (Public Policy)

SPE

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