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CRISI, BCE: LE DIVERSITÀ NEGLI SQUILIBRI DI BILANCIO NELL'EUROZONA

14 febbraio 2013

(Public Policy) - Roma, 14 feb - L'attuale crisi del debito
sovrano ha messo in luce debolezze fondamentali nell'assetto
di governance economica dell'Unione europea. Le regole per
le politiche di bilancio (e in particolare il Patto di
stabilità e crescita), come attuate nei primi anni
dell'Unione economica e monetaria (Uem), non hanno evitato
l'accumulo di ampi squilibri di bilancio in diversi Paesi
dell'area dell'euro. E' l'analisi che si legge nel
bollettino mensile della Banca centrale europea.

Gli Stati membri dell'Ue nei quali al momento vigono le
regole di bilancio più stringenti sono la Svezia e la
Germania.

In Svezia, rileva la Bce, la normativa in materia include
fra l'altro una disposizione sul pareggio di bilancio,
definita in termini corretti per il ciclo, in base alla
quale le amministrazioni pubbliche dovrebbero registrare un
avanzo dell'1% del Pil nel corso del ciclo economico.

La Germania ha introdotto nella sua Costituzione una regola
di "freno all'indebitamento", che è entrata in vigore
gradualmente a partire dal 2011. In base a tale regola, il
saldo di bilancio corretto per il ciclo dell'amministrazione
centrale dovrà presentare un disavanzo massimo dello 0,35%
del Pil a partire dal 2016 e quello delle amministrazioni
statali un pareggio nel corso del ciclo economico a partire
dal 2020.

Eventuali scostamenti saranno accantonati in uno specifico
conto di controllo, con lo scopo di assicurare l'osservanza
effettiva nel tempo della regola sul saldo in pareggio ed
evitare incrementi progressivi del debito.

Ispirati da queste regole e
facendo seguito alla ratifica del Trattato sulla stabilità,
sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e
monetaria, diversi Stati membri (quali Danimarca, Italia,
Irlanda, Francia e Spagna) hanno recentemente adottato, o
stanno adottando, leggi contenenti norme sul pareggio del
bilancio delle amministrazioni pubbliche. In gran parte
delle giurisdizioni, tuttavia, tali norme non sono ancora
entrate in vigore.

Alcuni Paesi, si legge ancora nel bollettino della Bce,
dispongono non solo di una regola sul pareggio di bilancio,
ma anche di norme ben funzionanti in materia di debito e
spesa delle amministrazioni pubbliche.

In Polonia e Slovacchia esiste ad esempio un meccanismo di
correzione graduale degli sconfinamenti rispetto al
massimale stabilito per il debito pubblico e sono previste
sanzioni al superamento di determinate soglie.

Il Portogallo ha recentemente introdotto limiti di spesa
per l'amministrazione centrale.
La solidità delle politiche in materia di finanze pubbliche
e l'ordinato funzionamento dell'Uem richiedono quadri di
riferimento nazionali efficaci.

Ma la Bce avverte: "I nuovi requisiti in materia di
governance - che pur rappresentano un passo nella direzione
giusta - potrebbero tuttavia non essere sufficienti ad
assicurare in futuro politiche di bilancio sane nell'Ue e
più in particolare nell'area dell'euro, data la maggiore
interdipendenza creata dall'Uem".

Nello specifico, annota la Banca centrale europea, anche se
attuate appieno, le riforme della governance in materia di
bilancio sono per molti versi insufficienti a garantire
l'efficacia dei quadri di riferimento nazionali per la
finanza pubblica e promuovere la disciplina di bilancio. I
Paesi appartenenti all'area dovrebbero quindi spingersi
oltre i requisiti minimi, come indicato nella direttiva sui
quadri di riferimento. (Public Policy)

SPE

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