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CRISI CIPRIOTA, LE OPZIONI SUL TAVOLO SECONDO OPEN EUROPE /SCHEDA

Cyprus parliament postpones vote on tax 20 marzo 2013

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(Public Policy) - Roma, 20 mar - "Una decisione sulla crisi
cipriota dovrà essere presa entro l'inizio della prossima
settimana, prima che la mancanza di liquidità cominci a
danneggiare gravemente l'economia dell'isola". L'analisi del
think tank inglese Open Europe parte da questo dato di
fatto, dopo che ieri sera il Parlamento cipriota aveva
bocciato all'unanimità il piano di salvataggio Fmi e Ue (che
prevedeva un prelievo forzato sui conti correnti dei
cittadini dell'isola).

IL VOTO DI IERI
Il Parlamento cipriota conta 56 membri eletti con il
proporzionale più 3 esponenti (in qualità di osservatori)
delle minoranze (maroniti, cattolici, armeni). Di 56 eletti
nessuno ha votato a favore del piano, compresi gli esponenti
del partito di maggioranza di centrodestra del presidente
Nicos Anastasiades (in carica dal 28 febbraio), Democratic
Rally (DISY), ovvero colui che con il suo governo ha
negoziato il piano con l'Unione europea. I parlamentari DISY
si sono infatti astenuti (in 19, uno era assente).
Gli alleati del Democratic Party hanno invece votato 'no',
come i comunisti e l'europeista European Party.

IL PIANO UE-FMI
Ue e Fondo monetario internazionale hanno dato l'ok a un
piano di salvataggio da 10 miliardi di euro a patto che le
autorità di Cipro impongano un prelievo una tantum dai conti
correnti delle banche cipriote. In sostanza una tassa sui
depositi dei cittadini ciprioti, esclusi quelli sotto i 20
mila euro. Dai 20 mila ai 100 mila del 6,75% (per recuperare
1,6 miliardi); oltre i 100 mila del 9,90% (3,8 miliardi).
Il voto di ieri, sottolinea Open Europe, "fa rimanere in
bilico la permanenza di Cipro nell'Eurozona e minaccia di
portare a un'escalation della crisi, anche se il risultato
più probabile è che il Parlamento cipriota voti una seconda
volta, ma su un piano rivisto".

COSA SIGNIFICA IL VOTO CONTRARIO
Per Open Europe la situazione cipriota ha tutti gli
ingredienti per rappresentare una svolta "grave" nella già
esistente crisi della zona euro. Nei giorni scorsi, infatti,
la Germania aveva sottolineato come Cipro "non avesse
alternative" al prelievo forzato. Ora "tutti i partner della
zona euro saranno costretti a impegnarsi in difficili
negoziati".

GLI SCENARI POSSIBILI (SECONDO OPEN EUROPE)
1. Il Parlamento cipriota vota di nuovo e approva un testo
rivisto (in merito alla tassazione forzata), con qualche
piccolo ritocco e aiuti supplementari (dalla zona euro o
dalla Russia, dicono gli analisti del think tank). Modifiche
che poi sarebbero nuovamente all'esame del Parlamento. Ma
per evitare un'escalation della crisi "il voto dovrebbe
avvenire entro l'inizio della prossima settimana". Per Open
Europe questa rimane l'opzione più probabile.

2. La possibilità concreta che un Paese della zona euro
esca dal sistema della moneta unica, potrebbe comunque
spingere i Paesi membri a presentare a Cipro un accordo più
'digeribile'. Dopo tutto - dicono quelli di Open Europe - "i
soldi in questione - 5,8 miliardi di euro che Cipro avrebbe
dovuto chiedere ai suoi cittadini - sono solo lo 0,06% del
Pil dell'Eurozona. Il vero problema sarà come fornire questa
liquidità mantenendo sostenibile il debito cipriota".

Cinque le opzioni possibili:
- Fornire interamente il prestito (ovvero 17 miliardi di
euro) ma con una scadenza molto lunga e prezzi bassi;
- Collegare il rimborso del prestito ai ricavi futuri del
gas (di cui Cipro è un Paese ricco);
- Utilizzare l'Esm (il fondo salva Stati, European
Stability Mechanism) o un altro veicolo per ricapitalizzare
direttamente le banche;
- Ristrutturare le obbligazioni nazionali ed estenderne la
scadenza;
- Accettare perdite su alcuni dei finanziamenti ufficiali.
Ma il problema principale - dicono gli analisti - "resta
politico". È molto difficile infatti trovare un accordo su
un piano di salvataggio "soft" a causa dell'ostilità dei
Parlamenti del nord Europa, ovvero tedesco, finlandese,
olandese, che non vogliono sostenere un settore finanziario
come quello cipriota dominato dagli interessi russi. Tra
l'altro uno dei motivi, sottolinea Open Europe, "per il
quale si è arrivati a questo punto".

3. Cipro guarda anche altrove (ovvero alla Russia): lo ha
detto per primo proprio il presidente cipriota Anastasiades.
Non è ancora chiaro quali siano questi piani, tuttavia è
abbastanza scontato che coinvolgano in qualche modo la
Russia.

Oggi infatti il ministro
delle Finanze cipriota Michalis Sarris sarà a Mosca per
discutere la situazione con il suo omologo russo. La Russia
ha un interesse significativo nel voler dare una mano Cipro.
Innanzitutto potrebbe ridurre le perdite di 20 miliardi di
euro di cittadini russi depositati a Cipro; inoltre potrebbe
ottenere condizioni favorevoli per i contratti futuri sulle
esplorazione di gas nell'isola (tradotto: ricavi futuri) e
potrebbe anche aumentare il peso della sua presenza
geopolitica nella regione.

Alcuni rapporti, dice l'analisi del think tank inglese,
"hanno anche suggerito che Sarris potrebbe proporre una
tassa del 20% sui depositi russi a Cipro in cambio di una
partecipazione russa in una futura società nazionale
cipriota del gas, oltre a posizioni nei board delle banche
cipriote". Tuttavia, secondo Open Europe, l'Ue non cederà
facilmente Cipro alla Russia.

4. La quarta opzione vede un'uscita di Cipro dalla zona
euro: in mancanza di un accordo con le più grandi banche
cipriote che falliranno senza una ricapitalizzazione, la Bce
potrebbe essere costretta a dare seguito alla sua minaccia
di ritirare la liquidità dalle banche cipriote, non solo per
ridurre la propria esposizione al rischio, ma anche per far
sì che la sua azione rimanga credibile per l'Eurozona e gli
stessi mercati finanziari.

In tal caso, sottolinea Open Europe, "il consiglio
direttivo della Bce sarebbe probabilmente pronto a votare
(necessaria una maggioranza dei 2/3, 15 voti su 23) per far
cessare la concessione di liquidità di ultima istanza
(Emergency Liquidity Assistance) a Cipro" lasciando le
banche al loro destino. Per Cipro sarebbe allora impossibile
salvare i propri istituti o sostenere la garanzia dei
depositi: l'isola sarebbe costretta a uscire dalla zona euro
e a stampare una propria moneta.

LA MONETA CIPRIOTA
Avrebbe sicuramente poca fiducia dai mercati finanziari,
non solo perchè gran parte del suo debito sarebbe non
ripagabile, e in particolare su quello detenuto all'estero.
Ma anche perchè la situazione sarebbe aggravata dalla
necessità, per la Banca centrale cipriota, di dover stampare
enormi quantità di liquidità per la sopravvivenza delle
banche e dei depositi. Uno scenario che ha tutte le
caratteristiche che portano a una spirale di inflazione e al
collasso del Pil. (Public Policy)

GAV

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