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CRISI, CONFESERCENTI: NEL 2013 CHIUDERANNO 281 IMPRESE AL GIORNO

11 febbraio 2013

(Public Policy) - Roma, 11 feb - Le imprese del commercio e
del turismo che hanno chiuso i battenti nel 2012 sono state
253 al giorno, nel 2013 saranno 281. Nel 2012-2013 i consumi
diminuiscono di 45 miliardi (-35 nel 2012, -10 nel 2013).

Lo scorso anno, la spesa delle famiglie ha subito un tracollo
di 35 miliardi (-4%) e il Fisco preleva quest'anno 34
miliardi tra Imu, Tares, Iva e adeguamenti Irpeg.

Sono alcuni dei dati dello studio di Confesercenti
"L'impresa presenta il conto: tutti i numeri del prezzo
della crisi" che il presidente dell'associazione Marco
Venturi ha illustrato sottolineando la "crescente
preoccupazione per le difficoltà economiche del Paese".

"Abbiamo già mandato una lettera ai leaders delle forze
politiche - ha aggiunto - in cui chiediamo una svolta
urgente. Ormai non ci bastano più generiche promesse:
servono fatti, servono risorse, che vanno trovate con
coraggiose scelte di tagli della spesa pubblica, in quella
parte che riguarda sprechi ed eccessi di rappresentanza".

Venturi ha poi ricordato che Confesercenti ha calcolato che
i tagli possono arrivare a liberare o attivare 70 miliardi
di euro, da utilizzare per il rilancio del Paese.

Mauro Bussoni, vicedirettore di Confesercenti, ha
annunciato: "In queste ore i nostri dirigenti chiederanno ai
candidati alle elezioni di sottoscrivere un impegno preciso,
qualcuno direbbe un 'contratto', sui punti che Confesercenti
ritiene fondamentali per tornare alla crescita".

CONSUMI
Secondo le stime Confesercenti, la contrazione dei consumi
continuerà anche l'anno prossimo, sebbene a ritmo meno
sostenuto, segnando una diminuzione di circa 10 miliardi
(-1,2%). In due anni la contrazione della spesa per consumi
interni sarà di 45 miliardi di euro (-5,2%), per un totale
di 2.000 euro in meno spesi da ogni famiglia.

L'impatto stimabile sul Pil, in termini di sottrazione
di crescita, è pari a 0,7 punti percentuali.

FISCO
Negli anni 2011 e 2012 le manovre fiscali hanno determinato
per famiglie e imprese maggiori imposte per 40 miliardi. Nel
2013 si verificherà un nuovo aumento: la nuova Tares,
l'adeguamento delle addizionali Irpef, l'incremento delle
tariffe dei servizi pubblici locali e l'aumento
dell'aliquota ordinaria Iva dal 21 al 22%, porteranno
famiglie ed imprese a pagare altri 10 miliardi aggiuntivi di imposte.

Un conto che sale a 34 miliardi se l'Imu dovesse
restare così com'è. Circa 20 miliardi saranno a carico delle
famiglie, con un aggravio di circa 800 euro a nucleo. Per le
imprese il conto è di 14 miliardi, o 3.000 euro ad azienda.
In tre anni - dal 2011 al 2013 - il totale è di quasi 75
miliardi in più, 1.250 euro pro capite per ogni italiano.

MORTALITÀ IMPRESE
Nel 2012 hanno cessato la loro attività 64.126 imprese del
commercio al dettaglio (di cui 52.432 pari all'82% sono
imprese individuali) e 27.691 imprese attive nell'alloggio e
ristorazione. Nei due comparti, quindi, hanno chiuso circa
253 imprese al giorno: 178 nel commercio al dettaglio (di
cui 30 nell'abbigliamento), 70 nella ristorazione, 5 nelle
strutture ricettive.

Nel 2013 la Confesercenti stima che chiuderanno 450.000
imprese in totale, di cui 72.000 nel commercio al dettaglio.
Il ritmo delle chiusure aumenterà portandosi a 281 al
giorno: 197 per il commercio al dettaglio (di cui 36
nell'abbigliamento), 78 nella ristorazione, 6 nella
ricezione.

REDDITI D'IMPRESA
Tra il 2007 e il 2010 i redditi medi dichiarati nel
commercio si riducono dell'11%: -15,9% nel commercio al
dettaglio no-food; -18,9% nell'abbigliamento, -7.9% nel
dettaglio alimentare, -7,1% per i pubblici esercizi e -22,8%
per quanto riguarda le strutture ricettive.
Alla fine di quest'anno, i redditi dei settori presi in
esame continueranno a calare.

Alla fine, sul 2010, la
variazione sarà di -12% per il commercio al dettaglio non
alimentare, -13,4% nell'abbigliamento e nelle calzature,
-5,8% per il commercio al dettaglio alimentare, -5,3% per i
pubblici esercizi e -13,5% per le strutture ricettive.

CREDITO IMPRESE E REDDITO FAMIGLIE
Tra il 2012 e il 2010 il credito alle imprese del
commercio, turismo e noleggio, agenzie di viaggi e altri
servizi si è ridotto di circa 4 miliardi di euro (-1,9% in
termini percentuali). Le sofferenze per gli stessi comparti
sono quasi raddoppiate, registrando una crescita del 72,6%,
pari a 9 miliardi di euro.

Per le famiglie consumatrici anche nel 2013 continuerà il
calo del potere d'acquisto, già crollato del 9,2% tra il
2007 e il 2012. Nell'anno è stimata una ulteriore
contrazione dell'1,9%. La propensione al risparmio,
calcolata come quota del reddito disponibile, è passata dal
12,5% del 2007 all'8,6% del 2012. Nel 2013 sarà dell'8,8%.

CALO QUOTE DI MERCATO
La liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali
ha portato i piccoli esercizi a perdere quota di mercato:
dal 2011 al 2012 passa dal 18,1% (21,4 miliardi) al 17,3%
(20,2 miliardi) nell'alimentare, dal 42,1% (44,2 miliardi)
al 41,6% (42,9 miliardi) al non alimentare.

Nel 2013 il fenomeno continuerà: la quota di mercato dei
piccoli esercizi scenderà dello 0,6% nell'alimentare,
attestandosi al 16,7%, e dello 0,5% nel no-food, al 41,1%.
Nel settore alimentare (carni, frutta e verdura, pesce, pane
e dolciumi) nei soli capoluoghi di Regione la sparizione di
negozi è ormai diventata un'inarrestabile emorragia, tanto
che, a fronte di una popolazione complessiva di 9 milioni
661 mila 440 abitanti, sono rimasti solo 17.768 esercizi
commerciali del settore alimentare. Vale a dire meno di 2
negozi ogni mille abitanti (1,8). Si va da un minimo di 1,2
a Milano ad un massimo di 3,4 di Napoli.

OCCUPAZIONE
Il 2013 vedrà continuare anche l'emorragia dei posti di
lavoro nei settori del commercio e del turismo. Alla fine
dell'anno, la diminuzione segnata sul 2010 sarà dello 0,8%
per gli occupati nel commercio al dettaglio, del 2,6% per
gli occupati indipendenti nello stesso settore, dello 0,2%
per pubblici esercizi e strutture ricettive e infine dello
0,4% per gli occupati indipendenti di queste ultime. (Public
Policy)

SPE

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