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CRISI SIRIANA, BONINO: ITALIA NON PARTECIPERÀ AD AZIONI MILITARI FUORI DA ONU

siria 27 agosto 2013

Emma Bonino

(Public Policy) - Roma, 27 ago - "L'Italia non prenderà parte ad eventuali azioni militari in Siria decise al difuori dal Consiglio di sicurezza dell'Onu". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, parlando della crisi siriana davanti alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato.

"Non si tratta - ha aggiunto Bonino - di una forma di scarico di responsabilità. Ci troviamo comunque impegnati anche oltre al limite delle nostre possibilità in alcune zone di quelle regioni, come in Libano, Afghanistan, Libia. L'impegno italiano in molti di questi teatri c'è e non verrà meno. Quindi dire che senza il Consiglio di sicurezza non parteciperemo ad azioni militari non è uno scarico di responsabilità".

"Si può anche pensare ad altre strade - ha suggerito il ministro - come ad esempio la decisione internazionale di un deferimento dei colpevoli alla Corte penale internazionale oppure, sempre con il consenso internazionale, riproporre un esilio per il regime".

NO SOLUZIONE MILITARE, OPERARE PER SOLUZIONE POLITICA "Non ho cambiato idea - ha proseguito Bonino - non c'è una soluzione militare al conflitto siriano. Bisogna operare perché una soluzione politica possa avere luogo, che si chiami Ginevra 2 o in un altro modo".

"Certo - ha aggiunto - la riunione prevista domani all'Aja è stata annullata ed è anche comprensibile, ma credo che non dobbiamo deflettere su questo punto". "Per altri versi - ha ricordato il ministro degli Esteri - l'opposizione siriana ha aumentato il suo potere ma si sta manifestando un'altra questione, quella curda. Non intendiamo fornire armi all'opposizione, come avevamo già detto".

ONU SI PRONUNCI SENZA DISTINGUO
Giovedì a Bruxelles la Nato discuterà della crisi siriana, ha annunciato poi Bonino. Che ha ribadito la necessità di una presa di posizione precisa delle Nazioni Unite. "Credo che il Consiglio di sicurezza dell'Onu debba pronunciarsi in modo inequivocabile e senza nessun distinguo sui bombardamenti da parte dell'esercito in Siria", ha dichiarato il ministro degli Esteri.

Al di là dell'attacco con i gas del 21 agosto, ha detto ancora Bonino, "una cosa è certa: i bombardamenti dell'esercito siriano hanno provocato 700-800 morti in una mattina, poi saliti a 1.300. Ed è solo l'ultimo eclatante episodio di una guerra incontrollata per cui il governo italiano si associa all'energica condanna" arrivata a livello internazionale "a cui dovrà seguire una risposta energica di tutta la comunità".

USO DI ARMI CHIMICHE È CRIMINE DI GUERRA
"Da parte degli Usa e di altri partner Ue si rafforza la convinzione che siano stati gli agenti siriani ad aver fatto uso di gas chimici", ha poi riferito il ministro degli Esteri ai parlamentari delle commissioni di Camera e Senato.

Convinzioni che, ha sottolineato Bonino, sono avallate da "varie informazioni provenienti anche da rapporti indipendenti" e "dall'alto numero dei morti tutti in zone controllate dall'opposizione".

"L'uso di armi chimiche - ha aggiunto Bonino - costituisce un crimine di guerra, su questo non ci devono essere linguaggi diversi. È un crimine contro l'umanità e le ragioni politiche di chi vuole intervenire per limitare il potere di chi usa queste armi non difetterebbero". Parlando sempre dell'attacco in Siria del 21 agosto "credo - ha aggiunto il ministro - che chi si assume la responsabilità degli attacchi debba prendersi la responsabilità delle conseguenze".

"Da parte della Siria - ha ricordato ancora Bonino - c'è stata una tardiva decisione di accettare gli ispettori Onu ma auspico che almeno tale sviluppo possa portare piena luce su quanto accaduto", visto che "se è il Sarin ad essere stato usato, il gas più letale, si tratta di una sostanza estremamente volatile per cui, per essere tracciata, c'è bisogno di un accertamento entro 48 ore. Che ovviamente non è stato possibile effettuare".

Rimane il fatto, secondo Bonino, che in un eventuale intervento occidentale in Siria "nessuna delle due parti ha ragionevoli motivi per pensare di poter prevalere" sull'altro.

EGITTO, EUROPA CONTINUI PROCESSO INCLUSIVO
Il ministro degli Esteri ha parlato anche dell'Egitto sostenendo che "l'Europa debba continuare sulla strada di un processo inclusivo". "Penso - ha chiarito - che non dobbiamo pensare che sia possibile un puro ritorno al passato, al 2011. Il risveglio della popolazione è stato reale. Ma credo anche che sradicare la Fratellanza musulmana significhi spingere alcuni di loro su posizioni estremiste" portando alla "formazione di gruppi terroristici che non necessariamente si limiterebbero a vivere in Egitto e dintorni".

"Con la decapitazione della Fratellanza musulmana - ha ricordato Bonino - la vita politica in Egitto è in una fase nuova e di estrema polarizzazione. A chi pensava che la destituzione di Morsi portasse a un processo democratico, credo che gli ultimi sviluppi abbiano dato qualche lezione di realtà". "È assai arduo - ha aggiunto il ministro - che da una premessa come quella della lotta al terrorismo possa arrivare un processo democratico".

UN "DRAMMATICO RIMESCOLAMENTO" NEL MONDO ARABO, CON  IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI
Emma Bonino ha poi espresso un giudizio più generale sulla situazione in medio oriente.  "Penso che la deposizione del governo Morsi in Egitto e i drammatici sviluppi della guerra in Siria vadano inseriti in un contesto che sta cambiando in modo profondo. Alcune dinamiche stanno modificando gli equilibri" nel mondo arabo "e se non ne teniamo conto di questo avremo scarse possibilità di intervento".

"Come Italia e come Europa - ha incalzato il ministro - ci troviamo esposti a un drammatico rimescolamento nel mondo arabo. Magari si trattasse, guardando al Cairo, di rapporti Italia-Egitto o Ue-Egitto: la dimensione è assolutamente internazionale come implicazioni". "Dobbiamo pensare - ha quindi detto - come porci" con il mondo arabo "e proporre ai nostri partner una nuova dialettica con questi Paesi ed è l'asse su cui intendo lavorare in questi mesi ed elaborare una proposta".

"Ci sono - ha detto Bonino - due dinamiche da cogliere: la prima è, tra virgolette, nuova e attiene alla frattura all'interno del mondo sunnita. E gli allineamenti sull'Egitto hanno portato a galla questo scontro. In Siria invece c'è uno scontro tra sunniti e sciiti, di tipo più
tradizionale, se mi passate il termine".

Per quanto riguarda la Siria, "Assad - ha continuato il ministro - ha recuperato posizioni militari e il flusso dei profughi verso l'Iran è drammatico. Stessa cosa accade verso il Libano, dove parliamo di 1 milione" di profughi siriani "su 4-5 milioni di popolazione, e in Giordania". "Pesano altri due elementi: - ha continuato Bonino - un relativo ridimensionamento dell'impegno americano e un tentativo della Russia di recuperare posizioni perdute in decenni".

Secondo Bonino per quanto riguarda l'Europa "bisogna capire due punti: è evidente che la nostra influenza è di per sè limitata proprio perché gli altri attori regionali sono cresciuti. A sud di casa nostra sono nate forze regionali di grandissima forza. Ma a mio avviso questo non significa nessuna influenza perché l'Europa è ancora vista dai Paesi mediterranei come un interlocutore" privilegiato.(Public Policy) VIC

Foto - La Presse

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