Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Da manovra a leggi Ue, i lavori parlamentari prima delle elezioni

parlamento cosa succede questa settimana 29 agosto 2017

di Sonia Ricci 

ROMA (Public Policy) - Mancano poco meno di sette mesi alla fine della XVII legislatura. In circa 180 giorni c'è da rifare la legge elettorale, o almeno armonizzare le due rimaste in vita - Italicum corretto e Costitutellum - come modificate dalla Corte costituzionale, approvare la legge di Bilancio entro dicembre, chiudere provvedimenti importanti come la riforma del processo civile e le leggi europee, e, infine, sciogliere i nodi relativi alla riforma dei vitalizi dei parlamentari e lo Ius soli per i figli dei migranti nati in Italia.

Un'agenda che viaggia su un sentieri molto stretto se si tiene conto che una fetta consistente di questi ultimi mesi dovrà essere dedicata alla manovra finanziaria. Il Parlamento, infatti, al esaminerà tra novembre e dicembre. Il via libera del Governo, come ogni anno, arriverà intorno alla metà di ottobre. La prima lettura probabilmente sarà al Senato, dove resterà per tutto il mese di novembre. Mentre alla Camera fino alla fine dell'anno. Una volta aperta la sessione di bilancio in una delle due Camere nessun altra proposta di legge o ddl potrà essere esaminato in contemporanea. A conti fatti, dunque, il Parlamento ha circa cinque mesi per chiudere almeno una parte dei provvedimenti aperti, ma non è escluso che con l'arrivo del nuovo anno i lavori delle due Camere rallentino per dare più spazio alla campagna elettorale.

L'inizio della XVII legislatura è avvenuto il 15 marzo 2013 con la prima seduta di Camera e Senato. La data ultima per il voto sarebbe dunque il fine settimana del 19 e 20 maggio 2018, in quanto - secondo l'articolo 70 della Costituzione - è necessario tornare a votare, entro 70 giorni dalla fine della legislatura. Vediamo nel dettaglio cosa succederà nei prossimi mesi in Parlamento.

MANOVRA

La legge di Bilancio non è ancora scritta (arriverà sul tavolo del Consiglio dei ministri non prima di metà ottobre e a seguire al Senato) ma le ipotesi di intervento iniziano a concretizzarsi. Tre sono le direttrici più importanti dell'ultima legge di Bilancio prima delle prossime elezioni: taglio dei cuneo fiscale per i giovani, il "nodo" pensioni e le risorse da stanziare per il rinnovo del contratto degli statali. Alla base, come succede ormai da diversi anni, la spending review.
Per quanto riguarda la riduzione del costo del lavoro, il Governo sta cercando risorse per far salire l'età massima per la decontribuzione per i nuovi assunti, arrivando sopra a 32 anni. La norma, da cui si parla da diversi giorni, prevederebbe un taglio strutturale del cuneo per i nuovi contratti a tempo indeterminato a favore dei giovani partendo con un dimezzamento dei contributi per i primi 2-3 anni e proseguendo con un taglio permanente di 3 punti di aliquota, arrivando al 30% di tassazione. La norma, secondo i primi calcoli del Tesoro, costerebbe a regime 2,5 miliardi di euro all'anno.
Nel Partito democratico si fa sempre più consistente la corrente che spinge per appesantire il capitolo sulla previdenza. Un tema aperto è quello dell'Ape sociale, ossia il meccanismo per anticipare la pensione di 3 anni e 7 mesi ai lavoratori più fragili, che potrebbe essere rifinanziata. Sempre dal Pd insistono che nella prossima manovra sarebbe necessario un intervento sulle pensioni più povere, con un adeguamento al costo della vita. Norma che non dispiace affatto ai sindacati, ma che al momento non è stata presa in considerazione dall'Esecutivo.

Un sentiero stretto, infine, è quello che riguarda il taglio della spesa. Un miliardo di euro di risparmi è già in cassa dopo la recente stretta sulle spese ministeriali. Manca però all'appello almeno un altro miliardo da reperire tramite la spending review. E proprio sul taglio della spesa e la riduzione del debito pubblico si baserà l'ultimo via libera di Bruxelles all'utilizzo della nuova fetta di flessibilità chiesta dal Governo che vale tra gli 8 e i 9 miliardi di euro.

Una somma importante necessaria alla prossima manovra. Il rinnovo del contratto del pubblico impiego, invece, vale da solo 5 miliardi di euro tra risorse già stanziate (1,8 miliardi), quelle promesse in vista della manovra d'autunno (circa 1,2 miliardi) e 2 miliardi da recuperare nei bilanci di Regioni e Comuni.

Una dote necessaria all'aumento promesso di 85 euro in busta paga, ma non per salvaguardare anche il bonus da 80 euro (che, paradossalmente, potrebbe saltare per circa 200mila lavoratori pubblici a seguito dell'aumento contrattuale). I sindacati avrebbero già avanzato una loro ipotesi di soluzione: rintracciare le risorse per salvare il Bonus Irpef al di fuori degli stanziamenti in legge di Bilancio, tra le pieghe dello stesso Fondo dedicato al bonus 80 euro. E' plausibile, infatti, che le stesse risorse risparmiate con i bonus persi vengano riutilizzate per compensare la perdita.

LEGGE ELETTORALE E VITALIZI

Tra i temi che verranno trattati a settembre c'è la legge elettorale alla Camera. La commissione Affari costituzionali ha già fissato un calendario di massima per la ripresa dei lavori: mercoledì 6 e giovedì 7 si parlerà della riforma elettorale. L'ufficio di presidenza, di inizio agosto, ha indicato il 12 settembre come data per la presentazione di un nuovo testo base. Sulla riforma elettorale, ufficialmente ma sembra anche ufficiosamente, non si è mosso nulla. I partiti navigano a vista, senza prendere iniziativa per intavolare una nuova trattativa. Rispetto a tre mesi fa, infatti, quando Pd, Forza Italia, M5s e Lega alla Camera raggiunsero un accordo sul sistema tedesco che poi naufragò, le posizioni dei gruppi sono cambiate. Il rischio è che non si trovi una maggioranza solida per cambiare l’Italicum così come rivisto dalla Corte costituzionale, e si vada a elezioni con i due sistemi in vigore una volta armonizzati con decreto governativo.

La stessa commissione, prima della pausa estiva, ha proseguito l'esame della proposta di legge sulle auto elettriche: la pdl, a firma Gian Luigi Gigli (Des-Cd) obbliga le pubbliche amministrazioni impegnate nell'acquisto di nuove auto di scegliere quelle a basso impatto ambientale, che si ricaricano con l'energia elettrica. L'esame del provvedimento proseguirà a settembre, ma ci sono poche possibilità che veda il via libera definitivo.

A Palazzo Madama invece rimane da chiudere una questione altrettanto discussa: la riforma dei vitalizi parlamentari. Gli assegni degli ex onorevoli hanno fatto discutere deputati e senatori anche durante la pausa estiva. Dopo il via libera della Camera, il testo attende di essere votato dal Senato e giace in commissione Affari costituzionali dove è approdato a fine luglio scorso. Il testo non piace a molti senatori del Partito democratico che promettono battaglia in aula per evitare l'approvazione. A capo della pattuglia di parlamentari c'è il senatore Pd Ugo Sposetti. Il presidente dei senatori dem a Palazzo Madama, Luigi Zanda, nei giorni scorsi, ha frenato le polemiche cercando di rimettere in riga i critici all'interno del gruppo: "Insabbiare il testo? Non se ne parla", ha detto. La ripresa dei lavori - ha assicurato il capogruppo - riprenderà dopo la pausa estiva.

In ogni caso, i parlamentari del Movimento 5 stelle accusano Zanda e Sposetti di essere d'accodo con l'obiettivo di "affossare" la legge. La maggioranza al Senato, come noto, non è solida, dunque non è escluso che il testo venga archiviato definitivamente prima dell'arrivo della manovra finanziaria ad ottobre.

IUS SOLI E LEGITTIMA DIFESA

L'agenda di Palazzo Madama, come detto, è piena di temi molto discussi e che potrebbero per finire nel dimenticatoio. Tra questi  la legge sulla cittadinanza, approvata dalla Camera alla fine del 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato (dove la maggioranza ha numeri molto più risicati). La legge amplia i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli. Lo Ius soli è sostenuto dal Partito Democratico, mentre sono contrarie le principali forze di opposizione: Forza Italia e Lega Nord la criticano aspramente, mentre il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi, come già aveva fatto alla Camera.

Oggi, stando alle regole introdotte nel 1992, la legge prevede un’unica modalità per ottenere la cittadinanza, il cosiddetto ius sanguinis, ovvero un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Chi nasce da genitori stranieri, anche se nel territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia "legalmente e ininterrottamente".

La nuova legge invece propone due canali: il già nominato ius soli temperato (legato al territorio) e lo ius culturae (legato all’istruzione). Lo ius soli prevede che chi nasce in un certo paese ottenga subito la cittadinanza. La legge proposta in Italia ritocca in parte questo principio prevedendo che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano solo se uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. La seconda corsia, lo ius culturae, riguarda la scuola. La cittadinanza italiana può essere richiesta per i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie).

GIUSTIZIA, LEGGI UE E VARIE ED EVENTUALI

Prima delle elezioni di primavera il Parlamento dovrà approvare alcuni importanti provvedimenti, considerati dirimenti per l'Esecutivo. Tre riguardano la giustizia e sono scritti sotto forma di delega al Governo. Uno, il ddl Civile, rivede interamente le regole del processo. Il secondo invece le norme fallimentari. E il terzo le regole per l'amministrazione straordinaria per le imprese più grandi in stato di crisi. Quest'ultimo è all'esame della commissione Industria al Senato (gli emendamenti presentati sono stati 44) e ha buone possibilità di essere approvato in via definitiva senza modifiche. Così come il ddl Civile, che però sarà cambiato nella parte che riguarda il tribunale dei minorenni. Sulla riforma fallimentare, invece, non c'è certezza che il ddl veda la luce.

Tra i provvedimenti in Parlamento ci sono due leggi europee, un ddl e una ddl delega. Entrambi sono stati esaminati da almeno un ramo del Parlamento. Ed è quasi certo che saranno esaminati in seconda lettura senza ulteriori modifiche. Alla Camera prosegue intanto l'esame della proposta di legge per la modifica del Codice della strada, che dovrebbe approdare in aula con la ripresa dei lavori. Così come, in commissione Affari sociali, l'iter del ddl Sanità. La sorte di questi ultimi due provvedimenti non è ancora chiara.

Il cassetto delle commissioni Ambiente e Agricoltura al Senato, dove è riposta il ddl Consumo suolo, si potrebbe aprire alla ripresa dei lavori del Parlamento. Il condizionale è d'obbligo parlando di un provvedimento presentato a febbraio 2014 a firma del Governo Letta e che, dopo un iter alquanto complicato alla Camera, è fermo a Palazzo Madama da luglio dello scorso anno (anche per un confronto con le Regioni che ha faticato a realizzarsi). Ora però la relatrice, Laura Puppato (Pd), vuole rilanciare il testo. Per la questa settimana, come sottolinea a Public Policy, ha in agenda una serie di incontri all'interno del Pd per un confronto politico che spiani la strada al ddl.

Un'ipotesi di definitiva archiviazione è prevista per altri provvedimenti minori o più problematici per la maggioranza, ma non meno importanti dal punto di vista dei contenuti: oltre alla riforma dei vitalizi che rischia lo stop, c'è il conflitto di interessi, la pdl sul whistleblowing, la diffamazione, il ddl parchi, la pdl per lo sviluppo delle ferrovie turistiche e il ddl registro opposizioni. E ancora: la pdl internet e quella sulla sharing economy, la riforma dei partiti, la modifica delle norme sugli orari dei negozi, il ddl Mucchetti sulla web tax, i piccoli comuni, il cicloturismo, la pdl libri e il ddl lobby. (Public Policy)

SOR

© Riproduzione riservata