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Il ddl 5 stelle per una "deregulation" delle farmacie

farmacia 27 ottobre 2014

ROMA (Public Policy) - Dare una risposta definitiva alle sollecitazioni di miglioramento delle farmacie "espresse dall'opinione pubblica italiana, dall'Europa e dai farmacisti non titolari". Come? Prevedendo, per il sistema delle farmacie in Italia, "la formula del doppio binario, uno rappresentato dalla farmacia convenzionata e l'altro da una farmacia non convenzionata".

Per queste ultime, "si mantiene l'esclusività della convenzione con il Ssn" mentre, in quelle non convenzionate, "è effettuabile la sola dispensazione dei farmaci a pagamento del cittadino".

É questo l'obiettivo di un disegno di legge al Senato a prima firma di Elena Fattori (M5s), fatta proprio dal gruppo dei 5 stelle, che ha iniziato giovedì scorso il proprio iter parlamentare in commissione Sanità a Palazzo Madama. Come ha spiegato anche la relatrice al provvedimento, Laura Bianconi (Ncd), l'iniziativa legislativa è volta "a introdurre una sorta di deregulation" sul settore della vendita dei farmaci.

Infatti, come si legge nella relazione illustrativa al ddl, "questo modello organizzativo, opposto al precedente che si reggeva sull'assunto 'una farmacia-un farmacista' può reggere solo se si completa la riforma con un contro bilanciamento che preveda il superamento dell'attuale contingentamento numerico delle farmacie".

E, per i proponenti, "la diversificazione dell'offerta professionale e dei prodotti, da contrapporre alle politiche distributive delle catene di farmacie, da parte di imprenditori liberi dai condizionamenti della filiera, è la sola ricetta in grado di garantire l'applicazione di una sana concorrenza".

Per questo motivo, secondo il progetto di legge, le due tipologie di distribuzione "non possono intersecarsi anche dal punto di vista della proprietà pur prevedendo per le 'Farmacie non convenzionate' la estensione degli obblighi in materia di controlli e farmaco-vigilanza" già previsti quelle convenzionate.

Inoltre, continuano i promotori dell'iniziativa, la riforma è "in linea con quanto già applicato nei maggiori Paesi europei come Regno Unito e Germania" ed è stata sollecitata "più volte" anche "dall'Antitrust". Infine, come ha ribadito in commissione la relatrice del ddl, viene previsto che alle farmacie convenzionate e a quelle ospedaliere siano riservati l'uso "della denominazione 'Farmacia' e l'insegna a croce di colore verde" mentre, a quelle non convenzionate, sia attribuita "la denominazione 'Farmacia non convenzionata con il Servizio sanitario nazionale' e l'insegna a croce di colore arancione".

I DATI NEL SETTORE Nella relazione alla pdl si legge che, ad oggi, "i farmacisti iscritti negli ordini provinciali sono 72.854 e di questi i farmacisti titolari sono 16.112, pari al 22% degli iscritti; i direttori di farmacie comunali sono 1.412, pari a poco meno del 2% degli iscritti, mentre i restanti 55.330 sono non titolari di farmacia e sono ben il 76% degli iscritti". Quindi - dicono i firmatari della proposta - "possiamo dire che 1 farmacista su 5 è titolare di farmacia" e "il 24% dei farmacisti titolari ha, di fatto, il monopolio del sistema della distribuzione del farmaco".

I NUMERI DELLE FARMACIE IN ITALIA Sempre nella relazione illustrativa al ddl si legge che: "le farmacie convenzionate in Italia sono 18.039, e di queste 1.614 sono farmacie comunali, pari al 9%, mentre circa 6.000 sono farmacie rurali, pari al 33% del totale delle farmacie". E, in questa situazione, "l'opportunità offerta al 76% dei farmacisti non titolari ha indotto in molti di loro ad aprire una parafarmacia, che a fine giugno risultano essere 4.746.

L'80% dei comuni italiani, pari al 27% della popolazione ha a disposizione una sola farmacia e bisogna evidenziare che tra i comuni che hanno una sola farmacia figurano anche località con una popolazione di 8mila, 9mila, 10mila abitanti". Inoltre, si legge ancora nella proposta, "ci sono il 37% dei comuni italiani con popolazione fino a 2mila abitanti che non hanno una farmacia" e "ai comuni che hanno una popolazione oltre i 5mila abitanti, pari all'83% della popolazione nazionale, si ha mediamente una farmacia ogni 3.950 abitanti".

IL FATTURATO ECONOMICO Infine nel ddl si fanno anche i conti. E, come si evince ancora dalla relazione che precede l'articolato della proposta, "il fatturato globale del mercato farmaceutico in Italia ammonta a 19,6 miliardi di euro. Di questi, ben 17,4 miliardi riguardano farmaci con prescrizione medica (fascia A e fascia C) mentre i restanti 2,2 miliardi sono imputati ai farmaci da banco. Dei 17,4 miliardi afferenti ai farmaci di fascia A e C, circa l'80% è rappresentato dai farmaci a carico del Ssn, mentre la spesa del restante 20% è pari a 3,2 miliardi di euro ed è data da quella parte di acquisti sostenuti direttamente dai cittadini".(Public Policy)

IAC

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