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Concorrenza, il ddl va avanti alla Camera ma non ne esce indenne

class action 16 settembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Giacomo Mannheimer* - Non certo indenne – anzi, piuttosto malandata – ma la legge annuale sulla concorrenza è stata approvata in commissione alla Camera e il 21 settembre è sbarcata in aula. Qualche mese fa, avevamo analizzato la bozza del provvedimento presentata dal Governo al Parlamento. Oggi, al termine del passaggio in commissione, ci sembra opportuno rifarlo, limitandoci, come allora, a un’analisi delle disposizioni di maggior rilievo presenti.

AVVOCATI - È stata confermata la disposizione secondo cui gli studi legali potranno essere (parzialmente) aperti a soci di capitale, che potranno detenere fino al 30% della compagine sociale. Due terzi della società dovranno comunque essere composti da professionisti.

E nonostante alcuni rappresentanti delle associazioni di categoria e degli ordini non abbiano perso tempo per evocare lo spauracchio dei “poteri forti” che si appropriano della libertà dei professionisti, si tratta di una novità che, ampliando le possibilità e le scelte (anche di management) degli avvocati, è senz’altro positiva. È saltata, invece, l’apertura alla possibilità di validare i passaggi di proprietà di immobili non residenziali (box, negozi, ecc.) sotto i centomila Euro, che resta esclusiva dei notai.

NOTAI - Lo stop al divieto di pubblicità e al riferimento al reddito minimo di 50.000 euro triennali è una buona notizia, ma il fortino resta praticamente inespugnabile. Scompare, in primo luogo, la già accennata conferma dell’esclusiva sulle compravendite di immobili non residenziali sotto i centomila euro, che era più un’estensione dell’esclusiva agli avvocati che non una vera liberalizzazione.

D’altra parte, l’emendamento con cui i relatori hanno stabilito il passaggio dei notai da uno ogni 7mila abitanti a uno ogni 5mila, pur costituendo un aumento quantitativo, non va a intaccare il numero chiuso. Parlare di “liberalizzazione”, in questo senso, ha un suono beffardo: un aumento “indotto” di concorrenzialità è certamente positivo, ma ogni nuovo provvedimento che non abroghi il numero chiuso (previsto da una legge del 1913!) è pur sempre una conferma formale che a giudizio del Parlamento il settore abbia bisogno di ritocchi e non di rottamazioni.

TRASPORTI - Per quanto riguarda i servizi di linea su gomma, rotaia o via mare, è stata prevista una “carta unica dei servizi” e “misure a tutela degli utenti”, tra cui l’obbligo di rendere note ai passeggeri, entro la conclusione del singolo servizio di trasporto usufruito, le modalità per accedere alla carta dei servizi, in particolare le ipotesi che danno loro diritto a rimborsi o indennizzi. Poco, anzi nulla, a che vedere con le liberalizzazioni.

FARMACIE - Le farmacie sono state aperte alle società di capitali, pertanto anche chi non è farmacista potrà finalmente acquistare o investire in una farmacia. L’emendamento approvato in commissione Finanze prevede però che, per evitare conflitti d’interesse, non possano comparire tra i soci medici, produttori di farmaci e informatori scientifici. Eliminato anche il tetto che impediva di essere titolari di più di quattro farmacie.

Confermato, invece, il divieto di vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie e nei corner della GDO: una delle assenze più dibattute del provvedimento, non tanto per il suo peso economico quanto per il valore simbolico di un limite che appare vetusto e immotivato.

ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE - Riprendendo quanto già previsto dal decreto Destinazione Italia di fine 2013, il governo aveva previsto l’obbligo per le compagnie di praticare sconti significativi a chi accettasse una serie di condizioni. Tuttavia, il testo è uscito ridimensionato dal passaggio in commissione (sul punto si rimanda al puntuale intervento di Paolo Belardinelli). Stralciata dalla bozza, invece, la condizione di far riparare l’auto in carrozzerie convenzionate, dopo le molte proteste dei carrozzieri.

Passo indietro per i fondi pensione. La bozza originaria prevedeva la fine dei vincoli dettati dai contratti di lavoro nazionali, stabilendo la piena portabilità dei fondi. Il testo uscito dalla commissione, tuttavia, ha stralciato questa parte del provvedimento, facendo leva su un non meglio precisato obiettivo di “aumentare l’efficienza delle forme pensionistiche complementari collettive”. Dal punto di vista della concorrenza nel settore, lo ribadiamo, è un passo indietro.

ENERGIA - La tanto attesa piena liberalizzazione dei prezzi dell’energia è posta sub judice. L’addio definitivo al mercato tutelato, previsto per il 2018, è stato subordinato a un rapporto che l’Authority dell’energia dovrà consegnare al Mise entro l’aprile del 2017. E basterà il mancato rispetto solamente di una delle cinque condizioni imposte dal provvedimento (che comunque rispecchiano obblighi previsti dalle direttive Ue) per il passaggio da un operatore all’altro perché la fine della “maggior tutela” slitti di altri sei mesi a partire dal gennaio 2018.

Verrà adottato già da subito, tuttavia, un sistema di confronto dei prezzi che possa agevolare i consumatori nei prossimi due anni, mentre le principali società attive nel mercato dell’energia elettrica e del gas dovranno prevedere almeno un’offerta a prezzo fisso e una a prezzo variabile, così da consentire la confrontabilità dei propri servizi agli utenti.

BANCHE - Il provvedimento è rimasto pressoché invariato rispetto al testo presentato a suo tempo dal governo, perciò si rimanda all’analisi di Pietro Monsurrò.

COMUNICAZIONI - Rispetto al testo licenziato dal governo, non è cambiato molto: rimangono pertanto del tutto attuali le criticità individuate a suo tempo da Massimiliano Trovato. Fra le novità, le spese da sostenere per cambiare operatore telefonico e recedere dal contratto dovranno essere note al consumatore già al momento dell’offerta e non solo alla conclusione del contratto.

Anche qui, poco a che vedere con le liberalizzazioni, se non per l’apertura alla possibilità che i biglietti di mostre, spettacoli ed eventi sportivi siano pagati con credito telefonico, in ottemperanza a una direttiva europea di prossimo recepimento: un piccolissimo passo in avanti verso la disintermediazione delle banche.

SERVIZI POSTALI - Il Ddl liberalizza il servizio di notifica a mezzo postale degli atti giudiziari e delle violazioni al Codice della strada. In questo senso, pertanto, la novità è da accogliere certamente con favore: un privilegio – piccolo, ma non insignificante – è stato rimosso. (Public Policy)

@glmannheimer

*Pubblicato su Leoni Blog

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