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Ddl Delrio, Upi: legge elettorale e riforma titolo V, altro che no a Province

province 14 gennaio 2014

ROMA (Public Policy) - "Per rispondere veramente alle aspettative dei cittadini il Parlamento dovrebbe oggi approvare una riforma della legge elettorale ed una riforma costituzionale del sistema parlamentare che superi il bicameralismo perfetto ed, in modo coerente, affronti le principali criticità nella ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni e nelle disposizioni sulla 'forma di stato' del titolo V, parte II, della Costituzione".

È quanto ribadito dall'Unione delle Province italiane (Upi) nel corso di una audizione informale, che si è tenuta oggi davanti la commissone Affari costituzionali del Senato, sul disegno di legge Delrio sul superamento delle Province. Il documento consegnato dall'Upi alla I commissione del Senato sottolinea infatti come "se si vuole intervenire sui costi della politica, l'intervento non può essere limitato solo alle Province ma deve riguardare anche gli altri livelli istituzionali". Tra i dati riportati nel documento, estrapolati dal rapporto 2013 sul coordinamento finanza pubblica, la messa a confronto dei costi delle istituzioni nel 2012: Parlamento (senza Governo) 440 milioni, Regioni 843 milioni, Comuni 558 milioni, Province 105 milioni.

Il rapporto sottolinea anche gli ultimi contenuti nel Documento economia e finanza (Def) 2013 sulla spesa pubblica complessiva della pubblica amministrazione: Amministrazioni centrali 562 miliardi (70,14% del totale), Regioni 163 miliardi (20,40%), Comuni 66 miliardi (8,19%), Province 10 miliardi (1,26%). Tra i punti critici del ddl Delrio l'Upi ha sottolineato "la proliferazione degli enti locali" come nel caso delle Città metropolitane, "la confusione sulle funzioni di area vasta che deriva dallo svuotamento delle funzioni provinciali e che pregiudica il ruolo di governo di area vasta delle future Province e Città metropolitane", "la debolezza del sistema di elezione di secondo grado degli organi di governo delle Province e delle Città metropolitane".

Dunque l'Upi è tornata a chiedere, oltre a una razionalizzazione delle Province, "il mantenimento delle Province come istituzioni territoriali su cui costruire un livello di governo di area vasta riconoscibile" e "l'istituzione delle Città metropolitane come enti di governo integrato delle aree metropolitane alternativi alle Province e ai Comuni capoluogo che, dopo una fase transitoria, devono essere eletti direttamente dal popolo". (Public Policy)

NAF

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