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DDL DIFFAMAZIONE, DELLA MONICA (PD): NON LEGARLO A CASO SALLUSTI / INTERVISTA

19 ottobre 2012

(Public Policy) - Roma, 18 ott - (di Elisa Pastore) La
senatrice Silvia Della Monica, capogruppo Pd in commissione
Giustizia al Senato, e relatrice del ddl sulla diffamazione,
sottolinea la necessità di non legare le nuove norme al
'caso Sallusti', il direttore de Il Giornale su cui pende la
richiesta di arresto.

D. IL DISEGNO DI LEGGE SULLA DIFFAMAZIONE ERA PARTITO
SPEDITO IN SENATO, MA A QUANTO SEMBRA L'ITER STA FRENANDO
R. Rifiuto di accettare l'idea che questo disegno di legge
sia legato al caso Sallusti, il Parlamento parla di
diffamazione da tre legislature. Sallusti ha la possibilità
o di chiedere la grazia, o di chiedere la sospensione della
pena per essere affidato ai servizi sociali, o addirittura
una misura alternativa alla detenzione, quindi il suo caso
ha una soluzione.

Qui si tratta invece di trovare delle soluzioni per fatti
che sono puniti molto gravemente, perché prevedono anche la
reclusione e che si inquadrano in un sistema penale, che
dovrebbe cambiare e che non vede più il carcere come
elemento centrale della risposta alla devianza.
Affiancare alle pene per un delitto, come la multa,
l'efficacia della riparazione nei confronti della vittima e
le sanzioni accessorie, come la sospensione dell'esercizio
della professione, la pubblicazione della sentenza in
danno, la rettifica fatta anche su giornali diversi da
quelli che si sono rifiutati di pubblicare, forse possono
costituire in un sistema globale, qualcosa di diverso e di
nuovo e che dà forse finalmente seguito ad un dibattito che
dura in questo Parlamento da almeno tre legislature.

D. VENIAMO AI CONTENUTI DEL DDL, QUALI SONO LE NUOVE NORME
ALL'ESAME DELLA COMMISSIONE?
R. Puntano alla tutela della vittima e rendono più
effettiva la rettifica, con la possibilità di ottenerla solo
con il ricorso al giudice, che darà un primo provvedimento
di urgenza, ma anche, in caso di violazione, con un
provvedimento successivo. Sono previste anche pene adeguate
che si raddoppiano in caso di recidiva, accompagnate dalla
sospensione dell'esercizio della professione, e la
possibilità anche di un intervento dei consigli dell'ordine
cui vanno trasmessi tutti i provvedimenti, affinché a loro
volta possano intervenire in una fase in cui è ancora
possibile una transazione.

Ricordiamoci che sono reati
punibili a querela e che talvolta è l'atteggiamento
pervicace di un giornale che porta all'esasperazione di
determinate situazioni. C'è anche la previsione di punire
più gravemente l'ipotesi in cui ci sia un accordo tra
giornalista, editore e proprietario, o il direttore
responsabile o comunque il coinvolgimento di tre persone
anche estranee, per limitare, se possibile, le attività di
dossieraggio; quindi questa ipotesi dolosa è punita più
gravemente, e ancora di più se reiterata.

Pene principali, pene accessorie, risarcimenti che
conseguono sono finalizzati a mettere la vittima al centro
dell'attenzione, tenendo conto che una cosa è la libertà di
opinione e di espressione e un'altra cosa è il dovere di non
diffamare perché si viola un diritto fondamentale, creando
anche danni serissimi.

Ricordo che il Parlamento ha da poco approvato un reato che
si chiama stalking, che significa mettere in difficoltà
anche psicologica una persona e la diffamazione è una
violazione di questo genere che tocca la dignità di una
persona.

D. È OTTIMISTA SULLA CONCLUSIONE DELL'ITER DEL DDL?
R. C'è la necessità di una discussione approfondita in
Aula, noi, sia pure in questi tempi ristretti abbiamo anche
svolto audizioni sentendo pareri qualificati, e abbiamo
voluto portare il ddl in Aula per la complessità della
materia.

L'Aula ha tutta la possibilità di esprimersi. Allo stato,
nella commissione Giustizia si sono sentite voci anche di
senatori di altre commissioni che si sono pronunziati nel
modo che ho riassunto, ma non escludo che ci siano altri
senatori che ritengono che le sanzioni debbono essere
mantenute, magari mantenendo la pena della reclusione, come
altri paesi europei tuttora fanno. Tutto questo lo dobbiamo
sentire in Aula e riteniamo che la migliore garanzia sia un
dibattito pubblico e, come posso dire, ciascuno ci metta la
faccia.

D. LA PROSSIMA SETTIMANA CONCLUDERETE L'ESAME IN
COMMISSIONE?
R. È rimasta soltanto la votazione e quindi, se si vota, si
andrà in Aula. Quello che io cercherei di chiedere a quanti
sono estranei alla materia, nel senso che non contribuiscono
alla formazione del ddl in commissione, di non cercare di
strumentalizzarla. Un invito rivolto anche ai soggetti che
possono essere in qualche modo interessati, perché ripeto
noi ci rifiutiamo di fare norme a favore o contro le
persone. (Public Policy)

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