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Il ddl sul Garante dei diritti umani, che non piace alla Lega

diritti umani 22 maggio 2017

ROMA (Public Policy) - Istituire nel nostro ordinamento la figura del Garante dei diritti umani, per "promuovere e di tutelare i diritti fondamentali della persona, riconosciuti dalla Costituzione" e dal diritto internazionale, per verificare, tra gli altri, il rispetto dei diritti di detenuti, migranti e richiedenti asilo. Affiancandogli un Consiglio per i diritti umani, organo consultivo, per l'esame delle problematiche connesse alla promozione e alla protezione dei diritti umani e prevedendo, anche, che il Governo non possa ridurre, per esempio con decreto legge, le risorse destinate dalla legge.

È quanto prevede, in sintesi, un disegno di legge in prima commissione al Senato (firmatari Luigi Manconi, Pd, presidente della commissione Diritti umani a Palazzo Madama e Riccardo Mazzoni, Ala) che ha ripreso da poco il proprio iter parlamentare. La scorsa settimana è stato fissato al 24 maggio il termine dei subemendamenti agli emendamenti del relatore, che è lo stesso Mazzoni.

Tra l'altro è proprio uno degli emendamenti proposto da Mazzoni che inserisce nel corpo del provvedimento il Consiglio dei diritti umani, disciplinato in un nuovo articolo (il 2-bis). Il ddl era stato incardinato in prima commissione nel maggio 2015, salvo poi arenarsi a dicembre dello stesso anno.

Sarà questo il momento buono per riprendere e concludere l'iter? Sicuramente non lo vorrebbe la Lega, che ha presentato molti emendamenti ostruzionistici che mirano ad affossare la proposta Manconi-Mazzoni.

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IAC

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