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Ddl Povertà, primi passi al Senato (ma senza reddito di cittadinanza)

fisco tasse 30 settembre 2016

di Francesco Ciaraffo

ROMA (Public Policy) - Al via l'esame in commissione Lavoro al Senato del ddl Povertà che, almeno al momento, non sarà abbinato al provvedimento sul reddito di cittadinanza a firma M5s.

L'intenzione della maggioranza, infatti, era quello di unire al ddl delega del governo, già approvato alla Camera, vari provvedimenti parlamentari, tra cui due a firma Si-Sel e Autonomie sul reddito minimo garantito, uno sul salario minimo orario e uno sul reddito di cittadinanza, entrambi a firma M5s, un altro per l'introduzione di una misura universale di contrasto alla povertà (a firma Pd).

La questione sarà discussa in un ufficio di presidenza, ancora da convocare, della stessa commissione Lavoro.

In quella sede, spiega Nunzia Catalfo (M5s) a Public Policy "ribadiremo la nostra contrarietà all'abbinamento. Si tratta di due provvedimenti diversi", aggiunge spiegando che il ddl M5s è una misura universale, mentre quella del governo copre solo una parte della popolazione con risorse che sono giudicate dalla senatrice "una miseria".

"L'abbinamento è solo un modo per affossare un ddl dell'opposizione tenuto fermo in commissione dalla maggioranza per 20 mesi", sottolinea ancora Catalfo. Il reddito di cittadinanza è uno dei principali punti programmatici del M5s.

Il ddl all'esame della commissione Lavoro al Senato punta a garantire "il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo netto calcolato secondo l'indicatore ufficiale di povertà monetaria dell'Unione europea, pari ai 6/10 del reddito mediano equivalente familiare, quantificato per l'anno 2014 in euro 9.360 annui e in euro 780 mensili". (Public Policy)

@fraciaraffo

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