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Débat public, ecco la via italiana all'esame del Senato

appalti 04 settembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Francesco Ciaraffo - Istituire anche in Italia il débat public sul modello francese, cioè la consultazione pubblica per la realizzazione delle grandi opere.

È l'obiettivo del ddl 'Norme per la consultazione e la partecipazione in materia di localizzazione e realizzazione di infrastrutture e opere pubbliche', a firma Stefano Esposito, Stefano Vaccari e Daniele Borioli, tutti Pd.

Il ddl è incardinato in commissione Lavori pubblici al Senato ed è uno dei testi su cui il governo spero di dare una scossa con l'approvazione del ddl delega appalti che contiene un principio specifico sul punto. Nell'intervista di ieri a Public Policy, infatti, il viceministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, ha spiegato che sul débat public, così come sulla regolamentazione delle lobby, il governo presterà attenzione al lavoro parlamentare.

"Il senso del ddl è realizzare più velocemente le opere. Chi accusa che l'obiettivo è di non volerle far fare va in senso contrario allo spirito del disegno", aveva spiegato Esposito durante la conferenza stampa di presentazione a Palazzo Madama.

IL DÉBAT PUBLIC ALL'ITALIANA -
"Al fine di garantire la massima informazione dei cittadini e delle formazioni sociali sulle decisioni di interesse pubblico, promuovendo la più ampia partecipazione degli interessati, nonché di assicurare l'imparzialità del confronto dei diversi punti di vista - è l'articolo 1 del ddl - la realizzazione di infrastrutture o di opere pubbliche di rilevanza strategica nazionale o con forte rilevanza socio-economica o impatto significativo sull'ambiente è sottoposta, nei casi individuati dalla presente legge, a dibattito pubblico".

A QUALI OPERE SI APPLICA?
Rientrano nel campo di applicazione della legge, in primo luogo, le infrastrutture e opere pubbliche di rilevanza strategica nazionale, a cui aggiungere quelle "con forte rilevanza socio-economica o impatto significativo sull'ambiente" per le quali "sia prevista la valutazione di impatto ambientale obbligatoria o il cui valore di investimento sia pari o superiore a 100 milioni di euro e che riguardino un bacino di utenza non inferiore a 250.000 abitanti".

Nei casi in cui le opere non rientrino in questi ultimi due parametri, la Commissione nazionale di garanzia per il dibattito pubblico procede ad avviare il procedimento su richiesta, alternativamente: del proponente l'intervento; di un consiglio regionale o di un numero di consigli comunali o provinciali rappresentativi di almeno 250.000 abitanti; di almeno cinquanta membri della Camera dei deputati o venticinque membri del Senato della Repubblica; di 250.000 cittadini elettori residenti in un'area di afferenza ricollegabile al luogo nel quale dovrebbe essere realizzato l'intervento. È poi lo stesso ddl a fornire un elenco delle opere a cui 'si applica' il dibattito pubblico: autostrade e superstrade; linee ferroviarie; vie di navigazione, o adeguamento dei canali esistenti alle dimensioni dei natanti di tonnellaggio elevato; piste di aerodromi; infrastrutture portuali; linee elettriche.

E ancora: gasdotti; oleodotti; depositi di scorie nucleari; dighe idroelettriche o dighe di ritenuta; trasferimento di acqua da bacino fluviale, escluse le vie di navigazione; stabilimenti e impianti culturali, sportivi, scientifici, turistici; impianti di trattamento, stoccaggio e smaltimento rifiuti, discariche e termovalorizzatori.

COME INIZIA
Il proponente l'opera, almeno 180 giorni prima della presentazione della domanda di autorizzazione ai soggetti competenti, trasmette alla Commissione nazionale una comunicazione con una proposta di progetto con l'indicazione, chiara e circostanziata, degli obiettivi e delle caratteristiche principali dell'intervento, la sua localizzazione, gli impatti ambientali, i tempi e i costi di realizzazione, gli eventuali benefìci per il territorio sul piano ambientale, territoriale, occupazionale e sociale, al fine di svolgere un dibattito pubblico.

Entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione, la Commissione nazionale delibera l'avvio della procedura di dibattito pubblico, se ritiene che l'intervento presenti un carattere di interesse nazionale, nominando fra i propri componenti un referente del dibattito.

La Commissione nazionale può chiedere ai proponenti, una sola volta, approfondimenti e documentazione di carattere tecnico sulla proposta di progetto sulla quale si intende attivare la procedura partecipativa.

È la Commissione, con la stessa delibera con cui avvia il dibattito pubblico, a stabilire: la durata del dibattito pubblico, che in ogni caso non può essere superiore a sei mesi dalla data di convocazione della prima audizione, salvo proroghe motivate per non oltre tre mesi complessivi; le fasi del dibattito pubblico, le modalità per garantire la più ampia partecipazione dei cittadini e le forme di trasparenza e informazione necessarie.

E COME FINISCE
Al termine del dibattito pubblico, il referente redige un rapporto conclusivo in cui riferisce sulla procedura adottata, sugli argomenti che sono stati sollevati nel corso del dibattito e sulle proposte conclusive cui ha dato luogo, incluse le eventuali ipotesi alternative emerse, nonché sul grado di consenso raggiunto. Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il proponente comunica alla Commissione se intende rinunciare al progetto; proporre modifiche al progetto, indicando quali tra quelle emerse intenda realizzare; sostenere il medesimo progetto sul quale si è svolto il dibattito pubblico, motivando le ragioni di tale scelta.

AUTORIZZAZIONI PIÙ VELOCI SE SI ACCETTANO LE MODIFICHE
Se il proponente, comunica di voler variare il progetto iniziale sulla base di quanto emerso nel dibattito pubblico, sono ridotti della metà i termini previsti dalla normativa vigente di conclusione dei procedimenti per l'acquisizione di autorizzazioni, concessioni, nulla osta e atti di assenso previsti dalle norme vigenti.

COMMISSIONE NAZIONALE DI GARANZIA
La legge istituisce la Commissione nazionale di garanzia autorità amministrativa indipendente composta da sette componenti permanenti. I componenti permanenti sono nominati dal presidente del Consiglio, di cui: due, fra cui il presidente, su proposta del ministro dell'Ambiente, uno su proposta del ministro dei Trasporti, uno su proposta del ministro della Salute, uno su proposta del ministro dello Sviluppo economico, uno su designazione della Conferenza unificata. La Commissione è integrata, per ciascun progetto sottoposto a dibattito pubblico, da due rappresentanti delle comunità locali scelti dal consiglio delle autonomie locali della Regione in cui deve essere realizzato l'intervento.

QUANTO COSTA
L'onere derivante dall'istituzione e dal funzionamento della Commissione nazionale è determinato in 3 milioni euro per il 2015 e in 5 milioni a decorrere dal 2016. Alla spesa si provvede, per il 2015, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto nell'ambito del programma Fondi di riserva e speciali della missione Fondi da ripartire dello stato di previsione del Mef; a decorrere dal 2016 con contributo di importo pari allo 0,5 per mille del valore delle opere da realizzare, versato dal soggetto proponente direttamente alla Commissione nazionale.

IL DÉBAT PUBLIC SI AGGIUNGE AGLI ISTITUTI VIGENTI
Il dibatitto pubblico non sostituisce gli attuali strumenti autorizzativi previsti. "Con il débat public non si supera, per esempio, la Conferenza dei servizi, ma con la sua approvazione immagino che la si possa rendere più veloce", ha spiegato Esposito. (Public Policy)

@fraciaraffo

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