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Debiti Pa parte II: europeisti solo a parole?

euro 08 luglio 2016

di Giacomo Reali

ROMA (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

Destinatari:

ministero per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione

ministero dell'Economia e delle finanze

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Torniamo sulla questione dei debiti della Pa per insistere sulla gravità della situazione, che è stata nel frattempo certificata dalla Banca d’Italia.

Proprio nei giorni in cui si è diffuso un “europeismo” dell’ultimo minuto a seguito di Brexit, sono stati pubblicati i risultati di indagine campionaria che conferma la Pa italiana come la peggiore pagatrice europea: i ritardi nei pagamenti rimangono elevati e come prevedibile resta aperta la procedura di infrazione dell’Ue scattata contro lo Stato italiano. La procedura era stata aperta nel giugno del 2014 proprio per la violazione della direttiva europea n. 2011/7 del 16 02 2011 che impone alle Pa degli Stati membri di pagare entro 30-60 giorni (quella italiana paga a 115).

Perché la situazione non trova una soluzione? Quali misure e strumenti il governo prevede di adottare?

Poco più di un anno fa il primo ministro annunciava che "da oggi la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutta la Pubblica amministrazione e questo cambiamento epocale porterà grandi risparmi di tempo e denaro non solo per lo Stato, ma anche per le aziende: un rapporto più semplice e più trasparente, con il controllo della spesa da parte dello Stato e con la certezza dei tempi di pagamento per le aziende".

Purtroppo non si può dire che la previsione del presidente del Consiglio si sia tradotta in realtà, anzi: il rapporto della Banca d’Italia ha sì rilevato che la Pa, al 31 dicembre 2015, è debitrice verso i fornitori per 65 miliardi di euro ma si tratta di una stima caratterizzata da un grado di incertezza non trascurabile.

Come emerso infatti da un’indagine della Cgia di Mestre lo Stato non ha una mappatura certa dei propri debiti nonostante sia obbligatorio per legge comunicare attraverso la piattaforma elettronica lo stock maturato alla fine di ogni anno entro il 30 aprile successivo.

L’Italia resta così il Paese membro con il più alto debito per acquisti di beni e servizi (la quota di debito riferibile solo alla parte corrente e non alla quota in conto capitale): i debiti commerciali della Pa ammontano a 49 miliardi di euro (il 3% del Pil), mentre in Germania a 35,1(1% del Pil), in Francia a 26,4 (1% del Pil), in Spagna 14,6 (1,7% del Pil) e in Olanda a 5,4 (0,7% del Pil).

Così mentre il dibattito pubblico e politico si è ritrovato negli ultimi giorni a interrogarsi sugli effetti di Brexit sulle imprese inglesi, quelle italiane attendono garanzie dalla Pa più inaffidabile a livello europeo,la nostra: mentre si commenta Brexit con una convinta retorica europeista i numeri dell’economia (link ad aggiornamento SuperIndice) e l’incertezza del diritto ci allontanano sempre più dalle condizioni di efficienza e civiltà delle quali in questo caso l’Europa è pungolo prezioso per perseguire un interesse nazionale.

Quando, le imprese italiane, riceveranno dal governo garanzie credibili? 

A questo punto il governo, che a seguito di Brexit ha annunciato di voler “far sentire la propria voce”, ne faccia allora anche una questione di credibilità verso l’Ue oltre che nei confronti dei creditori italiani. (Public Policy - Istituto Bruno Leoni)

@giacreali

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