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Def, l'errata corrige del Tesoro: da revisione avanzo primario 3,3 mld di spesa in più

tasse 16 ottobre 2014

ROMA (Public Policy) - La revisione dell'avanzo primario per il 2014, rispetto a quanto ipotizzato in aprile, "genera un aggravio di spesa di circa 3,3 miliardi rispetto alla previsione dello scorso aprile, basata sul principio di cassa", e non di 1,3 miliardi di euro come precedentemente scritto nella nota di aggiornamento del Def.

È quanto si legge in una errata corrige depositata dal ministero dell'Economia alla nota di aggiornamento del Def, nel testo trasmesso alle Camere il 1° ottobre (e ancora presente e leggibile sul sito del Mef), nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Con l'errata corrige quindi, che il Mef ha motivato sostenendo ci sia stato un mero errore formale, si vanno ad aggiungere 2 miliardi di spesa in più rispetto a quella quantificata nel testo del 1° ottobre. Nella stessa errata corrige del Mef si elimina il riferimento agli effetti di minor crescita (pari a 0,3 punti percentuali per il 2015 e di 0,1 per il 2016) derivanti da una manovra di spesa pubblica di 0,9 punti di Pil nel 2015 che dovrebbe essere adottata "per proseguire il percorso di avvicinamento all'obiettivo del pareggio di bilancio", che di fatti nella nota di aggiornamento è spostato al 2017.

L'errata corrige elimina poi tutta la parte in cui si delineavano gli effetti negativi di questo taglio di spesa. Con l'intervento del Mef viene quindi eliminata tutta la parte della nota di aggiornamento, nella versione del 1° ottobre trasmessa alle Camere, in cui si leggeva: "In particolare si avrebbero effetti negativi sugli investimenti e sui consumi che si estenderebbero sino al 2018.

Se invece l'ammontare dei tagli di spesa ipotizzati per il 2015 fosse pari a 2,2 punti di Pil, ovvero l'entità della manovra richiesta per rispettare anche la regola del debito, l'impatto sulla crescita risulterebbe negativo per 0,8 punti percentuali nel 2015 e di un ulteriore 0,2 punti percentuali nel 2016. In particolare si avrebbe una forte riduzione degli investimenti e una contrazione dei consumi delle famiglie di 0,3 punti percentuali per ciascun anno".(Public Policy)

VIC-NAF

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