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Def, lavori in corso: crescita Pil allo 0,8%, deficit al 2,6%, tagli da 5 miliardi. E ipotesi 20 mld per debiti Pa

fisco 04 aprile 2014

ROMA (Public Policy) Una crescita inferiore alle attese (con un Pil fissato tra lo 0,7 o lo 0,9%, invece dell'1,1% stimato in precedenza), niente interventi sulle pensioni e niente aumento del rapporto deficit-Pil (che rimane al 2,6%), un taglio del cuneo fiscale con detrazioni Irpef totalmente coperto con la spending review (circa 5 miliardi) che punterà su tagli prevalentemente degli acquisti (compresi quelli della sanità) e dei centri di acquisto e un taglio dell'Irap coperto dall'aumento dal 20 al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie.

E poi l'ipotesi di inserire la partita degli ultimi 20 miliardi di euro di debiti Pa arretrati da pagare con l'aiuto della Cdp per coprire tutto il pacchetto dei 60 miliardi di arretrati. Questi i contorni del Def su cui stanno lavorando i tecnici di palazzo Chigi e del Mef, per mettere a punto il quadro macroeconomico delle riforme future in tempo per martedì.

Da quanto si apprende da fonti di governo, il taglio dell'Irpef, che porterà gli annunciati 80 euro in più in busta paga a maggio a chi guadagna 25mila euro l'anno, sarà coperto interamente dai tagli alla spesa. Al momento non è ancora del tutto definita la platea a cui andranno gli sgravi Irpef, che sarà chiara solo al momento del decreto, atteso tra due settimane.

All'interno del Documento di economia e finanza però ci saranno le coperture per questa che viene definita una vera e propria manovra: sono attesi circa 5 miliardi di euro da tagli alla spesa che non riguarderanno, dicono dal Tesoro e da Chigi, le pensioni d'oro, bensì si concentreranno prevalentemente sugli acquisti e sulla definizione di costi standard. In questo senso, spiegano dal Mef, non è corretto parlare di tagli lineari, bensì di corpose riorganizzazioni e riduzioni di acquisti a livello nazionale: in questo senso i tagli alla sanità di cui si sta parlando in queste ore, si apprende, riguarderanno le forniture sanitarie negli ospedali ma non le medicine, nè le prestazioni.

Un'altra partita ancora aperta, si apprende, è quella dei debiti Pa, finora annunciata ma mai partita, con un ddl comparso nel Consiglio dei ministri del 12 marzo ma di cui si sono perse le tracce. Da quanto si apprende, il premier Matteo Renzi starebbe vagliando la possibilità di inserire nel Def la partita dei 20 miliardi di euro di ulteriori debiti Pa da pagare (che si andrebbero a sommare ai 22,4 già erogati e ai 25 già impegnati dal governo Letta) per poi varare il ddl oppure un decreto.

La partita sarebbe sempre quella dei prestiti garantiti da Cdp ma comporterebbe alzare l'asticella dal 2,6% del rapporto deficit/Pil verso il 3%, operazione di cui si è parlato negli scorsi giorni ma che sembra il governo voglia evitare per non andare incontro a problemi con l'Europa.

Al Mef su questo, si apprende, si aspetta una risposta da Renzi: se il premier deciderà di inserire nella cornice del Def gli ulteriori 20 miliardi per il pagamento dei debiti Pa (utilizzando il gettito Iva a parziale copertura della manovra e ipotizzando poi un decreto legge subito dopo per sbloccarli) i tecnici del Mef valuteranno come evitare che la misura vada a pesare troppo sull'indebitamento, esponendoci a una valutazione negativa dell'Europa. (Public Policy)

VIC

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