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DIFFAMAZIONE, LE NOVITÀ DEL TESTO USCITO DALLA COMMISSIONE

SPECIALE INTERVISTE, CHI HA DETTO COSA /SPECIALE 02 agosto 2013

DIFFAMAZIONE, LE NOVITÀ DEL TESTO USCITO DALLA COMMISSIONE

(Public Policy) - Roma, 2 ago - Il nuovo testo della
proposta di legge di modifica della diffamazione a mezzo
stampa
, presentata dal deputato del Pdl Enrico Costa, è
stato elaborato dalla commissione Giustizia. Composto di
quattro articoli, modifica in particolare la disciplina
della diffamazione a mezzo stampa. Secondo l'analisi del
Servizio Studi-Dipartimento Giustizia il punto qualificante
appare l'eliminazione della pena detentiva per i delitti
contro l'onore
(ingiuria e diffamazione) che tuttavia non
vengono depenalizzati ma conservano la natura giuridica del
delitto.

Il nuovo testo, secondo le modifiche apportate in
commissione, estende l'ambito di applicazione della legge
anche alle testate giornalistiche online
, registrate presso
le cancellerie dei tribunali. Proprio su questo punto si
concentra il parere della commissione Affari costituzionali
secondo cui "nel testo dell'articolo 1 - scrive il
presidente Francesco Paolo Sisto - non risultano previsioni
espresse riferite ai cosiddetti blog, taluni dei quali,
tuttavia, da un punto di vista sostanziale, hanno talvolta
una portata comunicativa analoga a quella dei mezzi di
informazione disciplinati dallo stesso articolo 1 con la
conseguenza che i relativi effetti dovrebbe essere oggetto
di considerazione nell'ambito del bilanciamento tra
l'interesse del pubblico ad essere informato e l'interesse
della persona, fisica o giuridica, a non essere lesa nella
sua identità personale".

NO AL CARCERE PER I GIORNALISTI
L'aspetto più importante è l'eliminazione della pena della
reclusione. La diffamazione a mezzo stampa è sanzionata con
la multa da 5.000 a 10.000 euro mentre oggi la sanzione per
la diffamazione a mezzo stampa è punita con la reclusione da
sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore a 516 euro.
Tuttavia se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto
determinato falso, la cui diffusione sia avvenuta nella
consapevolezza della sua falsità, la pena della multa è da
20 mila euro a 60 mila euro.

Attualmente l'articolo 13 della legge sulla stampa (47 del 1948)
fa riferimento alla semplice attribuzione di un fatto determinato
e prevede la sanzione della reclusione da uno a 6 anni e della
multa non inferiore a 516 euro. Sempre alla legge 47 del '48
all'articolo 13 sono stati aggiunti quattro commi con i
quali si prevede che alla condanna per il delitto consegue
la pena accessoria della pubblicazione della sentenza
tramite affissione al Comune e pubblicazione su uno o più
giornali e sul sito internet del ministero della Giustizia.

Nell'ipotesi di recidiva con nuovo delitto non colposo
della stessa indole si applica la pena accessoria
dell'interdizione dalla professione di giornalista per un
periodo da un mese a sei mesi.

LA RETTIFICA
Cambia anche l'istituto della rettifica, previsto
dall'articolo 8 della legge 47 del 1948. Le dichiarazioni o
rettifiche delle persone offese devono essere pubblicate
senza commento. La commissione Giustizia ha lavorato
affinché si chiarisse che il direttore del giornale deve
"pubblicare" la rettifica anziché "fare inserire la
rettifica".

Tale obbligo è esteso anche alle testate
giornalistiche online che devono pubblicare la rettifica
entro 2 giorni dalla richiesta (come i quotidiani cartacei)
con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa
metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della
notizia rettificata, in testa alla pagina dell'articolo
relativo alla notizia stessa, senza modificarne l'Url e con
caratteristiche grafiche che rendano evidente l'avvenuta
modifica.

S'inseriscono inoltre disposizioni sulla rettifica anche
per le trasmissioni televisive e radiofoniche per le quali
la rettifica è effettuata entro 48 ore dalla richiesta, in
fascia e con il rilievo corrispondenti a quelli della
trasmissione che ha avuto origine alla lesione degli
interessi.

In caso di mancato adempimento da parte della trasmissione,
l'interessato può trasmettere la richiesta all'Autorità per
le garanzie nelle comunicazioni. La rettifica inoltre viene
estesa alla stampa non periodica.

Cambia anche l'autorità alla quale rivolgersi in caso di
mancata pubblicazione della rettifica: prima era il pretore
ora è il giudice che ha il compito di ordinare la pubblicazione
adottando un provvedimento d'urgenza ex articolo 700 del codice
di procedura penale. Si modifica anche la sanzione
amministrativa per la mancata o parziale ottemperanza:
l'attuale importo di 15 milioni di lire minimo 25 milioni
nel massimo è sostituito da 8.000 euro a 16 mila.

RISARCIMENTO DEL DANNO
Il nuovo testo della proposta di legge introduce novità sul
risarcimento del danno. La commissione Giustizia ha
soppresso il limite del risarcimento del danno patrimoniale
previsto. Ha previsto che, nella determinazione del danno
derivante da diffamazione commessa con il mezzo della
stampa, il giudice tiene conto della diffusione quantitativa
e della rilevanza nazionale o locale del mezzo di
comunicazione usato per compiere il reato, della gravità
dell'offesa, nonché dell'effetto riparatorio della
pubblicazione della rettifica.

L'azione si prescrive in due anni. Quindi viene abrogato
l'articolo 12 della legge 47 del 1948 in base al quale per
la diffamazione a mezzo stampa la persona può chiedere -
oltre al risarcimento dei danni - una somma a titolo di
riparazione, determinata in relazione alla gravità
dell'offesa e alla diffusione dello stampato.

I DOVERI DEL DIRETTORE
Il provvedimento modifica le responsabilità del direttore
anche delle testate radiotelevisive e online. Il direttore
risponde dei delitti commessi a mezzo stampa se il delitto è
conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul
contenuto della pubblicazione. La pena è ridotta di un terzo
e non si applica la pena accessoria dell'interdizione dalla
professione.

Il direttore può delegare la vigilanza a uno o più
giornalisti professionisti idonei a svolgere le funzioni di
controllo. La delega deve risultare da atto scritto e
accettata dal delegato. (Public Policy)

SAF

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