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DIMISSIONI PDL, COSA DICONO
I REGOLAMENTI PARLAMENTARI

AL LAVORO 26 settembre 2013

PARLAMENTO, DIMISSIONI, TRA IL DIRE E IL FARE...UN MARE DI REGOLAMENTI

foto La Presse

(Public Policy) - Roma, 26 set - La procedura per
l'accettazione delle dimissioni del singolo parlamentare è
piuttosto complicata. Per quanto riguarda la Camera dei
deputati, è l'articolo 89 del decreto del Presidente della
Repubblica 30 marzo 1957, n. 361 a dettare le norme per le
dimissioni: "È riservata alla Camera di appartenenza la
facoltà di ricevere ed accettare le dimissioni di un
parlamentare". Quindi c'è anche la possibilità che la Camera
non accetti le dimissioni
.

Cosa che del resto è anche accaduta un paio di volte:
nel 1993 la Camera respinse le dimissioni del deputato
Stefano Rodotà, mentre nel 1995 furono respinte quelle
di Roberto Maroni.

Stessa cosa al Senato, la XVII legislatura ai suoi esordi
vide l'aula di Palazzo Madama respingere le dimissioni della
senatrice Giovanna Mangili del Movimento 5 stelle perché le
motivazioni addotte erano troppo "lacunose e vaghe".

Nella scorsa legislatura, invece, fu il turno del deputato
dell'Idv Renato Cambursano. Voleva dimettersi in contrasto
con Antonio Di Pietro: le sue posizioni differivano sul voto al
governo Monti. Ma non ci riuscì: la Camera dei deputati votò
contro la fine volontaria del suo mandato parlamentare.
Passò al gruppo Misto.

Insomma, anche volendo, non è detto che ci si riesca a
incassare le dimissioni. Ed è per questa difficoltà che,
sempre nella passata legislatura, ci fu chi chiese una
modifica della legge. Si trattava del deputato Lorenzo Ria
che tentò di rendere vincolante la volontà del deputato
dimissionario. Del resto è lo stesso articolo 23 della
Costituzione che stabilisce che nessuna prestazione
personale può essere imposta se non in base alla legge
.

Ma non c'è alcuna legge che imponga la permanenza in Parlamento,
anche perché i parlamentari, sempre secondo la Costituzione,
rappresentano la nazione senza vincolo di mandato, quindi
rispondono soltanto alla propria coscienza e volontà.

Nella sua proposta Ria sosteneva che "l'accettazione delle
dimissioni è del tutto aleatoria in quanto viene fatta
dipendere dalla votazione dell'Assemblea e, poiché riguarda
persone, viene effettuata a scrutinio segreto mediante
procedimento elettronico
". Secondo l'articolo 49 del
regolamento della Camera, infatti, "sono effettuate a
scrutinio segreto le votazioni riguardanti le persone"
mentre al Senato è l'articolo 113 a disporre le identiche
misure.

La modifica di Ria tendeva a uniformare l'istituto delle
dimissioni
del deputato a quelle del parlamentare europeo,
del consigliere regionale e comunale.

"A livello locale, le dimissioni dei consiglieri comunali e
provinciali - si legge nella relazione - diventano
immediatamente efficaci all'atto della loro presentazione e
- conseguentemente - irrevocabili. Allo stesso modo, il
regolamento del Parlamento europeo prevede, in linea
generale, che delle dimissioni dei propri membri venga
informata l'Assemblea per una mera presa d'atto, senza
alcuna votazione al riguardo".

Per impedire alle Camere di tenere prigionieri i
parlamentari
che volessero dimettersi senza riuscirci,
basterebbe una piccola modifica normativa. Sarebbe garantita
così l'autodeterminazione del parlamentare dimissionario.
(Public Policy)

SAF

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